Giorgio Mercuri, Alleanza Cooperative: «L’agricoltura italiana non si mette all’asta»

Giorgio Mercuri
«Sleali le aste online al ribasso». Il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari denuncia le modalità di acquisto dei prodotti praticate dal alcune catene distributive che mettono a repentaglio la filiera produttiva. Dito puntato in particolare su alcune catene discount per una pratica che disincentiva la qualità e spinge al ricorso al lavoro nero

«Siamo molto preoccupati del fatto che alcune catene distributive adottino sistemi non trasparenti di contrattazione dell’acquisto di prodotti alimentari, che risultano fortemente penalizzanti per la filiera produttiva».

Forte la presa di posizione del Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri nel commentare la pratica delle aste on line al ribasso per l’acquisto di prodotti agroalimentari adottata da alcune imprese distributive.

Disprezzo del lavoro e del valore

«Nei casi in cui tali metodi vengono poi usati per l’acquisto di prodotti di qualità certificata (biologico o denominazioni Dop e Igp), riteniamo che si agisca in totale spregio ai maggiori costi e ai sacrifici sostenuti dalle imprese per garantire ai consumatori un prodotto ad alto valore aggiunto».

«Una ferma contrarietà alle pratiche delle aste online, che presentano offerte al ribasso in modalità tutt’altro che trasparenti – aggiunge Mercuri – è stata espressa anche da alcune grandi catene distributive cooperative preoccupate per la concorrenza sleale che finiscono per subire».

La direttiva sulle pratiche sleali

«È ora fondamentale – conclude Mercuri – che nell’ambito dell’approvazione della Direttiva comunitaria contro le pratiche sleali nella filiera alimentare attualmente all’esame del Parlamento Ue (un'iniziativa legislativa che vede come protagonista l'ex ministro Paolo De Castro, clicca qui per saperne di più) vengano inserite le aste online nella nozione di pratica sleale, al fine di vietare tali modalità di acquisto non trasparenti che danneggiano i produttori e loro cooperative».

Di cosa si tratta?

"Asta elettronica al doppio ribasso". Una pratica commerciale stigmatizzata da una recente inchiesta giornalistica di Stefano Liberti e Fabio Ciconte pubblicata sulla rivista "Internazionale" (www.internazionale.it, clicca qui per accedere all'articolo)

Una pratica che somiglia più al gioco d’azzardo che a una transazione tra aziende, è che sempre più diffusa nel settore della Grande distribuzione organizzata (Gdo), soprattutto tra i gruppi discount. Fa leva sul grande potere che hanno acquisito negli ultimi anni le insegne dei supermercati, diventate il principale canale degli acquisti alimentari, e sulla frammentazione e lo scarso potere contrattuale degli altri attori della filiera.
Il meccanismo di base è lo stesso di un’asta: da una parte c’è la Gdo, che deve acquistare la merce, dall’altra le aziende fornitrici che fanno l’offerta. Con un’unica, non trascurabile, variante: vince il prezzo peggiore, non il migliore.

Il dito puntato su Eurospin

L'articolo dell'Internazionale punta il dito in particolare sulla catena Eurospin, con una diffusione territoriale molto ampia in Italia.

«...è successo poche settimane fa -si legge nel pezzo-, quando Eurospin ha chiesto alle aziende del pomodoro di presentare un’offerta di vendita per una partita di 20 milioni di bottiglie di passata da 700 grammi. Una volta raccolte le proposte, ha indetto una seconda gara, usando come base di partenza l’offerta più bassa. Alcuni si sono ritirati già dopo la prima asta. “Non ci stiamo dentro con i costi”, ha detto con fare sconsolato uno di loro, che ha chiesto di rimanere anonimo. Gli altri sono stati invitati a fare una nuova offerta, sempre al ribasso, su un sito internet. Si sono quindi trovati a dover proporre in pochi minuti ulteriori tagli al prezzo base, in modo da aggiudicarsi la partita».

La raccolta del pomodoro da industria con braccianti extracomunitari. Le pratiche sleali lungo la filiera possono favorire reati come il lavoro in nero

«Alla fine di questa gara online - continua Internazionale - , la commessa è stata vinta da due grandi gruppi per un prezzo pari a 31,5 centesimi per bottiglia di passata. Altre tre aziende hanno invece vinto un’altra commessa per una fornitura di pelati da 400 grammi grazie a un’offerta di 21,5 centesimi per bottiglia."Se teniamo conto solo della materia prima, della bottiglia e del tappo, per la passata arriviamo a un costo di 32 centesimi”, dice un industriale del pomodoro, che preferisce non rivelare il nome. “Se poi aggiungi il costo dell’energia e del lavoro, allora ci perdi, e anche tanto”. Eppure, pur di aggiudicarsi la commessa e stare sul mercato, molti sono disposti a lavorare in perdita, sperando poi di rifarsi successivamente risparmiando su altre voci di fatturato, come per esempio il costo della materia prima».

I consumatori che poi accedono alle offerte a prezzi stracciati proposti dai volantini delle catene dell'hard discount pensano di fare un affare, ma in realtà incentivano una pratica che disincentiva le produzioni di qualità e che favorisce il ricorso a pratiche con un enorme costo sociale come il ricorso al lavoro in nero.

 

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