Mele italiane: raccolto nella media, trend negativo dei prezzi

    Secondo Assomela, che ha fatto il punto sulla produzione di mele nella campagna 2018, servirebbero nuovi investimenti sul versante dell'export

    mele
    La produzione, come segnala Assomela, è tornata nella media a fronte di prezzi che tendono a flettere. Le vendite premiano le nuove varietà, ma l'export, con l'apertura di nuovi mercati, resta la carta da giocare per le mele italiane

    La produzione italiana di mele nella campagna 2018 è tornata nella media anche se il quantitativo per il mercato del fresco, poco sotto i 2 milioni di tonnellate, è inferiore rispetto agli anni precedenti. Avanzano le nuove varietà a discapito delle tradizionali Golden e Gala ma i prezzi di mercato non sono soddisfacenti. Sul versante export servono investimenti per aprire nuovi mercati di sbocco all'estero.

    A fare il punto sui dati definitivi di produzione e sulle tendenze del mercato è Assomela, l’associazione delle Op italiane di mele: il raccolto è  leggermente superiore a quanto stimato in agosto (2.264.081 tonnellate contro 2.199.526).

     

    In Alto Adige l'offerta è scarsa, in Piemonte abbondante

    Dal punto di vista regionale, l’Alto Adige fa registrare una produzione inferiore alla media, mentre per il Trentino il raccolto è particolarmente importante. Cresce in maniera evidente la produzione del Piemonte, dove i meleti hanno sostituito negli ultimi anni impianti di kiwi e drupacee.

    Dal punto di vista varietale si registra un calo o una stabilità delle varietà tradizionali come Golden e Fuji ed un aumento deciso delle nuove varietà che sfiorano le 150mila tonnellate. In generale, la qualità dei frutti in termini di gusto, calibro e colorazione è molto buona.

     

    La produzione europea, fermo restando “l’incognita Polonia”, per la quale risulta molto difficile avere a disposizione dati certi, dovrebbe essere di poco superiore ai 13 milioni di tonnellate. I dati definitivi saranno comunicati da Wapa (l’associazione mondiale dei produttori di mele) a febbraio congiuntamente a quelli di previsione per i paesi dell’Emisfero Sud.

     

    La commercializzazione premia le nuove varietà

    Al 1° gennaio 2019 le giacenze di mele in Italia ammontavano a 1.328.850 tonnellate, in linea con la media delle annate precedenti, con un decumulo regolare che porta le vendite ad un totale dall’inizio della stagione di 625.886 tonnellate.

    Si evidenzia anche in questa annata un buon trend delle varietà più recenti, mentre le varietà più tradizionali incontrano più difficoltà a mantenere le tradizionali quote di mercato.

     

    Prezzi tendenti al ribasso

    Fin dall’inizio della stagione, l’annuncio di una produzione tra le più alte di sempre ha condizionato le quotazioni, con la presenza di mele polacche nel mercato europeo ad un costo decisamente competitivo.

    Le vendite sono state abbastanza regolari, ma i prezzi hanno risentito di una offerta elevata non solo in Italia, ma anche all’estero, dove la competizione degli altri produttori europei si fa sentire.

    In Italia, secondo Assomela "sarebbe necessario privilegiare l’acquisto di prodotto di origine nazionale e negoziare con più convinzione l’apertura di nuovi mercati, in particolare con una azione più convinta da parte delle autorità ministeriali – cosa che i produttori di mele, così come altri, ripetono inascoltati ormai da anni".

    "Dalla chiusura della Russia -  fa sapere dempre l'associazione di categoria - nessun nuovo mercato è stato aperto alle mele italiane ed i mercati nordafricani, diventati negli anni fondamentali, presentano, per varie ragioni, condizioni difficili che impediscono il raggiungimento dei volumi storici. Sebbene gli operatori abbiano lavorato con impegno alla creazione di nuovi sbocchi commerciali –  Vietnam, Taiwan e Thailandia – tutto è ancora fermo senza destare particolare preoccupazione da parte delle autorità competenti".

     

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