Il Coordinatore S&D Commissione Agricoltura del Parlamento europeo spiega ai lettori le principali novità dell'accordo raggiunto su greening, semplificazione, giovani, gestione del rischio e misure di mercato.

Dopo un intenso ciclo negoziale, si è raggiunto l’accordo finale sul pacchetto agricolo del Regolamento omnibus. Rispetto alla proposta iniziale della Commissione, che mirava solo ad alcune modifiche all’attuale funzionamento della Pac, l’intesa raggiunta offre la prospettiva di una vera e propria riforma di medio termine. Vengono risolti problemi strutturali dell’impostazione del 2013, e vengono offerte nuove opportunità agli agricoltori, soprattutto per affrontare le turbolenze del mercato. Un risultato importante quindi, non solo sul piano dei contenuti, ma anche sul piano politico dove ancora una volta, dopo la riforma del 2013, il Parlamento ha dato prova di essere un perno decisivo del processo di costruzione legislativa europea.

Veniamo ai principali temi dell’accordo, partendo dall’agricoltore attivo, pur comprendendo l’intenzione di risolvere le difficoltà amministrative incontrate negli Stati Membri nell’applicazione della nuova disciplina, il Parlamento ha difeso il principio che ad essere beneficiari possano essere solo gli agricoltori professionali.

I pagamenti diretti: l’obiettivo era semplificare un carico di impegni per beneficiari e controllori difficilmente sostenibile razionalizzando un complesso apparato di impegni pur mantenendo intatta la valenza ambientale e collettiva dei pagamenti diretti. Sono stati così rivisti alcuni temi come il greening, e in particolare sulla diversificazione delle colture e sulle aree di interesse ecologico.

Il secondo obiettivo è stato quello di valorizzare il ruolo dei giovani agricoltori nei pagamenti diretti, dando nuovo vigore e intensità al cosiddetto pagamento giovani introdotto nel 2013, che seppure condivisibile nelle intenzioni, restava ancora troppo timido negli effetti. Si mantengono e rafforzano inoltre gli impegni sugli aiuti accoppiati, dando la possibilità agli agricoltori di aumentare i propri livelli produttivi e agli Stati Membri di rivedere annualmente i settori beneficiari, in chiave anti-ciclica.

Per quanto riguarda la gestione dei rischi, prendendo spunto dalla proposta della Commissione di abbassare la soglia di indennizzo contemplata per il nuovo meccanismo di stabilizzazione dei redditi settoriale, il Parlamento è riuscito a estenderla alle assicurazioni, portando al 20% la perdita di prodotto necessaria per l’attivazione e innalzando dal 65 al 70% l’intensità del contributo pubblico, introducendo inoltre la possibilità di utilizzare indici economici per la misurazione delle perdite.

Sempre nell’ambito dello sviluppo rurale sono stati varati diversi aggiustamenti. In particolare finalizzati a rafforzare gli effetti delle provvidenze per il primo insediamento dei giovani, la partecipazione ai regimi di qualità e gli investimenti effettuati dagli agricoltori nell’ambito dei piani di sviluppo rurale.

Infine il grande capitolo delle misure di mercato: lo sforzo è andato nella direzione di dare maggiore forza contrattuale alle formule organizzative degli agricoltori che vengono rafforzate dall’accordo e viene, in linea generale, consolidato il loro protagonismo all’interno delle relazioni contrattuali di filiera. Sempre in questo capitolo e sulla scorta degli avvenimenti che hanno caratterizzato l’agricoltura in questi ultimi anni il Parlamento ha promosso la revisione dell’intervento per affrontare le crisi di mercato, dando immediatezza alle misure di riduzione della produzione, utilizzate con successo durante la crisi del latte.

 

*Coordinatore S&D Commissione Agricoltura e sviluppo rurale Parlamento europeo

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