La Rivista di Frutticoltura ha celebrato i suoi primi ottant’anni

    Lo sviluppo del comparto ortofrutticolo interpretato attraverso uno sguardo all’evoluzione del mensile Edagricole, che ha festeggiato con un convegno alla Fiera di Cesena l’anniversario numero 80 della sua fondazione. Protagonista il professor Silviero Sansavini

    Sono quattro i fattori critici alla base dello sviluppo del comparto ortofrutticolo italiano: la ricerca, la qualità del prodotto, la capacità di esportare, la redditività del prezzo alla produzione.

    È stato il messaggio di un convegno per operatori del settore ospitato dalla Fiera di Cesena, dove si sono confrontati alcuni dei principali protagonisti della filiera, dai vivaisti ai produttori, dai ricercatori ai responsabili della grande distribuzione.

    Un problema interpretato attraverso una particolare lente d’ingrandimento: l’evoluzione del mensile Edagricole Rivista di Frutticoltura, che ha divulgato e spesso anticipato queste tendenze. E che con questo convegno ha celebrato l’ottantesimo anniversario della propria fondazione.

    Ricerca motore dell'innovazione

    frutticolturaProtagonista dell’incontro il direttore scientifico della rivista, il professor Silviero Sansavini dell’Università di Bologna (nella foto assieme all’editore, Ivo Alfonso Nardella, a sinistra), che ha sottolineato come sia stata la ricerca, privata ma soprattutto pubblica, il principale motore della modernizzazione del comparto ortofrutticolo italiano negli ultimi decenni.

    Sansavini, anima della rivista di Frutticoltura, è anche stato il mattatore dell’incontro stimolando gli interventi degli altri esperti e quindi facendo emergere le altre tre problematiche.

    Tra le quali il livello qualitativo della frutta italiana, dal punto di vista organolettico. Un vero problema per la collocazione del prodotto sul mercato interno al dettaglio, come ha denunciato Claudio Mazzini, responsabile Freschissimi di Coop Italia: la frutta proposta oggi ai nostri consumatori non è buona, ha affermato senza troppi giri di parole ma chiaramente con l'intento di risultare provocatorio.

    E infatti non pochi tra gli esperti presenti si sono dichiarati in disaccordo. Ma il sasso nello stagno è stato lanciato, e la cosa non potrà che risultare di stimolo a far meglio.

    Il canale dell'export

    frutticolturaGran parte della frutta italiana però trova un ottimo sbocco, per di più in crescita, nell’export, come hanno sottolineato Paolo Bruni, presidente di Cso Italy, Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, e il padrone di casa, Renzo Piraccini, presidente del Macfrut.

    E in quest’ambito per crescere serve aggregazione produttiva, come noto, ma serve anche la collaborazione della politica, indispensabile per risolvere ostacoli pretestuosi al export come le infondate barriere fitosanitarie che troppo spesso si oppongono alle nostre vendite all’estero.

    La renumeratività del prezzo alla produzione, infine, è un altro grave problema da risolvere. Anzi “il problema”, come ha sottolineato il presidente di Apo Conerpo Davide Vernocchi. Che potrebbe essere in parte risolto tornando a vivacizzare un aspetto per il quale anni fa l’Italia era all’avanguardia: il post raccolta.

    Oggi manca nel nostro paese un centro ricerche, o anche un centro tecnico, in grado di stimolare l’innovazione e l’evoluzione nel post raccolta ortofrutticolo, ha detto ancora Vernocchi. Un appello che sembra esser stato preso in carico da Simona Caselli, assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna: uno dei risultati del convegno sembra proprio esser stato aver ottenuto la ripresa dell’attenzione sulla ricerca per il post raccolta, vedremo nei prossimi mesi se la cosa avrà seguito.

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