Un approccio più democratico nella protezione delle colture

La raccolta delle carote a Ortosole, azienda che fa parte dal 2013 del Farm network di BASF e sede del primo Listening tour
Via alla formula listening tour. Nel dialogo aperto tra BASF, media e produttori emerge un forte no a disciplinari calati dall’alto, sì a soluzioni integrate, sostenibili e soprattutto condivise

Non c’è più l’innovazione di una volta. «Solo pochi anni fa, quando pensavi all’evoluzione della protezione delle colture, miravi al massimo a un principio attivo nuovo. Oggi invece il motore dell’innovazione nella difesa è capire come possiamo supportare le aziende agricole per tutto il ciclo di produzione e anche oltre, dalla scelta della semente più adeguata, alla concia, all’integrazione di mezzi biologici, agronomici e chimici nei trattamenti di pieno campo, allo sviluppo di sistemi digitali di supporto alle decisioni, per individuare il timing che consenta di unire nel migliore dei modi efficacia e attenzione alla sostenibilità, fino alle sinergie per essere convincenti nel comunicare al consumatore tutti questi sforzi in favore della qualità e della sostenibilità delle produzioni agroalimentari».

Listening tour di Basf. La tavola rotonda predisposta presso l’azienda Ortosole tra produttori italiani, tecnici di Basf e giornalisti del sud Europa- In foto Ivano Valmori per Agronotizie, Giannantonio Armentano per L'Informatore Agrario, Paloma Touris per Agronegocios, Laura Saggio e Lorenzo Tosi per Terra e Vita

Un’esigenza, quella messa in evidenza da Livio Tedeschi, Senior Vice President BASF Crop Protection Europe, che impone una capacità di ascolto delle esigenze degli imprenditori che BASF ha mostrato anche in occasione della prima tappa del “Listening tour”, a inizio luglio presso l’azienda Ortosole di Fiumicino (Roma). Un format pensato da BASF per innescare un costante confronto con le realtà produttive più dinamiche e il mondo della stampa tecnica agricola non solo italiana, ma di tutto il Sud Europa.

Attenti a territorio e biodiversità

Alessandro Tiozzo

«Per noi imprenditori agricoli – conferma Alessandro Tiozzo dell’azienda Ortosole, 180 ettari di orticole appena fuori dai cancelli dell’aeroporto internazionale di Fiumicino – è importante sia il dialogo con chi ha la nostra stessa visione, che il confronto con chi la pensa diversamente». Ortosole è un membro storico del Farm Network di BASF. «Ci siamo entrati 5 anni fa per calcare con più consapevolezza la strada della sostenibilità, un percorso di cui passano solo gli aspetti legati all’ambiente e che invece si basa su un necessario equilibrio tra obiettivi ambientali, sociali e soprattutto economici».

Tiozzo lamenta la difficoltà a fare passare il suo messaggio al consumatore. «Nel nostro Paese non esiste un solo tipo di agricoltura, ma una gamma infinita di strategie tagliate su misura per le diverse esigenze climatiche, ambientali e commerciali in cui sono calate le diverse aziende («anche chi, come noi, utilizza la chimica all’interno di strategie di produzione integrata avanzata lo fa perchè è attento al territorio e alla biodiversità»).

Il punto debole maggiore secondo Tiozzo è quello della scarsa conoscenza tecnica, soprattutto adesso che sono in diffusione strumenti innovativi di agricoltura di precisione. Un altro punto debole è il passaggio generazionale. «Il Lazio registra uno dei più alti tassi di abbandono delle aziende agricole in Italia (-50% in 15 anni)».

«Occorre - continua - non solo concedere i contributi per il primo insediamento, ma anche accompagnare i giovani imprenditori in un virtuoso percorso di crescita professionale e in questo l’industria può dare un contributo decisivo».

Una coperta sempre più corta

Roberto Gugliotti

«Il ritmo con cui avanza l’innovazione tecnologica e digitale in agricoltura – concorda Roberto Gugliotti dell’omonima azienda foggiana (235 ettari di cui 50 a pomodoro, 35 a cavolo, 25 ad asparago, 10 a finocchio, 40 a uva da vino, 15 a cece e 60 a frumento duro) – spinge a nuove strategie di gestione anche in relazione all’esigenza di assicurarsi manodopera con un’adeguato grado di formazione e specializzazione».

Nella Capitanata, un tempo a quasi esclusiva produzione di grano duro, diversificare le produzioni è così diventata un’esigenza non solo commerciale, ma anche per assicurare reddito e lavoro costante. «Tutto ciò spinge a un utilizzo ponderato dei mezzi tecnici e alla riscoperta di tecniche per alcuni anni abbandonate, come le rotazioni e i sovesci». C’è ovviamente anche l’altro lato della medaglia.«Perchè aumentando le colture, aumenta anche la complessità di gestione».

A questo si aggiunge il cambiamento climatico, che ogni anno presenta un conto diverso. «Alle anomalie climatiche si accompagna l’imprevedibilità di patologie e attacchi parassitari. E in questo scenario, le limitazioni riguardo ai principi attivi da utilizzare, indotte dai disciplinari di produzione integrata, non semplificano la vita a noi produttori».

«Nell’asparago, ad esempio, sta diventando sempre più difficile trovare soluzioni per contenere insetti come minatrici e nottue. Insomma, la coperta diventa sempre più corta».

Impronta idrica sovrastimata

Riccardo Garrione

«Lavorare in risaia implica porsi il problema della sostenibilità ambientale – evidenzia Riccardo Garrione, titolare della storica azienda risicola Coppo & Garrione (750 ettari di riso e 250 ettari di mais a Trino Vercellese) –. Il riso è infatti spesso inserito nelle aree Natura 2000 e per la Pac è sempre “greening conforme”».

Il riso del vercellese è il migliore testimone di come i consumi idrici in agricoltura possano essere razionalizzati attraverso una corretta e sapiente gestione tecnico-agronomica. «Questa coltura - continua Garrione - consente, infatti, di gestire al meglio la regimazione delle acque. Per massimizzare questo aspetto, noi abbiamo sviluppato tecniche come la semina in asciutta a file interrate e la fertirrigazione a goccia».

Dallo scorso anno, anche questa azienda agricola ha scelto di aderire al Farm Network di BASF con l’obiettivo di tutelare, in sinergia con gli altri partner, la competitività del chicco made in Italy proprio attraverso l’innovazione sostenibile. «Anche il riso soffre, ovviamente, per la diminuzione di principi attivi e per l’apparente contraddizione di essere considerato al tempo stesso tipicità e commodity». La concorrenza si sente oggi soprattutto per le tipologie “indica” per le importazioni a dazio agevolato da paesi capaci di produrre a costi inferiori anche a causa di sistemi produttivi meno vincolati da norme ambientali.

La difficoltà a far fronte ai tripidi

Cambiando latitudini e coltura, anche l’uva da tavola siciliana deve fare i conti con un clima sempre più imprevedibile e con un alto fabbisogno di innovazione.

Emanuele Bellassai

«L’anno scorso abbiamo patito per il caldo eccessivo – ricorda Emanuele Bellassai, un nome che è anche il brand della sua azienda “Bella Assai” (80 ettari di uva da tavola e 10 di agrumi a Mazzarone) -, questa primavera per il vento fortissimo che ha provocato danni su serre e vigneti. E anche nel seguito della stagione le temperature non ci hanno aiutato nella maturazione delle varietà precoci che si sono accavallate a quelle di ciclo più lungo». L’uva da tavola è una delle colture più esportate in Europa, dove bisogna riuscire ad essere competitivi, oltre che tipici e sostenibili .

«Perché sui mercati internazionali ci confrontiamo con Paesi con costi di produzione molto diversi dai nostri. Per fare fronte a queste difficoltà ,noi dobbiamo eccellere nella qualità del prodotto. Peccato che, con disciplinari di conferimento che impongono limitazioni nel numero dei residui di principi attivi (anche meno di 4 in alcuni casi), produrre diventi sempre più difficile. In particolare, sta diventando limitante la necessità di fare fronte a insetti come i tripidi». «Inoltre – conclude Bellassai - bisogna essere sempre pronti a recepire innovazioni prevedendo l’andamento dei trend di mercato e i gusti dei consumatori. Come nel caso delle varietà di uva da tavola senza semi, che stanno prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese.” .

Soluzioni mirate per l’agricoltura mediterranea

Alberto Ancora

Come fare fronte a queste problematiche? «Stiamo applicando tutte le nostre competenze – afferma Alberto Ancora, Head of Business Management Crop Protection South Europe – per trovare soluzioni integrate sostenibili, ma lo scenario è complesso e articolato».

Siamo già infatti in un contesto di forte riduzione degli strumenti di difesa, con un taglio del 70% di prodotti autorizzati negli ultimi 15 anni e le prospettive indicano ulteriori riduzioni. «L’innovazione è destinata a giocare un ruolo fondamentale e andrà applicata a 360°, attraverso soluzioni chimiche, biologiche e digitali».

«Che si tratti di agricoltura convenzionale, integrata, biologica: tutto ciò che è sostenibile e che si riferisca a un’agricoltura produttiva, moderna, intensiva rappresenta per BASF un mercato potenziale».

Fare innovazione nel settore della protezione delle colture è difficile. I costi e i tempi per lo sviluppo delle nuove soluzioni si sono impennati, ma BASF continua ad investire in innovazione. Soprattutto per le colture mediterranee. «Per gli agricoltori del Sud Europa – commenta Ancora – è ad esempio importante poter contare su agrofarmaci autorizzati su un elevato numero di colture e dotati di un ampio spettro d’azione». Caratteristiche che sono il punto di forza di alcuni fungicidi BASF. Come Signum (F500 più Boscalid) che, oltre alla botrite, assicura anche un ottimale controllo di oidio, sclerotinia, cladosporiosi e alternaria. E di recente la nuova molecola fungicida Xemium (clicca per maggiori dettagli), già diventata la base per la difesa di un’ampia gamma di colture, dalle orticole, alle frutticole fino alla vite. Efficace e dotata di un profilo ecotossicologico in linea con le richieste dei più stringenti disciplinari di conferimento.

«Il Sud Europa - continua Ancora- è però la culla della biodiversità colturale, con eccellenze come quella del riso. Su questa coltura lanceremo nuove soluzioni come Provisia, varietà resistente a ciclossidim che affianca Clearfield e altre soluzioni sostenibili».

Ci sono le quattro tappe nel futuro della difesa secondo BASF clicca qui per conoscerle

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