Concimare in primavera per passare dal fiore al frutto

Anche se l’impianto frutticolo si avvale della fertirrigazione, è auspicabile un intervento iniziale con lo spandiconcime.

Da diversi anni la ricerca ha stabilito che le colture frutticole iniziano ad assorbire gli elementi nutritivi dalla soluzione circolante del suolo in massima parte verso il termine della fioritura: tutte le fasi che precedono l’antesi vengono realizzate a spese delle sostanze di riserva che sono state accumulate nelle gemme, nel fusto, nelle branche e nell’apparato radicale nel corso della stagione precedente.


Da questa informazione scientifica derivano due conseguenze:

• sono estremamente importanti le cure prestate al frutteto nella annata precedente; la pianta da frutto deve essere messa nelle migliori condizioni per accumulare riserve effettuando irrigazioni e concimazioni anche in post raccolta;

• non è necessario concimare molto prima della fioritura in quanto solo a partire da quella fase la pianta necessita di “nuovi” nutrienti ed esplica un attivo assorbimento con l’apparato radicale: di fatto, ormai da diversi anni, l’impostazione corretta della concimazione radicale delle colture frutticole, sia pomacee che drupacee, prevede che i primi interventi si attuino in prossimità della fioritura.

Quali prodotti distribuire e in che quantità vengono somministrati dipende soprattutto dalla gestione successiva della fertilizzazione: aspetto discriminante è se nei frutteti viene effettuata o meno la fertirrigazione, ormai presente nella maggioranza dei frutteti specializzati.

La distribuzione dei fertilizzanti con gli impianti di microirrigazione ne consente un agevole frazionamento, una localizzazione in prossimità dell’apparato radicale assorbente e conferisce mobilità ad elementi molto trattenuti dal suolo come fosforo e potassio.

Anche se l’impianto frutticolo si avvale della fertirrigazione, non è una buona pratica distribuire la totalità degli elementi nutritivi con questa modalità: una concimazione iniziale, preferibilmente quella in prossimità della fioritura, con concimi complessi, anche organo minerali, è bene venga effettuata con lo spandiconcime.

La scelta dei prodotti

La motivazione di questa scelta risiede in due punti principali:

1) fare arrivare i fertilizzanti anche in aree diverse dalla banda ristretta lungo la fila interessata dalla fertirrigazione;

2) assicurare una base di nutrienti, meglio se accompagnati da sostanza organica, che tutelino da possibili errori o malfunzionamenti della fertirrigazione nel corso della stagione.

Questa concimazione iniziale, generalmente effettuata con concimi NPK scelti con il rapporto adeguato per la coltura, viene dimensionata per coprire circa il 30-40% del fabbisogno totale in nutrienti, per poi fornire il resto in fertirrigazioni successive, effettuate a turno di 7-10 giorni.

Le fertirrigazioni vengono avviate anch’esse in corrispondenza della fioritura: la prima o le prime della stagione è bene siano effettuate con un apporto prevalente di fosforo, dell’ordine di 10 -15 unità di P2O5, in quanto è il nutriente chiave per la crescita ed il rinnovo dell’apparato radicale che è il primo processo che la pianta intraprende in quel periodo.

Se l’impianto frutticolo non si avvale di fertirrigazione, la concimazione di base deve essere più corposa: essa deve coprire la totalità del fabbisogno in fosforo e potassio ed il 30-40% del fabbisogno in azoto. Si completerà la somministrazione di azoto solo dopo avere constatato l’effettiva carica produttiva e quindi dopo avere verificato l’allegagione, effettuando un ulteriore passaggio di spandiconcime con un fertilizzante azotato semplice circa un mese dopo il precedente intervento.

La via fogliare

La concimazione al suolo gioca indubbiamente il ruolo principale, ma preziosa è anche l’opportunità di potere intervenire con la concimazione fogliare, in particolare nella fasi che precedono e seguono la fioritura delle arboree. In questo periodo infatti le piante da frutto attraversano una delle fasi più delicate, in parte perché la pianta dipende ancora dalle riserve ed in parte perché è molto esposta agli sbalzi termici tipici del periodo dell’anno. Una condizione persistente di stress nella fase di fioritura e successive porta come conseguenza principale ad una scarsa allegagione e come conseguenza secondaria ad uno sviluppo iniziale stentato dei frutti che poi condurrà ad una pezzatura finale non ottimale. L’apporto di nutrienti per via fogliare, in particolare in questa fase, garantisce una pronta alimentazione alla pianta, che viene valorizzata dalle foglie che sostentano i fiori e sono direttamente responsabili del buon andamento della fecondazione ed allegagione. Oltre ad impiegare prodotti a base di macro e micronutrienti, spesso si distribuiscono per via fogliare prodotti a base organica che sono in grado di apportare fitormoni di origine naturale ed aumentare la tolleranza al freddo. La scelta dei fertilizzanti fogliari deve essere molto attenta, perché in questa fase la lamina fogliare è estremamente delicata, per cui si devono utilizzare prodotti ad elevato assorbimento e assolutamente non fitotossici.

*Coordinatore Soc. Coop Terremerse

 

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