Concimi per l’agricoltura biologica, stop del Mipaaf per 236 prodotti

microelementi
La scelta del Ministero è stata fatta per «rispettare i principi dettati dalla regolamentazione europea». A cadere sotto la scure sono stati per ora i concimi contenenti molibdato di ammonio.

Gli agricoltori biologici italiani non avranno più a disposizione qualche migliaio di formulati commerciali che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha iniziato a cancellare dal registro dei fertilizzanti consentiti in agricoltura biologica.

Con cinque mesi d’anticipo sulla scadenza, il Mipaaf è già partito a mettere in pratica le disposizioni del Dm17 gennaio 2017 che è stato pubblicato sulla Gu del 3 marzo scorso. In tale decreto, tra le altre cose, è stato disposto che «non è ammesso l’uso di concimi a base microelementi di cui al reg. Ce 2003/2003 se prodotti a partire da sali contenenti elementi primari della fertilizzazione quali azoto e fosforo. Ne consegue l’obbligo dell’indicazione in etichetta del sale da cui deriva il microelemento dichiarato».

I tecnici che hanno redatto la norma hanno motivato le loro scelte affermando che tale disposizione nasceva dalla necessità di «rispettare i principi generali e tecnici dettati dalla regolamentazione europea per le produzioni biologiche». Per il momento i due regolamenti comunitari che disciplinano tale materia sono l’834/07 con il suo collegato 889/08. L’art. 12 del primo stabilisce che non è consentito l’uso di concimi minerali azotati mentre l’allegato I del secondo contiene la lista dei fertilizzanti consentiti in agricoltura biologica.

In tale elenco viene compresa, senza limitazione alcuna, l’intera categoria dei concimi a base di microelementi prevista dal Reg. Ce 2003/03 che viene poi ripresa in toto dall’allegato 13 del dlgs 75/2010 che regolamenta a livello nazionale l’intero comparto fertilizzanti. In sostanza il legislatore comunitario non ha ritenuto di comprendere nel divieto stabilito dal citato articolo 12, le forme azotate associate ad un microelemento nè ci risulta che in altri Stati membri sia stato vietato il molibdato di ammonio per il semplice fatto che, oltre al molibdeno, apporta anche dell’azoto.

Al contrario, da qualche giorno, gli agricoltori italiani non trovano più sul registro online nessun concime contenente questo tipo di microelemento.

Videata dal registro online dei fertilizzanti. Paradossalmente come si vede in figura, più di 10 giorni dopo le cancellazioni, era ancora possibile registrare in biologico una miscela di microelementi col molibdato di ammonio

Si rischia la “non conformità”

Al di là dell’aspetto agronomico, uno dei maggiori rischi per l’utilizzatore finale di un formulato commerciale cancellato è quello di ricevere una “non conformità” in sede di verifica da parte dell’Ente di Certificazione biologica. Il registro on-line gestito sulla piattaforma Sian del Mipaaf è l’unico strumento utilizzato dai certificatori del biologico per verificare l’idoneità di un formulato commerciale a essere utilizzato dall’agricoltore. La semplice dicitura in etichetta “Consentito in agricoltura biologica” che deve essere apposta su tutti i fertilizzanti idonei, non costituisce prova sufficiente e il funzionario che controlla il quaderno di campagna, vuole verificare che il prodotto impiegato sia anche presente sul registro on-line.

È ancora troppo presto ma non riusciamo a immaginare cosa potrebbe accadere a un agricoltore che ha utilizzato un prodotto a base di molibdato di ammonio che il certificatore Bio non trova più sul registro. In caso di “non conformità” l’agricoltore potrebbe avviare un contenzioso con chi gli ha venduto il prodotto (commerciante, consorzio agrario, cooperativa). Questi ultimi si rivolgerebbero al “fabbricante” indicato in etichetta che si vedrebbe costretto ad aprire una disputa legale con il Mipaaf, addirittura con il coinvolgimento delle autorità Comunitarie.

Adesso il Mipaaf dovrebbe agire contro gli altri prodotti a base di sali di azoto o fosforo.

Un blitz inaspettato

Pensiamo al nitrato di zinco oppure al fosfato di rame, passando per il fosfato di ferro o il nitrato di manganese, ecc. che in etichetta sono indicati come “sali di [nome elemento]” e che il software del registro non riesce a distinguere da un solfato o da un cloruro. Solo leggendo l’etichetta del prodotto in commercio o studiando i file che si allegano all’atto della presentazione delle domanda si riuscirebbero probabilmente a distinguere azoto e fosforo da zolfo o cloro e non crediamo che al Mipaaf si scelga un percorso del genere. Si potrebbe confidare nell’operato dei fabbricanti che, in autonomia, potrebbero decidere di cancellare i prodotti ma solo dopo il marzo 2018 visto che, fino a quella data, sarà consentito usare i concimi oggetto del dm.

Paradossalmente come si vede in figura, più di 10 giorni dopo le cancellazioni, era ancora possibile registrare in biologico una miscela di microelementi col molibdato di ammonio. Sarebbe troppo facile concludere dicendo che sono ben altri i problemi dell’agricoltura biologica ai quali il Mipaaf potrebbe dedicarsi ma restano comunque inspiegabili le ragioni alla base di tanta inusuale solerzia.

Non vi sono validi motivi d’urgenza legati, ad esempio a rischi per la salute dell’uomo e dell’ambiente, eppure si è scelto di mettere da subito in difficoltà il mercato, con cinque mesi d’anticipo sull’entrata in vigore e senza tenere in alcuna considerazione le esigenze degli agricoltori italiani.

 

Agronomicamente i conti non tornano

Considerando che i circa 250 prodotti commerciali cancellati dal Mipaaf sono quelli a base di molibdato di ammonio e in attesa di capire come si pensa di agire per poter cancellare migliaia di altri formulati prodotti a partire da sali di microelementi con azoto o fosforo, proviamo a quantificare agronomicamente la violazione al citato articolo 12 del reg. Ce 834/07.

Le cancellazioni sono servite solo a ridurre il numero di prodotti a disposizione degli agricoltori e certo non a “salvare” la produzione biologica

La formula chimica del molibdato di ammonio è tale che per ogni chilo di molibdeno sono presenti circa 120 grammi di azoto. Ai due estremi ci sono: il prodotto tal quale che, per legge, deve contenere almeno il 50% del microelemento e la miscela di microelementi dove il minimo dichiarabile di molibdeno è 0,02%. Addirittura, in un altro tipo di concime (ad esempio un organico azotato) basta lo 0,001% di molibdeno per poterne dichiarare la presenza in etichetta. Il Mipaaf ha cancellato dal registro tutta la gamma di prodotti contenenti molibdeno che apporterebbero azoto in quantità variabili tra 1 e 120 grammi a ettaro.

Non occorre essere esperti di nutrizione per rendersi conto che nessun agricoltore userebbe il molibdato di ammonio per fornire azoto minerale alle coltivazioni biologiche, non solo per una questione di costi ma anche di fitotossicità visto che dosi eccessive di molibdeno potrebbero risultare addirittura dannose.

Le cancellazioni del ministero sono servite solo a ridurre il numero di prodotti a disposizione degli agricoltori italiani e certo non a “salvare” la produzione biologica eliminando dosi ridicole di azoto minerale visto che in tutto il resto d’Europa si possono continuare liberamente ad utilizzare tali prodotti.

Relativamente alle tipologie di prodotti eliminati, abbiamo notato che il Mipaaf ha cancellato anche 67 prodotti non previsti nelle disposizioni del dm. Sarebbe opportuno che agricoltori e fabbricanti conoscessero entro il prossimo marzo quali sono i motivi alla base di tale scelta: i primi per cercare valide alternative agronomiche e i secondi per capire quali tipologie di concimi devono essere rietichettate.

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