Frumento, come gestire al meglio la nutrizione

frumento
L’inizio della primavera è un momento molto delicato per le colture in pieno campo, bisognose di una corretta concimazione per rendere al meglio e molto sensibili agli stress ambientali. Ecco qualche consiglio per partire con il piede giusto

Marzo è il mese che segna la fine inverno e l’inizio della primavera ed è anche un momento strategico per la nutrizione del frumento. La somministrazione dell’azoto è molto importante per il risultato finale della coltura e deve essere eseguita con le giuste quantità a seconda delle varietà da coltivare, delle zone di produzione e delle rotazioni. Inoltre, in queste settimane le piantine possono andare incontro a stress ambientali dovuti ad ampie escursioni termiche. Vediamo com’è possibile gestire nella maniera più efficace queste variabili o limitare al minimo gli effetti negativi dei fattori abiotici.

Il potenziale produttivo

Per impostare correttamente la concimazione azotata bisogna avere ben chiaro il potenziale produttivo dei terreni: in alcune aree del nord può essere di 70 quintali per ettaro, mentre in diverse aree del centro e del sud solo in annate con andamento climatico molto favorevole tra aprile e maggio si possono superare i 35-40 quintali.
Nelle zone più produttive bisogna evitare che l’insufficiente disponibilità di azoto diventi un fattore che riduce le rese, mentre nelle aree meno produttive le concimazioni azotate devono essere eseguite nei momenti più favorevoli per l’assorbimento, evitando distribuzioni eccessive, molto spesso inutili, dato che nella stragrande maggioranza delle annate non è l’azoto che limita la produttività.
Altro punto cardine da considerare è la tipologia produttiva a cui appartiene il frumento e quindi le aspettative qualitative. Se si deve ottenere granella di pregio va favorito il massimo accumulo proteico e quindi esaltata la disponibilità azotata nella fase che va dalla botticella alla maturazione lattea. Se invece le varietà seminate non sono di pregio o saranno destinate alla trasformazione da biscotti, l’apporto di azoto va concentrato nella fase della levata: quella che maggiormente influisce sulla resa finale in granella.

Le rotazioni e la semina

Due fattori importanti per l’impostazione della concimazione azotata sono la precessione colturale e le condizioni in cui è stata eseguita la semina. Se la coltura che precede i cereali autunno-vernini nella rotazione è arricchente (ad esempio foraggere, orticole o comunque colture ben concimate e che hanno lasciato il terreno in condizioni ottimali), si potranno prevedere quantità ridotte di azoto. Se invece la precessione è depauperante (ad esempio sorgo o soia o colture che in generale lasciano il terreno in cattive condizioni), sarà da prevedere una concimazione azotata irrobustita di 20 o 30 unità.
Un altro aspetto da valutare con attenzione è la condizione in cui è avvenuta la semina. Se il letto di semina è troppo grossolano o per eccessive precipitazioni o per semine fuori periodo, si potrà avere un investimento non adeguato di piante per metro quadro: finché l’accestimento è in corso si può cercare di correggere questa situazione con un incremento delle concimazioni azotate in numero e in quantità.

fertilizzazione

Quando somministrare l’azoto

In condizioni normali per il primo apporto azotato si può attendere la metà o la fine dell’accestimento, con una quota del 25-30% circa del totale previsto. La fase caratterizzata dal maggior assorbimento azotato da parte dei cereali autunno-vernini è quella di inizio levata-spiga al secondo nodo, in cui è bene distribuire la massima parte dell’azoto previsto (circa il 65-70% del totale) in una forma di assimilazione relativamente pronta (nitrato ammonico o urea). Se si coltiva grano duro o varietà di grano tenero di pregio è bene riservare una discreta quota di azoto (25-30 unità) per la fase della botticella: l’adeguata disponibilità di azoto in questo stadio è determinante per l’accumulo proteico nella spiga.
Per mantenere una buona copertura del fabbisogno azotato nel tempo pur riducendo il numero dei passaggi, un aiuto importante viene dall’utilizzo di fertilizzanti a lenta cessione, molto meno esposti al rischio di dilavamento e perché rendono disponibile l’azoto in modo progressivo, assecondando i flussi di assorbimento delle colture.

L’importanza dello zolfo

Se l’azoto è il pilastro della concimazione per il frumento, anche lo zolfo è molto importante, soprattutto per la quantità e la qualità delle proteine. Se non è disponibile in quantità adeguate (30-40 kg/ha di SO3), il metabolismo risulta alterato a svantaggio della sintesi proteica, specialmente con riflessi negativi sulla sintesi degli aminoacidi solforati cisteina e metionina. Perciò, nella concimazione di fine accestimento o di levata, è bene privilegiare, laddove possibile, concimi azotati che dispongano anche di una dotazione di zolfo.

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Phylen, il concime ideale per il frumento

Ma anche adottare un programma di concimazione scrupoloso e pianificato può non bastare per garantire un risultato ottimale al raccolto. Per dare al frumento “una marcia in più”, oltre alla normale concimazione azotata, si può fornire un supporto nutrizionale con un prodotto innovativo e completo. Dall’esperienza di Biolchim nel campo dei prodotti per l’agricoltura è nato Phylen, un concime fluido azotato organo-minerale a lenta cessione, adatto all’impiego a dosaggi elevati. Phylen è arricchito da glicinbetaina e contiene magnesio e zolfo. Grazie all’esclusiva formulazione che unisce componenti nutrizionali e antistress, Phylen svolge una duplice azione: favorisce la crescita vegetativa anche nelle colture più esigenti e previene gli arresti di crescita dovuti a stress ambientali.
Phylen è caratterizzato da tre diverse forme di azoto (organico, ureico e da urea formaldeide), che svolgono un’azione sinergica assicurando un assorbimento dell’azoto prolungato e consentendo la riduzione delle perdite per dilavamento.
Inoltre, Phylen contiene glicinbetaina, una molecola organica naturale che svolge una funzione bioprotettrice all’interno delle cellule: contribuisce al mantenimento del turgore cellulare e alla funzionalità delle membrane. L’azione antistress della glicinbetaina promuove l’ottimale assorbimento dell’azoto anche in condizioni ambientali sfavorevoli permettendo il regolare sviluppo vegetativo della pianta. Il prodotto è arricchito da magnesio e zolfo, elementi fondamentali nei processi di fotosintesi e di biosintesi degli aminoacidi che supportano il metabolismo primario della pianta necessario per la crescita.
Phylen è adatto anche all’impiego su colture con elevato fabbisogno di zolfo e magnesio (colza, medica, crucifere, graminacee e leguminose), e su cui lo zolfo migliora le caratteristiche qualitative della produzione (proto-oleaginose, cereali, cipolla, ecc…).

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Le prove in campo sul frumento

Le prove eseguite con Phylen nella stagione 2016 su un campo di grano tenero in provincia di Ferrara hanno fatto riscontrare un incremento del 18% della resa e del 6,7% della quantità di proteine rispetto alla media aziendale.

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