Melo e pero, i dettagli per fare la differenza con le rese

biostimolanti
La stagione 2017 è stata avara di soddisfazioni per melicoltori e pericoltori, soprattutto per via delle rese. Ecco qualche suggerimento per far rendere al massimo gli impianti.

Prima le gelate a primavera inoltrata, poi la pesante e prolungata siccità estiva, aggravata dalle temperature africane di giugno, luglio e della prima metà di agosto e, infine, le grandinate. Il 2017 è stata un’annata molto stressante per le colture, in particolare per le piante da frutto. I fattori abiotici stanno influenzando sempre di più le rese, anche per colpa del cambiamento climatico, che propone situazioni atmosferiche estreme o inedite, in grado di condizionare in maniera determinante le produzioni, sia in quantità sia in qualità. Le stime per i prossimi trent’anni non lasciano intravedere un ritorno alla normalità del clima, anzi, l’agricoltura dovrà abituarsi a convivere con questa situazione.
Per limitare al minimo gli effetti negativi del meteo sugli alberi da frutto è importante curare nei minimi dettagli il percorso nutrizionale, dalla concimazione del terreno a quella fogliare, in maniera da supportare le piante durante tutto l’anno.

Mele e pere, molte ombre e poche luci

In Italia la stagione 2017 ha visto un calo del 25% nella produzione di mele, con volumi di poco sopra a 1,7 milioni di tonnellate, contro i 2,2 del 2016. Il calo più cospicuo è stato in Trentino Alto Adige, dove i volumi sono stati di quasi il 30% inferiori all’anno precedente. Le varietà che hanno sofferto di più sono state quelle tradizionali, a partire dalla Golden Delicious, seguita da Red Delicious, Fuji, Gala e Renetta. A influire maggiormente su questi risultati sono state le gelate di fine aprile e le grandinate di agosto. È possibile difendere i frutteti da questi nemici?
Per quanto riguarda le pere, i dati forniti dal Cso certificano un calo strutturale delle superfici coltivate a pero in Emilia-Romagna, passate dai 27mila ettari della fine degli anni Novanta agli attuali 19mila. L’abbandono della pericoltura da parte degli imprenditori agricoli è ovviamente dovuto a un problema di redditività. Oggi coltivare l’Abate Fétel costa circa 18mila euro a ettaro, mentre la Plv media è di 15mila considerando un prezzo di vendita medio di 0,60 euro al Kg e una produzione media di 25 tonnellate per ettaro. Proprio quest’ultimo è il dato da migliorare. Secondo gli esperti per coprire le spese di produzione bisognerebbe raggiungere almeno le 30 tonnellate per ettaro, mentre con frutti di qualità migliore (ad esempio con il 50% del raccolto di calibro superiore ai 70 mm), potrebbero bastare 28 tonnellate per ettaro. Con le rese attuali, invece, servirebbe un incremento dei prezzi di 15-20 cent al chilo per coprire i costi di produzione, un’eventualità quest’ultima molto improbabile.

I danni del clima e come difendersi

Per aiutare le piante ad affrontare le probabili situazioni stressanti a cui saranno sottoposte nel periodo che va dal risveglio vegetativo alla raccolta, è opportuno somministrare prodotti specifici, capaci di sostenere e stimolare la fisiologia vegetale. Anche perché siccità e temperature elevate non sono gli unici fattori abiotici a influenzare in maniera negativa le colture. Sempre più spesso il climate change costringe gli agricoltori a fare i conti con eventi atmosferici estremi come grandinate, trombe d’aria, gelate e nevicate fuori stagione, rovesci brevi e intensissimi. Queste calamità possono danneggiare gli organi vegetativi e riproduttivi della pianta (rami, foglie, germogli, fiori e frutti), oppure provocare squilibri fisiologici e nutrizionali dovuti alla perdita o al danneggiamento delle foglie e il repentino cambio degli equilibri ormonali come conseguenza dei danni riportati a gemme e apparati riproduttivi, oltre al danno fisico sui frutti in crescita. Attacchi fungini o di insetti parassiti possono minare ulteriormente la fisiologia delle piante, aggravando lo scenario.
Per salvaguardare il loro reddito gli imprenditori agricoli hanno quindi bisogno di prodotti in grado di aiutare le colture a superare le difficoltà: i biostimolanti, specialità fogliari completamente naturali, sono l’ideale.

Biostimolanti: un aiuto dalla natura

Fra le soluzioni più affidabili in tal senso spicca Phylgreen di Tradecorp, capace di trasferire alle piante una serie articolata e completa di sostanze utili a reagire alle diverse pressioni esercitate su di esse dai fattori abiotici. L’origine del prodotto è irlandese, per la precisione dalle coste che lambiscono Kilcar. In quell’area che si affaccia sull’oceano Tradecorp raccoglie le alghe della specie Ascophyllum nodosum da cui estrae a freddo le sostanze e i componenti che servono a formulare le creme di altissima qualità che caratterizzano Phylgreen. Il genere Ascophyllum non è scelto a caso. Infatti, cresce a precise profondità e distanze dalla costa, dove sono più marcate le oscillazioni delle condizioni esterne: grado di illuminazione, maree e temperature, variano continuamente nel corso del giorno e dell’anno. Ciò ha obbligato queste alghe a perfezionare delle risposte fisiologiche a tali stimoli, producendo sostanze specifiche ed efficaci: le stesse che possono conferire tali capacità di risposta alle piante coltivate.
L’estrazione a freddo assicura l’integrità dei componenti attivi contenuti in Ascophyllum nodosum, massimizzandone l’efficacia nutrizionale e biostimolante a favore delle colture. La formulazione in creme di altissima qualità, esalta ulteriormente tali potenzialità. La loro applicazione sulle colture frutticole, in special modo melo e pero, consente quindi di prepararle al meglio agli stress dovuti soprattutto agli sbalzi termici di inizio primavera. Ciò si traduce in una migliore fioritura e allegagione, inoltre, il prodotto permette alle superfici fotosintetizzanti delle piante di operare al meglio per rifornire i frutti durante le fasi di accrescimento e maturazione. Phylgreen è naturale al 100% e utilizzabile in agricoltura biologica.
In breve, i vantaggi di Phylgreen sono: una migliore crescita delle radici e formazione del capillizio assorbente; migliore fioritura e allegagione; maggiore assorbimento degli elementi nutritivi essenziali; vigore e crescita dei germogli con migliore pezzatura e qualità dei frutti; riduzione dell’incidenza negativa degli stress ossidativi grazie ai suoi antiossidanti naturali (polifenoli, vitamine e pigmenti); stimolazione della sintesi delle fitoalessine.

Marco Montanari

Il parere di chi lo usa: alghe? Mai più senza

Mai più senza alghe. Si può riassumere così l’esperienza di Marco Montanari, 57 anni, frutticoltore della provincia di Verona che assieme al fratello coltiva mele su 100 ettari di superficie distribuita tra i comuni di Oppeano e Zevio. Gli impianti sono realizzati con le varietà principali: Golden, Imperatore e Granny Smith. «Utilizzo Phylgreen già da qualche anno – racconta Marco – e ho notato che le piante hanno una produzione più costante e omogenea e sopportano meglio la differenziazione a gemme per l’anno successivo. Importante è anche la protezione che garantisce ai meleti dagli sbalzi termici nella delicata fase della fioritura: un problema che si è fatto sentire in maniera decisa nelle ultime due annate – sottolinea l'imprenditore veronese – inoltre, ha un ottimo rapporto tra qualità e prezzo rispetto ad altri prodotti simili della concorrenza».
Montanari esegue due interventi con la dose di 1,5 litri a ettaro (per via fogliare) prima della fioritura e altri due in fase di ingrossamento dei frutti: «Phylgreen è compatibile con altri prodotti che si usano in questo periodo, tipo i rameici e quelli a base di zolfo».
Si può dire che quella del frutticoltore veneto con i biostimolanti sia stata un’esperienza per sottrazione. Cioè, pur avendone apprezzato da subito i vantaggi, ne ha compreso a fondo l’efficacia quando ha smesso di usarli: «Qualche anno fa abbiamo sospeso la somministrazione del prodotto per un paio di stagioni – ammette – e abbiamo riscontrato un evidente calo nella produzione e nella qualità dei frutti. Un esperimento che ci ha convinti ancora di più della validità di un prodotto come Phylgreen per ottenere il massimo dai nostri frutteti: insomma, mai più senza alghe».

Per informazioni:
http://tradecorp.it/product/phylgreen/

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