Fabrizio Adani: «Biometano ancora appeso alla politica»

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Fabrizio Adani
Il biometano non è solo una necessità per rispettare il 10% nel 2020, ma anche un’occasione per progettare un nuovo tipo di agricoltura che, accanto alle produzioni primarie deve saper creare nuovi prodotti (…e posti di lavoro)

L’impiego di prodotti di derivazione biologica come biocarburanti è d’obbligo in Europa. In particolare per soddisfare i requisiti della direttiva sulle energie rinnovabili entro il 2020 dovremo raggiungere il 10% di energia da fonti rinnovabili nei carburanti convenzionali.

Nel 2016, l’utilizzo di biocarburanti si attesterà sul 5,5% e quindi ancora lontano dal 10% richiesto. Tutto ciò si traduce in un incremento continuo di utilizzo di biocarburanti che subirà un’inevitabile accelerazione nei prossimi 4 anni.

I biocarburanti sono sostanzialmente il biodiesel, il bioetanolo e il biometano. Allo stato attuale, solo il biodiesel è utilizzato come biocarburante (e fortemente pubblicizzato dai mass media) che si conferma come il biocarburante più utilizzato coprendo quasi interamente le richieste.

 

Ma quali sono i vantaggi della produzione di biocarburanti per il mondo agricolo?

Per ora nulli! Il biodiesel è prodotto sostanzialmente da olio di palma e il bioetanolo da scarti lignocellulosici, per ora è prodotto in quantità limitate. Quindi la produzione di biocarburanti, per ora, è appannaggio solo della grande industria e ancora una volta il mondo agricolo è rimasto ai margini.

E il biometano? Il Consorzio italiano biogas (Cib) indica in circa 8 miliardi la potenzialità produttiva di biometano da rifiuti e scarti agricoli, pari a circa il 10% del consumo annuo nazionale di gas. Una grande opportunità per il mondo agricolo in termini di integrazione del reddito e di contributo alle politiche di mitigazione degli effetti delle attività antropiche sul clima.

 

Ma allora perché il biometano non decolla? Manca la piena operatività del decreto biometano, da tempo atteso. Siamo quindi appesi a un filo: a seconda di quanto ci sarà scritto nel decreto il sistema decollerà o meno.

Ancora una volta osserviamo che dipendere solamente dagli “umori” della politica può essere pericoloso…anche se necessario. Allora, se da un lato si deve chiedere alla politica programmazione, linearità e continuità nelle scelte, dall’altro lato è necessario costruire anche una filiera in grado di camminare da sola e soprattutto, trattandosi di agricoltura, in grado di offrire “altro”, oltre a energia e biocombustibili.

 

Ci siamo già espressi in passato circa la necessità di dare valore aggiunto alla filiera biogas/biometano agricolo, mettendo in evidenza altri aspetti legati alla digestione anaerobica quali: la gestione sostenibile degli scarti agricoli (es. reflui zootecnici), l’integrazione del modo agricolo e di quello della gestione rifiuti urbani (frazione organica), utili per la promozione di “economie circolari” che chiudano il ciclo della sostanza organica e dei nutrienti: dalla terra alle nostre tavole per ritornare alla terra, senza le complicazioni industriali e/o i costosi processi di depurazione che di fatto “distruggono” i nutrienti e alzano le tariffe sui rifiuti. Non meno importanti sono i temi ambientali legati alla riduzione degli impatti ambientali dell’agricoltura. Riduzione delle emissioni, dell’uso di concimi chimici, e dei processi di eutrofizzazione delle acque.

 

Il biometano è il combustibile producibile “più green” che si conosca.  

Di fatto è necessario mettere in evidenza in modo unitario (spesso nel passato su tali temi il mondo agricolo si è diviso), che il biometano non è solo una necessità per rispettare il 10% nel 2020, ma anche un’occasione per progettare un nuovo tipo di agricoltura che, accanto alle produzioni primarie deve saper creare nuovi prodotti (…e posti di lavoro). Non potrà esservi bio-economia (e futuro) senza agricoltura….allora aspettiamo (speriamo in tempi brevi) che il decreto diventi operativo e, nel momento in cui lo sarà, cerchiamo di “sfruttare” l’opportunità concessaci per mostrare che l’agricoltura è in grado di cogliere le nuove sfide per rigenerarsi …e non per dividersi.

 

di Fabrizio Adani

Esperto Nova Agricoltura e prof. ordinario di Suolo e Ambiente, Chimica del Suolo, delle biomasse
e Produzione di bioenergia, Uso e Riciclo delle Biomasse all’Università di Milano

fabrizio.adani@unimi.it

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