Glifosate, per Confagri allarmismo eccessivo

Glifosate
**HOLD FOR STORY BY DAVID MERCER** In this photo taken June 1, 2010, central Illinois corn farmer Jerry McCulley sprays weed killer across his cornfield in Auburn, Ill. A handful of hardy weeds have adapted to survive Roundup, which many scientists say threatens to make the ubiquitous herbicide far less useful to farmers. (AP Photo/Seth Perlman)
Ma Martina e Lorenzin dicono no al rinnovo dell’autorizzazione. In corso la discussione a Bruxelles presso il Comitato Permanente

Continua la polemica sui resuidi di glifosate. «Non facciamo come con la carne, lanciando proclami senza un’appropriata valutazione degli effettivi rischi – sostiene Confagricoltura –. Prima di togliere l’autorizzazione a un erbicida servono certezze scientifiche, altrimenti si crea solo un danno ai produttori e all’ambiente». La posizione fa riferimento alla discussione in atto a Bruxelles presso il Comitato Permanente (Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed) che dovrà autorizzare o meno l’uso del glifosate, in relazione alla quale i ministri Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin hanno già anticipato il loro parere negativo.

Confagricoltura fa presente che per l’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), che si è espressa su richiesta della Commissione europea, è invece improbabile che il principio attivo in questione costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo. Confagricoltura ricorda inoltre che il prodotto chimico non viene usato sulle piante, ma sul terreno, non comportando quindi tossicità del raccolto. «Sappiamo bene di andare controcorrente – conclude Confagricoltura – ma siamo consapevoli che l’eliminazione del glifosate, non supportata da motivi fondati, comporterebbe l’utilizzo di altre molecole a volte più invasive a livello ambientale, oltre a ridurre la competitività della nostra agricoltura».

Le analisi dello Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) e la classificazione che ne consegue, a cui i media fanno ampio riferimento, secondo Agrofarma non valutano i rischi reali ma producono liste di potenzialità cancerogene squisitamente teoriche poiché si rifanno a valutazioni di laboratorio che non tengono conto dell’esposizione reale dell’uomo alle sostanze attive. A testimonianza di ciò basti pensare che nel Gruppo 2B o nel Gruppo 2A dello Iarc, quelli dei possibili o probabili cancerogeni, sono classificate anche sostanze naturali cui l’essere umano si espone o ingerisce quotidianamente, senza per questo incorrere in gravi patologie.

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