Le disponibilità idriche del Paese in sette anni sono dimezzate

«Non possiamo più tergiversare sul Piano degli invasi, sull'uso delle acque reflue e sul completamento delle grandi opere idrauliche». Grido d'allarme del presidente dell'Anbi Francesco Vincenzi

In 7 anni, dal 2010 ad oggi, in Italia le disponibilità idriche si sono praticamente dimezzate, con forte accentuazione del fenomeno al Nord. A settembre 2017 (il più recente dato disponibile) erano presenti, in bacini lungo la Penisola,  1.066 milioni di metri cubi contro i  1.512 dell'anno scorso, i 1.730 del 2015 e i ben 2.317 milioni di metri cubi del 2010.

Lo rende noto l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) sulla base delle rilevazioni negli invasi di interesse dei Consorzi di bonifica. La maggior parte della risorsa idrica è trattenuta in bacini del Sud Italia poichè, come noto, sono molti di più che al Nord.

Analizzando i dati dei bacini artificiali settentrionali emerge la drammaticità dell’emergenza idrica: attualmente trattengono circa 2  milioni e mezzo di metri cubi contro gli 11 dell'anno scorso, i 10,70 del 2017 e i 18 milioni di metri cubi del 2010. A questi dati vanno aggiunte le risorse dei grandi laghi, che sono però tutti abbondantemente sotto la media  stagionale. Il Lago Maggiore è al 26% della capienza, il Lago di Como è all'11,2%, il Lago d'Iseo al 7,9% e il  Garda al 27,2%.

Al Sud si stanno registrando in Calabria e Sardegna notevoli difficoltà per le produzioni agricole tardive, bisognose di irrigazione,

«Considerando che da settimane non si registrano significative precipitazioni piovose, è facile pronosticare che le riserve idriche in ottobre siano ancora scese – commenta Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. La nostra preoccupazione deve già andare all’anno prossimo perché, valutando l’andamento climatico degli anni recenti, difficilmente arriveremo alla prossima stagione estiva con disponibilità idriche nella media e pertanto sarà utile attivare, già all’inizio del nuovo anno, tavoli di concertazione per contemperare, come fatto quest’anno, i molti interessi gravanti sulla risorsa acqua».

«Auspicando la rapida conclusione dell’iter burocratico per l’apertura dei cantieri per il Piano irriguo nazionale – conclude Francesco Vincenzi, presidente di Anbi -  chiediamo al Governo di attivare al più presto scelte di fondo quali il Piano Nazionale degli Invasi e un maggiore utilizzo delle acque reflue a fini agricoli, senza dimenticare che in Italia ci sono ben 35 grandi opere idrauliche incompiute e che rappresenterebbero  un  significativo contributo all’ottimizzazione d’uso delle risorse idriche, superando il paradosso di un Paese in costante emergenza: sei mesi per siccità e altrettanti per fragilità idrogeologica!».

 

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