Risorse irrigue, a rischio i bacini dell’Italia meridionale

La diga di Occhito (Foggia) nelle attuali condizioni
Presentati in Puglia 8 progetti di nuovi invasi, ma ci sono anche 4 grandi opere incompiute. «Alla politica che sarà chiamata a guidare il Paese chiediamo di chiudere i conti con il passato» afferma Massimo Gargano, direttore generale Anbi.

Se al Nord i grandi laghi restano tutti sotto le medie stagionali (soprattutto quello d’Iseo, il cui invaso contiene solo il 15% della capacità) in attesa delle incognite legate allo scioglimento delle nevi montane, sono i bacini dell’Italia meridionale e insulare a continuare a suscitare le maggiori preoccupazioni in vista dei mesi più caldi.


Il più recente grido d’allarme arriva dal Tavoliere delle Puglie, uno dei “giacimenti” delle eccellenze agricole italiane. I livelli registrati negli invasi gestiti dal Consorzio per la bonifica della Capitanata, infatti, sono tutti ben al di sotto di quelli registrati negli ultimi 5 anni: bacino di Occhito sul Fortore 102.346.280 m3; bacino Capaccio sul Celone 7.073.500 m3; bacino San Pietro sull'Osento 2.300.000 m3; bacino Marana Capacciotti 16.284.600 m3.

Se permane questa situazione e non arriveranno abbondanti piogge nel breve periodo, in grado di aumentare la scarsa quantità d’acqua attualmente presente negli invasi, si rischia di non poter assicurare una regolare dotazione idrica per le colture, non potendo garantire né la dotazione complessiva, né la durata consueta della stagione irrigua.

Per questo è stato già lanciato un preoccupato invito agli agricoltori, affinché tengano conto della probabile situazione di carenza idrica nella programmazione degli investimenti colturali.

«La previsione di criticità idrica è ancora è più grave se consideriamo l’incidenza del sistema irriguo della Capitanata, esempio studiato nell’intero bacino mediterraneo, nell’economia agricola della Puglia e del Paese. Considerando il riempimento pluriennale dei principali bacini meridionali, torna prepotente la necessità di nuovi invasi, capaci di aumentare la resilienza idrica del territorio» commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi).

«La situazione pugliese – conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – è ancora più sconcertante, se si considera che in Puglia sono ben 4 le grandi opere idrauliche incompiute, costate finora oltre 66 milioni di euro. Alla politica, che sarà chiamata a guidare il Paese, chiediamo di chiudere i conti con un passato, che non ci può appartenere».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome