Agricoltura smart: più conoscenza per ettaro

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Angelo Frascarelli
Sorpresa: in agricoltura le idee contano più dei capitali, ma non basta essere giovani per conquistare il futuro. Occorre essere intelligenti, rapidi, veloci, furbi, astuti, abili, acuti, brillanti, svegli. Qualunque sia il modello di sviluppo, il business plan che si ha in mente, vincerà chi saprà investire sulle proprie competenze. E sulla propria capacità di cambiamento

Quale sarà il futuro modello di agricoltura? Tecnologie di precisione o agricoltura contadina? Bio o convenzionale? Ingegneria genetica o biodiversità? Prezzi bassi o alti? Mercati contadini o filiera lunga? L’agricoltura del futuro (e anche del presente) sarà un insieme di tutti questi caratteri, tuttavia c’è una parola che identifica al meglio il modello futuro: agricoltura smart o smart-agri.

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La parola “smart” viene tradotta in italiano con “intelligente”, ma in realtà smart non è traducibile in italiano, perché è un mix di intelligente, rapido, veloce, furbo, astuto, abile, acuto, brillante, sveglio.
L’agricoltura smart porterà un aumento della produzione, con cibi di maggiore qualità, con più informazioni ai consumatori, con metodi di produzione più sostenibili che risparmiano acqua, con minore impatto sull’ambiente e sul clima, con minori costi di produzione.
L’agricoltura smart deve rispondere alle aspettative dei cittadini, che desiderano alimenti sicuri, di qualità, nutrienti, diversificati, con effetti positivi sulla salute e a prezzi accessibili. L’agricoltura smart non dovrà essere autoreferenziale; sarà sovranista o globalizzata, in base alle richieste del mercato.

La Pac ha già scelto questa direzione. Il documento della Commissione europea sulla Pac 2021-2027, dal titolo “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura” parla esplicitamente di favorire l’agricoltura smart e mira a promuovere un settore agricolo smart (appunto) e resiliente, sostenere la cura per l’ambiente e l’azione per il clima, stimolare la crescita e l’occupazione nelle  aree rurali.
La caratteristica fondamentale di un’agricoltura smart sarà la conoscenza; le imprese agricole smart punteranno sulla conoscenza.
I simboli dell’agricoltura del passato (trattore, aratro, agrofarmaci, concimi, fabbricati rurali, perderanno spazio nell’agricoltura smart.
Le macchine agricole saranno smart ovvero dotate di tecnologie di precisione e digitali: sensori e droni saranno più importanti della potenza motrice. Le mappe del suolo, la tecnologia satellitare, le previsioni climatiche e fitopatologiche guideranno ogni operazione colturale. Il trattorista tradizionale sarà un mestiere desueto. Concimi e agrofarmaci saranno prevalentemente biologici.
La produzione agricola punterà contemporaneamente alla quantità e alla sostenibilità, con standard qualitativi di altissimo livello, con tante informazioni al consumatore.

Tutto ciò si ottiene con più conoscenza per ettaro, più dati per ettaro, non più input come avveniva nel passato.
Conoscenza e innovazione saranno i fattori vincenti. Nelle aziende agricole ci saranno più tecnici e consulenti, più addetti al controllo di qualità e sostenibilità, che addetti alla produzione.
Con l’agricoltura smart, gli agricoltori faranno reddito? Sì, questa è la direzione, non ci sono alternative. Chi non è smart non ha futuro.
L’agricoltura smart si addice alla situazione agricola italiana? Sì, l’agricoltura italiana ha le potenzialità per essere smart, molto più di altre agricolture europee e mondiali.
Questo scenario è lontano e irraggiungibile? No, è già presente e relativamente facile. Nell’agricoltura smart contano idee e competenze, più dei capitali.

Allora, cosa fare fin da subito?

Investire sulla competenza degli imprenditori ed essere sempre disponibili al cambiamento, anche quando sembra impossibile.

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