Specie invasive, senza fondi le Regioni stoppano il decreto

specie aliene
Lo schema proposto dal ministero dell'Ambiente richiede alle amministrazioni territoriali un considerevole impegno in termine di adempimenti, di strutture, di controlli senza risorse alcune, sostengono le amministrazioni regionali.

Scontro aperto tra il Ministero dell'Ambiente e le Regioni sullo schema di decreto legislativo che recepisce la regolamentazione comunitaria in materia di contenimento delle specie invasive esotiche sia animali che vegetali.

La conferenza Stato Regioni ha esaminato lo schema di provvedimento predisposto dal Ministero dell’Ambiente ma ha subordinato la propria intesa all’accettazione di tre emendamenti ritenuti fondamentali per poter emanare il provvedimento e garantire la sua gestione. Il Ministero dell’Ambiente ha invece confermato il respingimento delle proposte emendative ritenute "irrinunciabili" dalle Regioni così come era stato già esplicitamente detto dal rappresentante del Ministero nel corso della riunione del 9 novembre scorso della Conferenza Stato regioni.

Si tratta di tre emendamenti relativi all’istruttoria per il rilascio delle autorizzazioni di cui all' art. 10, comma 1 dello schema di decreto, alle misure di gestione delle specie invasive ampiamente diffuse di cui all’art. 22, comma 1 e alla clausola finanziaria riportata nell’art.30, comma 1.

In generale le Regioni non condividono l’impostazione di carattere generale data dallo schema di decreto, che richiede alle amministrazioni territoriali un considerevole impegno in termine di adempimenti, di strutture, di controlli senza risorse alcune.

Sul rilascio delle autorizzazioni la Conferenza ha chiesto che venga previsto di acquisire anche il parere vincolante delle Regioni e Province autonome interessate in quanto non si rilevano le esigenze di celerità che possano determinare un mancato coinvolgimento regionale. si legge nel parere approvato. Il Ministero non aveva invece ritenuto accoglibile la richiesta di un terzo e ulteriore livello di concertazione con le Regioni – essendo già previsti i due livelli nazionale ed europeo.

Per quanto riguarda le misure di gestione le Regioni avevano inizialmente chiesto l’intesa con la Regione interessata, che, materialmente, deve attuare le misure di gestione in assenza di finanziamenti specifici, richiesta respinta dall’Amministrazione centrale per il rischio di blocco dell’operatività in ragione di possibili posizioni ostative espresse anche solo da una delle regioni o province autonome.

Infine, sul terzo punto secondo le Regioni il decreto richiederà un notevole impegno per le Regioni poiché non è realistico presupporre che sia possibile svolgere le azioni previste senza che ne derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Sono assolutamente necessarie risorse aggiuntive pertanto le Regioni, in considerazione dello stato attuale dei rispettivi bilanci, sono contrarie, e quindi non garantiscono, sotto il profilo operativo, di poter attuare quanto previsto nel Decreto legislativo medesimo. Sul punto non c’è stato accordo con l’Amministrazione centrale che chiede impegni alle amministrazioni territoriali, con le risorse umane e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

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