Agricoltura conservativa fa rima con sostenibilità

agricoltura conservativa
L’applicazione delle pratiche no-till in Europa (Eurostat, 2010) interessa il 3,5% della superficie seminativa
Si conferma la gestione agronomica che consente di produrre, riducendo allo stesso tempo le emissioni atmosferiche dei gas serra.

È passato molto tempo da quando i primordiali sistemi di gestione agronomica impiegavano l’utilizzo di strumenti primitivi, inadeguati se confrontati con quelli dei modelli di economia scalare che sono stati ideati nella rivoluzione industriale del XX secolo. Soddisfare il bisogno di cibo di tutte le persone del nostro pianeta è la continua sfida dell’agricoltura e questa missione sarà sempre più complessa nel futuro a causa degli effetti relativi ai cambiamenti climatici.

Appunto, la Fao ha stimato che per nutrire il mondo, nel 2050, sarà necessario aumentare la produzione dei prodotti agricoli del 70% rispetto a quella odierna e nello specifico quella dei cereali dovrà crescere del 43% per soddisfare l’alimentazione animale e la produzione di risorse destinate alle bioenergie. Lo spirito di adattamento e l’ingegno dell’uomo hanno avuto un grande sviluppo nella storia, quando, contestualmente, si è verificato l’avanzamento delle conoscenze e delle tecnologie. Alla luce delle innovative, attuali conoscenze, relativamente alla biologia, alla bioecologia e alla bioeconomia, l’agricoltura ha il compito di modulare le attività per intraprendere un percorso sempre più sostenibile, migliorando simultaneamente la produttività e la gestione agronomica delle aziende agricole. La non lavorazione del suolo, promossa dalle pratiche conservative, ne migliora la struttura, aumenta la stabilità degli aggregati, consentendo una maggiore protezione della sostanza organica (contro gli attacchi della microfauna edafica) e mantiene “intrappolata” nello spazio poroso del suolo la CO2 risultante dai processi di mineralizzazione della sostanza organica stessa.

L’agricoltura conservativa è una delle agro-scienze più studiate e sviluppate del mondo e, nello specifico, un sistema di produzione sostenibile che include un insieme di pratiche agronomiche, funzionali alle esigenze di ciascun ecosistema. Quindi, tali tecniche di coltivazione e di gestione del suolo lo proteggono dai fenomeni di erosione e degradazione, migliorando le condizioni che favoriscono la biodiversità, nel rispetto delle risorse naturali (inclusa l’acqua e l’aria che respiriamo).

Perché sostenerla e praticarla

L’agricoltura è un settore chiave, tuttavia è il quarto emittente di gas effetto serra, e pertanto è la prima attività antropica che deve rispettare l’ambiente e diventare un sistema di immagazzinamento del carbonio organico, a favore dell’aumento della sostanza organica e dello stato di salute dei suoli. La quantità di CO2 sequestrata nel terreno consentirebbe di raggiungere l’obiettivo degli impegni comunitari entro il 2030. L’Accordo di Parigi (COP21, 2015), siglato e sottoscritto dai Paesi membri dell’Unione Europea, ha disposto una serie di misure atte a rafforzare la risposta globale alla minaccia della devastazione del cambiamento climatico che, nel contesto dello sviluppo, potrebbe ridurre del 40% le emissioni di gas effetto serra, rispetto alle percentuali rilevate nel 1990.

L’avanzamento delle conoscenze e/o principali assunti della comunità scientifica sostiene che meno il suolo viene lavorato, più carbonio viene assorbito e immagazzinato in esso; dall’altra parte, contestualmente, le piante assorbono anidride carbonica dall’aria e la trasformano, attraverso il processo di fotosintesi, in carbonio organico che diventa poi parte della sostanza organica del suolo, contribuendo così a una maggiore fertilità del terreno e a una migliore capacità produttiva. Questa azione sarà rivolta a risparmiare energia e combustibile, a ridurre il numero delle pratiche di lavorazione dei terreni, a ottimizzare l’utilizzo degli input agricoli e la corretta esecuzione delle operazioni riduce direttamente le emissioni di gas effetto serra.

L’agricoltura conservativa è il sistema produttivo sostenibile che risponde a questi obiettivi e la sua adozione comporta diversi vantaggi economici, alcuni dei quali sono direttamente e facilmente quantificabili. C’è il risparmio per la mancata operazione di aratura dei terreni, ma anche il vantaggio nel contrasto dei fenomeni dell’erosione (fino al 90%), dell’inquinamento delle falde, della perdita di biodiversità o delle emissioni di CO2 (la CO2 immagazzinata nel terreno attraverso l’agricoltura conservativa può arrivare fino a 3 tonnellate per ettaro/anno).

L’applicazione delle pratiche no-till in Europa (Eurostat, 2010) interessa il 3,5% della superficie seminativa. L’adozione del No Tillage in Francia è molto bassa (1,75%), in Germania è dell’1,34%, in Italia, invece, quasi il 5% della superficie seminativa impiega l’agricoltura conservativa. Nei Paesi Bassi poco più dell’1% della superficie seminativa adotta il No-Tillage, percentuale che sale al 4,24% in Polonia. In Spagna l’applicazione della semina su sodo investe quasi l’8% delle superfici seminative; il Regno Unito, con la percentuale 8,27%, risulta la nazione che impiega maggiormente le pratiche no-till.

Gli studi sui vantaggi delle pratiche agronomiche dell’agricoltura conservativa e quindi della semina su sodo, unita all’agricoltura di precisione, registrano il risultato produttivo delle imprese agricole che avevano adottato tali lavorazioni. L’aumento è stato del 20% rispetto alla produzione, mentre è stato rilevato un risparmio del 60% delle risorse economiche che sarebbero state impiegate nella gestione convenzionale dell’aratura, incluse le ore di lavoro in campo e l’utilizzo di carburante (costo conservativa = 100 €/ha; costo convenzionale = 300 €/ha).

Se all’adozione dell’agricoltura conservativa abbiniamo il concetto di gestione integrata e informatizzata del sistema aziendale delle imprese agricole e quindi dell’agricoltura di precisione, i vantaggi in termini di efficienza e di sostenibilità si moltiplicano. Prendiamo in considerazione la sola distribuzione dei fertilizzanti nel dosaggio, posto e momento giusto: l’adozione dei sistemi di guida automatica, Gnss, e di sistemi di comunicazione Isobus tra le macchine trattrici e operatrici con distribuzione a rateo variabile porta una contrazione della voce di spesa per le concimazioni di circa 40 €/ha, ovvero un minore spreco di prodotto del 22-30% sulle voci di spesa aziendali.

Le pratiche agronomiche

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L’agricoltura conservativa è una delle agro-scienze più studiate e sviluppate del mondo

L’agricoltura conservativa si basa su tre 3 principi fondamentali, ovvero l’adozione di alcune pratiche agronomiche i cui effetti benefici risiedono nell’aumento della sostanza organica del suolo, contrastando il fenomeno dell’erosione, dell’infiltrazione delle acque e quindi delle falde e della evapotraspirazione:

La minima lavorazione del suolo, ovvero il Minimum Tillage, in cui il 30% del terreno agrario aziendale deve essere coperto da cover crop, tra un raccolto e la semina della coltura successiva. Nel caso in cui il 60% del terreno presenti colture di copertura, sarà possibile contrastare in modo più efficace i processi di degradazione del suolo.

La copertura permanente del terreno, mantenendo le stoppie nella coltivazione di colture cerealicole prima della semina diretta oppure nel mantenimento delle colture di copertura trai filari degli impianti produttivi come nel caso della vite, nelle olive, agrumi e mandorli.

Praticare rotazioni per le colture annuali. In questo modo, viene limitata la crescita degli agenti biotici e viene promossa lo sviluppo della biodiversità in termini microbiologici.

In Italia si stima che la quota di terreno perso per fenomeni erosivi si attesti su valori medi di 1,7–1,8 t/ha/anno.

L’agricoltura conservativa riduce l’erosione del suolo fino al 90% rispetto alla tradizionale lavorazione, riducendo così la degradazione del suolo. Inoltre, la drastica riduzione delle operazioni di lavorazione e il minimo disturbo meccanico del suolo portano alla riduzione delle emissioni di CO2 e alla riduzione dei processi di mineralizzazione della sostanza organica.

In aggiunta a tutto ciò, molti studi internazionali riferiscono che i terreni in cui viene praticato il No-Tillage manifestano maggiori disponibilità di azoto. Infatti, l’utilizzo di colture di rotazione appartenenti alla famiglia delle leguminose, arricchisce notevolmente il suolo di azoto organico che, a lungo termine e grazie ai processi di mineralizzazione, viene messo a disposizione delle colture. Sebbene in questo ultimo periodo alcune di queste pratiche siano state spesso oggetto di discussione, l’approvazione da parte degli agricoltori in tutte le parti del mondo per l’agricoltura conservativa sta passando dai 45 milioni di ettari coltivati, registrati nel 1999, a quasi 157 milioni di ettari, registrati invece nel 2016 (Fao, 2016).

Gli strumenti

Le macchine per operare le pratiche dell’agricoltura conservativa devono essere in grado di penetrare terreni compatti e le colture di copertura, di aprire una scanalatura ampia e abbastanza profonda per deporre il seme alla profondità adeguata. Contestualmente la gestione della pratica deve consentire la regolazione della velocità e la densità di semina (con seminatrici di precisione) e deve adattarsi alle differenti colture, ai fertilizzanti e ai prodotti fitosanitari. Per queste ultime l’avanzamento delle conoscenze nell’agricoltura di precisione prevede l’utilizzo di macchine operatrici che possano distribuire gli input agronomici, a rateo variabile, dopo aver elaborato e definito le principali aree di gestione uniforme.

Le macchine per effettuare la semina diretta, ovvero la semina su sodo, si differenziano in relazione al sistema di distribuzione del seme (meccanico o pneumatico), alla distanza tra le linee di semina, alla tipologia di taglio del residuo e quindi in relazione ai dispositivi di apertura di solchi (disco o ancora). Le operazioni complesse che svolgono queste macchine includono la gestione dei residui delle colture e la pre-apertura del solco di semina, che tipicamente vengono effettuate dai dischi che possono essere piatti, orientati verticalmente, ondulati, intagliati e doppi sfalsati. Per l’apertura e posizionamento del solco di semina vengono impiegati organi a disco o ancore; per i terreni poco profondi si consiglia l’utilizzo di macchine seminatrici con organi ad ancore (soprattutto per i cereali autunno-vernini e le foraggere), dotati spesso di sistema “non stop” idraulico che, dopo aver aperto il solco, consentono la deposizione del seme con una buona precisione. Gli organi a disco, invece, sono da consigliare per i terreni profondi, dal momento che effettuano una semina molto precisa richiedendo un’attenta manutenzione. Il loro utilizzo è sconsigliato nei terreni eccessivamente ricchi di scheletro.

Il costo più elevato che l’agricoltore dovrà affrontare generalmente è quello dell’acquisto della macchina per effettuare la semina diretta, che può variare da 18.000 a 50.000 €. L’imprenditore agricolo per il ritorno economico sull’investimento dovrà lavorare con la macchina per 300-400 ore/ha/anno oppure, nel caso di piccole aziende agricole con una Sau inferiore ai 50 ettari, sarà sufficiente contrattare una società di servizi (contoterzisti) esterna.

La sostenibilità sociale dell’agricoltura conservativa, grazie all’utilizzo delle macchine di precisione, incide positivamente sulla produzione agricola, in quanto aumentano le voci relative ai lavori indiretti e qualificati (rivenditori di macchinari, laboratori, servizi per conto di terzi ecc.), trasferendo l’occupazione dal settore agricolo ad altri settori con maggior valore aggiunto.

Durante la stagione produttiva è necessaria l’applicazione di prodotti per la protezione delle colture dalle infestanti. I principi attivi utilizzati nel controllo delle malerbe in pre-semina sono diversi, ma normalmente solo il glifosate, che può essere somministrato in combinazione con altri erbicidi, viene utilizzato comunemente tra gli agricoltori. Il glifosate controlla molte infestanti e non lascia residui nel suolo, che potrebbero impedire o ritardare la semina. Visto il tasso di degradazione dei prodotti applicati a causa dell’attività microbica del suolo molto più elevata nell’agricoltura conservativa, il prodotto è stato impiegato per molto tempo (infatti il suo brevetto è scaduto nel 2000).

In questo momento storico, questo principio attivo è oggetto di proposte legislative per il rinnovo o il divieto d’uso, da parte del Parlamento Europeo e Italiano. In Italia è già in vigore il divieto d’uso del glifosate nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma vige anche il divieto d’uso in campagna in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”. Con il divieto del glifosate il mantenimento e la diffusione della agricoltura conservativa in Europa sono a rischio, perché c’è la necessità di dipendere poi dall’uso di altri erbicidi, aventi un profilo ecotossicologico meno favorevole e un costo più elevato per gli agricoltori.

I quattro volti della sostenibilità

Oggi è indispensabile un approccio multidimensionale per misurare la sostenibilità agricola al fine di raggiungere un equilibrio tra la conservazione e il miglioramento dell’ambiente, l’equità sociale e la redditività economica e quindi per migliorare il benessere della nostra società. Il cambiamento atteso deve partire dalle nostre scelte quotidiane che generanno nel tempo un virtuoso processo produttivo a favore della sostenibilità:

Ambientale: l’agricoltura è un’attività con una chiara influenza sull’ambiente. I sistemi utilizzati devono migliorare la protezione, la conservazione e, ove possibile, le risorse naturali.

Economica: non si può dimenticare che l’agricoltura deve garantire il reddito. I vantaggi economici delle aziende agricole sono vitali per la loro sostenibilità e i sistemi agricoli dovrebbero mirare a massimizzare questi benefici grazie a costi di produzione più bassi e/o maggiori redditi (sia attraverso una migliore qualità del prodotto, una maggiore produzione o entrambi).

Sociale: l’aspetto sociale della sostenibilità dell’agricoltura mira all’adozione di sistemi di produzione che possono migliorare il benessere degli agricoltori e della popolazione legati alle attività agricole. Un altro aspetto da tenere in considerazione, dal punto di vista sociale, è la domanda di alimenti prodotti in base a determinati standard di qualità e di sicurezza alimentare. Il modello dell’agricoltura che deve essere attuato non dovrebbe trascurare queste richieste sociali.

Agronomica: le colture devono essere gestite per mantenere o migliorare le proprietà dell’ecosistema agrario in cui crescono, evitando il degrado e migliorando le proprietà fisico-chimiche che possono aumentare la produzione.

Un modello agricolo è sostenibile dal punto di vista agronomico se consente l’impianto e il corretto sviluppo delle colture a lungo termine senza degradare l’ambiente in cui sono sviluppate.

C’è grande soddisfazione nel sentirsi fieri di produrre in maniera sostenibile, di diffondere una common-sensing che consideri l’agricoltura come un complesso sistema integrato di pratiche ottimali da conoscere e da esercitare.

Tab. 1 Superfici coltivate con tecniche di agricoltura conservativa in Ue

Paese Superficie No-Till (ha) Fonte Superficie colture annuali (ha) Fonte %
Austria 28.330 (1) 1.232.040 (3) 2,30
Belgio 270 (2) 613.580 (3) 0,04
Bulgaria 16.500 (1) 3.197.800 (3) 0,52
Croazia 18.540 (1) 832.870 (3) 2,23
Cipro 270 (1) 61.770 (3) 0,44
Repubblica Ceca 40.820 (1) 2.373.890 (3) 1,72
Danimarca 2.500 (2) 2.184.120 (3) 0,11
Estonia 42.140 (1) 578.660 (3) 7,28
Finlandia 200.000 (2) 1.912.710 (3) 10,46
Francia 300.000 (2) 17.166.990 (3) 1,75
Germania 146.300 (2) 10.904.310 (3) 1,34
Grecia 7 (2) 1.600.950 (3) 0,00
Ungheria 5.000 (2) 3.560.130 (3) 0,14
Irlanda 2.000 (2) 999.550 (3) 0,20
Italia 283.923 (2) 5.992.540 (3) 4,74
Lettonia 11.340 (1) 1.101.650 (3) 1,03
Lituania 19.280 (1) 2.129.630 (3) 0,91
Lussemburgo 440 (1) 60.950 (3) 0,72
Malta 0 (1) 5.290 (3) 0,00
Olanda 7.350 (1) 670.360 (3) 1,10
Polanda 403.180 (1) 9.518.930 (3) 4,24
Portogallo 16.050 (2) 707.490 (3) 2,27
Romania 583.820 (1) 7.295.660 (3) 8,00
Slovacchia 2.000 (2) 1.304.820 (3) 0,15
Slovenia 2.480 (1) 165.410 (3) 1,50
Spagna 619.373 (2) 7.998.655 (4) 7,74
Svezia 15.820 (1) 2.324.650 (3) 0,68
Regno Unito 362.000 (2) 4.376.000 (5) 8,27
Totael Ue-28 3.129.733 90.871.405 3,44

Fonte: Ecaf 2017

(1) Eurostat, 2010 - (2) Dati forniti dai membri ECAF (Assemblea Generale, 2017) - (3) MAPAMA, 2016

(4) Eurostat, 2013 - (5) DEFRA, 2015

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