Dalla Bernardina: «Agromeccanici e agricoltori uniti per il made in Italy»

Dalla Bernardina
Le imprese agromeccaniche costituiscono un anello ineludibile all’interno della cosiddetta “food chain”, la catena alimentare. Senza i contoterzisti, che svolgono anche il 95% delle operazioni di raccolta di molti prodotti agricoli italiani, il circuito della produzione si fermerebbe anzitempo.

Vi sono alcuni elementi che ritengo debbano essere tenuti presenti quando si parla di agroalimentare e provenienza. Li riassumo brevemente.

Il primo: secondo uno studio di Kpmg, il made in Italy è il terzo marchio più noto al mondo dopo Coca-Cola e Visa e, dai dati di Brand Finance, il valore generato dall’italianità dei prodotti pesa per 200 miliardi di dollari. Naturalmente non tutti nell’agroalimentare, alla luce delle “grandi voci” che lo affiancano, dall’arte, alla moda, al design. Il secondo elemento di riflessione lo fornisce la recente ricerca del Censis sul tema “La filiera del cibo e le sue opportunità: impresa, lavoro, qualità della vita”, che analizza i consumi alimentari, le preferenze di acquisto, nonché il ruolo sociale odierno di cibo e agricoltura.

Ebbene, è emerso che la variabile prezzo è sempre meno considerata dai consumatori, quando si tratta di acquistare prodotti alimentari. Il 69,9% degli italiani privilegia, infatti, trasparenza, impatto sulla salute e sicurezza. Un misero 1,3% sceglie unicamente in base i prezzi. Credo che siano aspetti che rafforzano l’intesa che la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani e la Coldiretti hanno firmato a fine ottobre a Cernobbio per il “Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura”. Non possiamo nasconderlo: siamo orgogliosi che, per portare avanti il proprio percorso di affermazione come sindacato della filiera agricola italiana, Coldiretti abbia scelto Cai. È un riconoscimento come operatori agricoli e agromeccanici che vale molto di più delle vane parole spese dalla parte più miope della politica, che colpevolmente non ha voluto intuire quali benefici ne avrebbe già avuto la meccanizzazione e l’agroalimentare made in Italy, qualora si fosse compiuto quel percorso legislativo che avrebbe potuto da anni rilanciare il processo di competitività e di trasparenza che è oggi al primo posto fra i desiderata dei consumatori, come ha rilevato il Censis.

Le imprese agromeccaniche costituiscono un anello ineludibile all’interno della cosiddetta “food chain”, la catena alimentare. In effetti, senza i contoterzisti, che svolgono anche il 95% delle operazioni di raccolta di molti prodotti agricoli italiani, il circuito della produzione si fermerebbe anzitempo. Secondo il Crea, è di quasi 6,4 milioni di ettari (pari al 50% della Sau nazionale), la superficie complessivamente lavorata in conto terzi in Italia. Le imprese agromeccaniche professionali sono 9.800 (fonte: Unioncamere); a queste si devono aggiungere altre 4.800 imprese che svolgono attività connesse all’agricoltura. Oltre il 75% delle imprese agromeccaniche italiane aderisce a Cai e, come presidente, ammetto che ne vado particolarmente fiero. Sono convinto che, se lo scorso 27 maggio Unima e Confai, già legate da una forte sinergia di dialogo, non si fossero unite ufficialmente in Cai, difficilmente Coldiretti avrebbe scelto di portare avanti insieme il “Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura”.

Per cui avanti, con impegno e con un approccio strategico flessibile e condiviso, senza rivalse verso chi non ha le stesse nostre visioni sul futuro del made in Italy. Abbiamo fiducia nelle macchine, ma ancor più nelle persone, per continuare a fare dell’agricoltura italiana la seconda realtà per produzione lorda vendibile in Europa.

 

di Gianni Dalla Bernardina

Presidente Cai – Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani

www.terraevita.it@DB_Gianni

 

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