Cbm raddoppia in India

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Lo stabilimento Cbm a Dewas insiste su una superficie di 40mila m2
Nel nuovo stabilimento Cbm sollevatori, attacchi a 3 punti e traini

Diciotto anni dopo l’inaugurazione del primo stabilimento in India (a Ghaziabad, vicino a Dehli), il gruppo modenese Cbm rilancia con un nuovo investimento, a testimonianza delle grandi potenzialità che intravede in questo paese e concretizzando uno degli investimenti più significativi degli ultimi anni realizzati dall’azienda emiliana. L’inaugurazione del secondo stabilimento produttivo è avvenuta il 26 aprile scorso a Dewas, mille chilometri a sud di Dehli, nella regione del Madhia Pradesh, zona strategica per l’agricoltura e che prevede una forte crescita industriale.

Il nuovo stabilimento produrrà sollevatori idraulici, attacchi a tre punti e traini che costituiscono tutto il rear tractor, di cui Cbm Group è fornitore Oem. Il nuovo capannone, che insiste su una superficie totale di ben 40mila metri quadrati, è stato progettato secondo le più moderne tecnologie ed è dotato di innovativi impianti di produzione. La capacità produttiva dei sollevatori idraulici nel 2019 sarà di 8mila-10mila unità/mese e a seguire, nel 2020, di 15mila-20mila attacchi a tre punti.

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Gli innovativi impianti di produzione (sistemi di lavaggio robotizzati, banchi di collaudo con dispositivi di flussaggio continuo dell’olio per la contaminazione, linee di montaggio realizzate secondo i principi del lean manufacturing)

«Il sito produttivo di Ghaziabad, specializzato nella fabbricazione di sollevatori e attacchi a tre punti, ha ormai raggiunto la massima capacità produttiva – ha spiegato Enrico Cornia, amministratore delegato di Cbm –. Il nuovo impianto si è reso necessario proprio per consentirci di espandere ulteriormente la nostra offerta non soltanto sul mercato indiano, dove comunque realizziamo numeri importanti, ma anche all’estero, in Nord America, Europa e Turchia. Lo stabilimento, tra le altre cose, si trova in zona strategica per la logistica, sulla dorsale autostradale Dehli-Pune, e tra le due aziende che si stanno insediando sul territorio c’è anche uno dei principali clienti (Mahindra), con cui potremmo attivare un canale di fornitura door to door».

Il mercato indiano, con circa 600mila trattori venduti ogni anno, offre indubbiamente grandi potenzialità. Attualmente prevalgono le classi di potenza medio-bassa, dai 30 ai 50 cv, ma secondo le previsioni Cbm, questa situazione è destinata a cambiare nei prossimi cinque anni, con un progressivo incremento della potenza, che spingerà la domanda verso una tecnologia di prodotto più simile a quella europea. «In un contesto del genere – ha concluso Cornia – la capacità di fare innovazione sarà sempre di più un fattore chiave per essere competitivi, anche nel subcontinente indiano».

Per informazioni:

CBM

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