L’uva da tavola a bacca nera aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari

    uva da tavola a bacca nera
    Un bel grappolo di uva Autumn Royal.
    Tra 50 varietà è stata scelta la varietà Autumn Royal per uno studio, su 30 volontari sani, che ha dimostrato effetti antitrombotici che persistono anche dopo l’interruzione dell’assunzione d’uva (per circa un mese nel nostro studio), e nessun aumento della glicemia.

    I “millennials” sono la generazione di consumatori più vasta di sempre, con 2,3 miliardi di individui nati tra gli inizi degli anni ‘80 e i primi anni 2000, caratterizzati da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali.
    Questi consumatori, in particolare, interpretano la qualità del cibo basandosi su canoni differenti rispetto al passato, non perdendo al contempo il legame con la tradizione e con la dieta mediterranea, la più popolare.
    Se da un lato prediligono prodotti pre-confezionati e pronti all’uso, dall’altro sono più consapevoli che mangiare più frutta e verdura rafforza la loro salute. Secondo le analisi degli esperti, i “millennials” consumano più frutta e verdura di ogni altra generazione (2,7 porzioni/giorno). Tale consapevolezza nasce dalla dimostrazione scientifica che una corretta alimentazione, ricca di alimenti di origine vegetale, può rappresentare una strategia valida, efficace ed economica per ridurre i rischi di molte malattie.
    In particolare, tra gli alimenti largamente studiati ci sono i derivati dell’uva, come il vino, i succhi d’uva e gli estratti preparati da bucce e vinaccioli, che hanno mostrato la capacità di poter contribuire alla riduzione della mortalità legata ai disturbi cardiovascolari grazie ai loro benefici effetti sui principali fattori di rischio dell’aterosclerosi come ipertensione, diabete, iperlipidemia e stress ossidativo (1-2).
    L’uva è un prodotto di successo ad ogni latitudine che per molti mesi dell’anno è presente sulla tavola dei consumatori. Con varietà precoci e tardive, con uva a bacca bianca, rossa o nera, con seme o apirena, il mercato offre una vasta scelta. Ma quali sono i reali benefici del consumo di questo frutto noto da secoli e quali sono invece i falsi miti da sfatare?
    Risultati ottenuti in vitro, testando gli estratti di bucce di 12 varietà di uva da tavola (Baresana, Italia, Regal, Autumn Seedless, Beogradska, Red Globe, Crimson Seedless, Supernova, Apulia, Michele Palieri, Autumn Royal e Summer Royal) sulle proprietà procoagulanti del sangue, hanno evidenziato un effetto antitrombotico per tutte le varietà testate (3-4).
    Successivamente, coinvolgendo volontari sani, è stato condotto uno studio nell’uomo con lo scopo di valutare l’influenza esercitata dall’assunzione prolungata di uva da tavola sui processi di coagulazione e fibrinolisi, meccanismi che, se perturbati, portano all’insorgenza dei disturbi cardiovascolari (5). È importante sottolineare che, per la prima volta, è stata utilizzata uva da tavola fresca e non prodotti derivati dall’uva o miscele di composti estratti da essa. Gli obiettivi principali erano quelli di valutare: 1) l’effetto della dieta ricca d’uva sulla coagulazione plasmatica e cellulare e sull’infiammazione (i fenomeni alla base della formazione dei trombi); 2) l’effetto sulla fibrinolisi (il meccanismo di difesa che si oppone alla formazione dei trombi).

    La metodologia sperimentale
    Sono state considerate 50 varietà di uve da tavola allevate nel vigneto-collezione varietale del Crea-VE di Turi (Ba). Tutte le varietà sono state caratterizzate dal punto di vista della qualità e del contenuto in composti polifenolici. Confrontando i risultati della caratterizzazione con quelli del precedente studio in vitro, è stata scelta la varietà di uva da tavola Autumn Royal, a bacca nera, apirena, per le sue caratteristiche: contenuto medio di zuccheri (15,5°Brix), elevato contenuto di composti polifenolici(21,3 mg Gae/g di bucce) e, in particolare, di antociani (21,3 mg Mv/g di bucce), elevata attività antiossidante (321,7 µmol Trolox Eq/g di bucce), sufficientemente ampio periodo di maturazione/commercializzazione (settembre ed ottobre).
    Per lo studio sono stati reclutati 30 volontari sani: 20 hanno assunto una dieta arricchita d’uva (5g/kg di peso, al giorno) per tre settimane, mentre 10 hanno seguito la loro abituale dieta, ma priva d’uva (gruppo controllo). I campioni di sangue sono stati prelevati all’inizio dello studio (T0), alla fine del periodo di assunzione di uva (T1) e dopo un mese dalla fine dell’assunzione (T2).

    Effetti salutistici
    Le analisi hanno dimostrato che l’assunzione di uva, nelle modalità e nei tempi descritti nello studio, non ha provocato alcun aumento della glicemia (né del profilo lipidico), sfatando così un falso mito. L’assunzione di uva ha determinato, invece, una significativa riduzione della risposta infiammatoria e pro-coagulante nel sangue e dei leucociti mononucleati, quando stimolati con endotossina batterica, sia al T1 che al T2. Anche a livello plasmatico si è osservato un effetto anticoagulante, verosimilmente legato alla riduzione delle microparticelle circolanti, microvescicole liberate dalle cellule dopo stimolo e caratterizzate dalla presenza delle proteine di membrana delle cellule d’origine, incluse quelle in grado di attivare la coagulazione. La dieta ricca d’uva, infine, ha aumentato la capacità fibrinolitica plasmatica, realizzando così un duplice effetto: ridurre i meccanismi di formazione dei trombi ed esaltare quelli deputati alla loro rimozione.
    In conclusione, il consumo reiterato di uva Autumn Royal per 21 giorni ha determinato effetti antitrombotici e profibrinolitici nei volontari sani. Tali effetti permettono di proteggere l’organismo dall’insorgenza delle malattie cardiovascolari, con potenziali benefici per la salute.
    Un risultato inaspettato ed interessante è che questi effetti antitrombotici persistono anche dopo l’interruzione dell’assunzione d’uva (per circa un mese nel nostro studio), sottolineando il potenziale di questa strategia dietetica.
    Per meglio comprendere i meccanismi alla base di tali risultati, sono stati dunque approfonditi gli aspetti di nutrigenomica per studiare l’interazione tra l’uva e i geni dell’uomo a livello molecolare. Nell’era delle “omiche” e delle tecnologie “high-throughput”, avere una visione del profilo di espressione di tutti i geni dell’uomo è oggi possibile. Le ricerche sono state dunque orientate sull’analisi del trascrittoma e, grazie alla tecnica dei “micro-array”, è stata valutata l’influenza dell’assunzione di uva sull’espressione genica. I dati analitici, sebbene ancora preliminari, suggeriscono le variazioni del profilo di espressione dei geni coinvolti in processi come infiammazione, attività antiossidante, coagulazione e apoptosi, andando nella giusta direzione per la salute umana.

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