Rischio capping: dividere le grandi aziende per aggirare la Pac non è la soluzione

Il tetto agli aiuti proposto nella nuova riforma della Pac può cambiare gli equilibri aziendali. Ecco il caso di un abbonato che chiede ad Angelo Frascarelli di valutare l’impatto sulla sua impresa: un'azienda di 800 ettari, a gestione estensiva e con poca manodopera che non riesce a evitare la mannaia degli aiuti comunitari

Preg.mo dr. Frascarelli, 

faccio parte di un azienda agricola toscana, 800 ettari di terreni completamente argillosi e collinari. Da tre generazioni coltiviamo terreni. Mio nonno iniziò con un poderino di 8 ettari, mio padre in seguito come assegnatario di un podere dell’Ente Maremma e noi in seguito, ormai sessantenni, siamo arrivati a costituire un’azienda ben meccanizzata e attrezzata per le colture estensive di cereali e leguminose...

Oggi che le cose per i cereali non vanno molto bene, ci troviamo nel dilemma se fare festa e chiudere, dividere la nostra azienda in 4 aziende e renderle completamente inefficienti e altrettanto destinate a una brutta fine...

Tutto questo perchè la nostra azienda è costituita in forma di società semplice da 4 fratelli e che fa a meno di mano d’opera esterna per sopravvivere ed essere ancora nella possibilità di coltivare competitivamente.

Siamo abbonati a Terra e Vita da sempre; nel numero 22/2018 Lei fa vari esempi sull’applicazione del prossimo futuro capping... si dimentica però di un caso come il nostro: azienda che percepiva 240.000 € compreso greening, senza mano d’opera.

Capping precedente nessuna detrazione. Capping futuro, ammesso un costo equivalente mano d’opera dei 4 soci di 20.000 € ciascuno per un totale di 80.000 €, restano 160.000 € di cui 60.000 € superiori a 100.000 vengono trattenuti totalmente e da 60.000 a 100.000 altri 18.750 per scaglioni progressivi, per un totale fra capping e taglio progressivo di € 78.750... nella migliore delle ipotesi. 

Con un ammanco del genere non riusciremo a sopravvivere. Le sembra giusto che se invece fin da adesso ci dividiamo terreni e macchinari essendo 4 non avremmo alcuna detrazione? …60.000 per 4 = 240.000 €. Questa è la preannunciata fine delle aziende efficienti. Con gioia di chi dice che questo capping è fatto per favorire l’occupazione e creare lavoro. Ha mai visto in un settore povero, in terreni dove una volta si praticava solo la pastorizia, dove le uniche colture praticabili sono grano duro, tenero e avena un po’ di sulla e nemmeno più il favino, creare lavoro e occupazione?...Sì forse se ci mettiamo a coltivare la cannabis... qualche giovane lo potrei assumere! Niente contro i giovani: anzi ho fatto già lo sbaglio di far entrare anche mio figlio in azienda (24 anni) che con passione si dedica e lavora, ma con un futuro sempre più incerto.

Se si devono chiudere i rubinetti si chiudano per i “parassiti”, non per le aziende “vere”... A che serve elargire aiuti sotto i 1.000 €? A chi vanno a finire? Ad agricoltori “attivi”,genuini”? Questi non vivono di agricoltura e senza i 1.000 € sopravvivono lo stesso; nel 2011 i beneficiari Pac da 0 € a 1.250 € sono stati 814.830 (con enorme gioia dei Caa) su un totale di 1.247.830 e hanno percepito un totale di € 370.848.000... Sì, è vero questi 814.830 pseudo agricoltori attivi e genuini presidiano il territorio, difendono l’ambiente, ma senza i 5-600 € di media lo farebbero egualmente... sono però un bel gruzzoletto per le associazioni di categoria, e anche tanti voti alle elezioni... Concludo, e mi scuso se mi sono sfogato con Lei e per l’ironia; ero presente a un suo convegno a Rosignano Solvay nel 2014 per la riforma scorsa; la definirono il massimo esperto Italiano di Pac... chi meglio di Lei potrà illuminarmi se chiudere la baracca o tirare la cinghia? 
La saluto cordialmente

Giovanni Pucci


politica agricola
Angelo Frascarelli

Egregio agricoltore,

grazie per questa interessantissima lettera che rappresenta una vera relazione socio-economica della sua situazione aziendale e merita un’attenta riflessione. Oltre al capping, Lei problematizza tanti temi della Pac: il ruolo dell’agricoltura nelle zone marginali, l’agricoltore attivo, i piccoli agricoltori. Il primo tema è il capping.

Quali sono le motivazioni del capping? L’obiettivo è di introdurre pagamenti decrescenti, in modo di ridurre il sostegno per le aziende agricole di grandi dimensioni.

Va ricordato che i pagamenti diretti sono un sostegno al reddito per la sostenibilità (vedi Terra e Vita n. 23/2018). In altre parole, la motivazione del capping è che le grandi aziende hanno meno bisogno di sostegno al reddito rispetto a piccole e medie aziende agricole; un’altra motivazione del capping è di rispondere alla critica per cui il 20% degli agricoltori più grandi riceve l’80% dei pagamenti. Lo scopo del capping, quindi, non è la penalizzazione di qualche agricoltore, ma quello di assicurare una distribuzione più equilibrata del sostegno.ù

La preoccupazione di Bruxelles per l'occupazione

Tuttavia, la preoccupazione della Commissione europea è di non penalizzare l’occupazione, che è una vera priorità dell’Unione europea e di tutti i Governi nazionali. Per questo l’ammontare dei pagamenti, da sottoporre al capping, è detratto dai costi del lavoro e precisamente le retribuzioni per il personale dipendente (comprese le imposte e gli oneri sociali sul lavoro) e l’equivalente costo del lavoro regolare e autonomo.

In Italia, la stragrande maggioranza delle aziende di grandi dimensioni non è colpita dal capping, grazie alla detrazione del costo del lavoro (vedi Terra e Vita n. 22/2018).

Capisco che la sua azienda è invece colpita dal capping perché è di grandi dimensioni e pratica un’agricoltura molto estensiva, fortemente meccanizzata, con basso fabbisogno di lavoro per ettaro. Il capping potrà essere ammorbidito, prima dell’approvazione definitiva della Pac 2021-2027, ma le motivazioni sono reali e difficilmente contestabili; addirittura, ci sono proposte di commisurare i pagamenti della Pac all’impiego di lavoro, anziché alla superficie aziendale.

In sintesi, la sua azienda dovrà fare i conti con il capping, anche se l’attuale proposta della Pac sarà modificata e il capping sarà probabilmente ammorbidito. In tale situazione, Lei mi chiede se dividere l’azienda, chiudere l’azienda o tirare la cinghia.Sono d’accordo con le inutili erogazioni ad aziende sotto i 1.000 euro, ma si tratta di un dettaglio nell’ambito della Pac e della prospettiva dell’agricoltura. Guardiamo alle strategie di un’azienda importante come quella che Lei conduce. La divisione o spezzettamento dell’azienda non è la soluzione, per due ragioni.

In primo luogo, perché la normativa comunitaria non lo consente, in quanto c’è una norma che sanziona gli agricoltori che mettono in campo azioni per “aggirare” le disposizioni della Pac.

In secondo luogo, perché gli svantaggi della divisione dell’azienda sono maggiori del mantenimento dell’integrità aziendale.

Allora tirare la cinghia? Quindi rassegnarsi a condurre l’azienda con la scure del taglio di 78.750 euro, generato dal capping?

No, non bisogna rassegnarsi a una diminuzione di ricavi e di reddito. Occorre riflettere su una nuova programmazione strategica aziendale. Il mondo cambia, i consumi alimentari cambiano, i mercati cambiano, le politiche cambiano, l’agricoltura deve cambiare.

Un futuro per le prossime generazioni

Lei scrive “Con un ammanco del genere non riusciremo a sopravvivere”. “Questa è la preannunciata fine dell’aziende efficienti”? Mi sono chiesto: quando un’azienda è efficiente? Leggo che suo figlio di 24 anni è entrato in azienda. Con quale conto economico? Sarà un conto economico di successo? Lei scrive che suo figlio lavora con passione. Cosa vuol dire? Come si misura la passione? È appassionante un lavoro senza reddito? Un’azienda che non sopravvive, senza pagamenti della Pac, è efficiente?

Questa domanda è cruciale, perché in Italia ci sono tante aziende in questa situazione, come la maggior parte delle aziende di ovini, olivicoltura, cereali, zootecnica da carne estensiva.

Allora quando un’azienda è efficiente? Quando un’azienda merita un sostegno pubblico? L’azienda è efficiente se ha un grande parco macchine e che utilizza al meglio i mezzi tecnici?

Assolutamente no! Il parco macchine e i mezzi tecnici (concimi, agrofarmaci, sementi) erano l’emblema del modello di efficienza del passato, di 30 anni fa.

Oggi l’efficienza si gioca su altri aspetti, in particolare nella capacità di dare valore ai prodotti, uscendo dalla logica delle commodity. Il futuro è nel dare valore ai prodotti, non morire di prezzi bassi.

Se dobbiamo parlare di innovazioni tecniche, oggi più che le macchine agricole, sono lo sviluppo tecnologico e la digitalizzazione che rendono possibili grandi avanzamenti in termini di efficienza, che possono ridurre l’impatto ambientale/climatico dell’agricoltura e ridurre i costi per gli agricoltori. Agronomia con soluzioni basate sulla natura, allevamento, agricoltura verticale, zootecnia, tecnologia, innovazioni digitali, organizzative e relative ai prodotti.

Il modello di agricoltura industriale degli anni ’80 è finito; oggi è l’epoca dell’agricoltura smart (vedi Terra e Vita n. 4/2018)

Ciò significa, per gli imprenditori, investire sul proprio capitale umano, sull’innovazione su un nuovo modello di efficienza, che passa innanzitutto nel dare valore ai prodotti e nelle sostenibilità ambientale. Esistono realtà positive ed innovative in Italia: per chi vuole crescere, è fondamentale guardare chi può insegnare qualcosa di nuovo. Più crescita professionale, più agricoltura smart e meno trattori. Sono certo che la sua azienda saprà indirizzarsi in questa direzione con successo, senza tirare la cinghia.

Tratto da Terra e Vita 24. Leggi il numero sull'edicola digitale

 

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