Psr Puglia, Di Gioia difende le scelte sulla misura investimenti

Il direttore generale Gianluca Nardone e l'assessore Leonardo Di Gioia nel corso della conferenza stampa.
«La Regione è parte lesa»: in un’apposita conferenza stampa l'assessore contesta le errate interpretazioni sull'ordinanza del Tar. In vista riposizionamenti (delle 477 domande con palesi errori) e scorrimenti nella graduatoria contestata delle aziende oggi escluse per non disperdere i fondi regionali

«Equilibrata e garante in maniera intelligente dei diritti sia dei ricorrenti sia dei controricorrenti, nonché attenta a chiedere alla Regione di fare un’equa distribuzione delle risorse». Così l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, ha definito l’Ordinanza n. 367 del 2018 con la quale il Tribunale amministrativo regionale Puglia si è espresso sulla richiesta formulata da alcune aziende di sospendere le attività del bando della Misura 4.1A Psr Puglia 2014-2020 che sostiene gli investimenti nelle aziende agricole.

«La Regione è parte lesa»

Leonardo Di Gioia

Lo ha fatto in una conferenza stampa appositamente convocata per chiarire i contenuti del provvedimento «che, sottolineo, è un’ordinanza e non una sentenza, perché finora è stato oggetto, da parte di organi di stampa, tecnici e associazioni agricole, di libere ed errate interpretazioni e addirittura piegato a uso politico, fino a paventare la perdita delle risorse comunitarie e a chiedere le mie dimissioni. La Regione, le cui attività sono state riconosciute dal Tar tutte valide e legittime, è invece assolutamente parte lesa, poiché, accanto ai richiedenti corretti nel prevedere la redditività dell’investimento, numerosi altri hanno esagerato in questa previsione, alterando volutamente le “regole del gioco”».
Con tutte le aziende che hanno proposto piani di azione ritenuti non congrui dalla Regione «sarà avviato dai prossimi giorni in maniera celere il contraddittorio, in modo che possano controdedurre. Sia però chiaro che, se non riusciranno a dimostrare la propria buona fede e il proprio corretto operato, potranno incappare in conseguenze severe, anche penali, che solleciteremo per garantire la difesa degli interessi pubblici e tutelare i diritti di coloro i quali hanno partecipato al bando pubblico con etica e coscienza».

Riposizionamenti e scorrimenti

Oltre a fare subito chiarezza sulle 477 pratiche che «oggi non sono sostenibili da un punto di vista economico e non dimostrabili», di Gioia ha assicurato che «daremo l’opportunità, ove esistano i requisiti previsti da bando, ai ricorrenti di poter essere riposizionati in graduatoria. L’ordinanza infatti dispone che «ai fini di riequilibrio e di rispetto della par condicio, all’esito di tale fase in contraddittorio e alla luce delle relative finali risultanze, la Regione dovrà riconsiderare il valore di performance economica medio ricalcolandolo al netto di quelle per le quali dovesse essere confermata la non conformità dei dati; al solo fine di valutare il possibile ripescaggio dei ricorrenti per un’eventuale collocazione in graduatoria, previa verifica della regolarità dei dati dagli stessi dichiarati».
Per tutte le altre aziende, che pure hanno lamentato la lesività della clausola impugnata, ma che non hanno fatto ricorso, «provvederemo a uno scorrimento consistente della graduatoria al fine di soddisfare il maggior numero di istanze pervenute entro il prossimo dicembre».

L'interesse pubblico e le ragioni dei ricorrenti

L’ordinanza, ha aggiunto l’assessore regionale, ha tracciato un percorso che «realizza un equo contemperamento degli interessi coinvolti e rilevanti in sede cautelare, salvaguardando per un verso le ragioni dei ricorrenti, per altro l’interesse dei controinteressati ammessi alla fase di verifica di vederne il completamento e, infine, l’interesse pubblico a un’equa distribuzione delle agevolazioni. «Nel solco di tale indirizzo chiedo – ha concluso di Gioia – che si smorzino i toni della politica su una materia così complicata nella cui definizione ci sono state oggettive difficoltà di tipo amministrativo. Il continuo allarmismo e le denunce di presunte inefficienze producono danni soprattutto alle nostre imprese agricole».

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