CAMPAGNA 2014/15

Mercati cereali in un equilibrio con l’incognita dei due mari

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Nel Mediterraneo scorte basse; nel Mar Nero la crisi ucraina incombe sui teneri

In attesa di capire se le stime di semina appena pubblicate dall'Usda e da Agriculture Canada (v. box) saranno confermate nelle intenzioni finali degli agricoltori nordamericani, si cominciano a delineare quelle che saranno le linee guida del mercato dei cereali e in particolare del grano per la campagna 2014-15, ma non tutto è ancora definitivo.

Se iniziamo confrontando le produzioni con i consumi attesi di grano (tenero e duro), il quadro che emergerebbe dal prossimo giugno è una sorta di equilibrio perfetto con i raccolti mondiali sui 700 milioni di t (stime International grain council del 27 marzo u.s.) che specularmente coprirebbero uguali consumi.

Affinando lo studio con l'osservazione delle produzioni nelle macro aree d'interesse per l'Italia e scomponendo ulteriormente il dato aggregato tra grani teneri e grani duri (tabb. 1 e 2), notiamo alcuni aspetti interessanti. A fronte di un tendenziale e costante incremento dei raccolti di tenero in Nordamerica e nei paesi del Mar Nero, al contrario, in Europa si produce costantemente sui 135 milioni di t di tenero, un volume che più che soddisfa consumi comunitari compresi, a seconda del prezzo dell'annata, tra i 112 ed i 120 milioni di t.

Situazione più complicata e di tensione per il grano duro che consolida una produzione Europea in lento ma costante calo dai 9 milioni del 2010 agli stimati 7,6 milioni del prossimo raccolto; la produzione 2014 non coprirebbe più dell'80% dei consumi attesi, e ben sappiamo che la quasi totalità di questo deficit comunitario è rappresentato dall'Italia.

Nei campi colture ok

Guardando l'evoluzione agronomica nelle zone d'interesse per la deficitaria Italia e soppesando le ultime notizie del “weather market”, depurate da ogni allarmismo speculativo, possiamo dire che ad oggi tutto procede per il meglio e che nel suo complesso sono stati favorevoli sia l'andamento delle precipitazioni che le temperature medie registrate in gran parte dell'Europa, con positivi risvolti sia a livello della tempistica di preparazione dei terreni per le semine primaverili che dei progressi colturali dei grani invernali, in anticipo nella ripresa vegetativa.

Da sottolineare che nelle aree del Mar Nero, origine di gran parte dell'import italiano di tenero “generico”, ogni ettaro di grano vernino perso a causa di un inverno eccessivamente umido verrà rimpiazzato da pari superficie di grano primaverile, mentre i restanti campi, che hanno beneficiato di un inverno mite, evidenziano un precoce risveglio post dormienza. Quanto propagandato dai media di oltreoceano sui danni da siccità e gelo occorsi ai grani “winter” Usa sfiorerà solo indirettamente i nostri mercati, più per effetto domino sui prezzi delle origini europee e russe (storici antagonisti degli Stati Uniti sui mercati del Sud del Mediterraneo) che per una reale difficoltà di reperire le classi di grano e la qualità che, ogni anno, occorrono all'industria molitoria e mangimistica europea.

Nord africa, import giù?

Prima di aprire una finestra sulle incognite commerciali che potrebbero turbare nelle prossime settimane un mercato abbastanza “quieto”, un cenno alla situazione in Nord Africa e alle previsioni di scambi commerciali nell'area del Mediterraneo. Grazie a condizioni climatiche favorevoli, nell'intero Nord Africa, dall'Egitto fino al Marocco, si torneranno ad avere rese oltre la media e produzioni che farebbero presagire una sensibile riduzione dell'import già dalla tarda primavera 2014. Se tale contesto si avverasse, sia per l'Europa che per paesi come il Kazakhstan, la Russia e l'Ucraina si prospetterebbe una contrazione in doppia cifra dell'export rispetto all'attuale campagna.

Sulla base di quanto finora esposto, il mercato del grano si consoliderebbe presto su livelli di assoluta normalità, ma a suscitare dubbi e incognite restano alcune circostanze poco “endogene” al processo produttivo, ma potenzialmente molto pericolose: la ricomparsa di condizioni climatiche favorevoli a “El Niño”, il “backlog” canadese ed i riflessi agronomici della crisi ucraina.

Tutte le incognite

Negli ultimi mesi, si stanno moltiplicando stime e rapporti sull'andamento climatico nelle aree tropicali del Pacifico Centrale e in particolare sul surriscaldamento dell'oceano che porterebbe, come più volte avvenuto in passato con frequenza quadriennale, a fenomeni di forte siccità in Australia, India e Sud-Est Asiatico e, all'opposto, ad eccessive precipitazioni nella “Americhe”: in entrambi i casi i riflessi di El Niño sull'andamento dei raccolti potrebbe essere, a seconda dell'entità del fenomeno da serio (annate agrarie 2004-05 e 2009-10) a devastante (annate agrarie 2002-03 e 2006-07).

La seconda incognita è il cosiddetto “backlog”, o letteralmente lavoro arretrato, della logistica ferroviaria in Canada che a causa di condizioni climatiche invernali estreme, dal dicembre 2013 impone ritardi biblici nel trasportare ai porti di imbarco ogni prodotto: dalle granaglie fino ai combustibili.

Molto si è detto e scritto, ma se da un lato le fonti governative si impegnano e rassicurano per un rientro dell'emergenza in pochi mesi, le principali società ferroviarie canadesi, sottovoce, ventilano che una reale normalità non si avrebbe prima di fine anno, cosa che annuvolerebbe e non di poco il mercato dei cereali nel Bacino del Mediterraneo che, volente o nolente, oggi si trova con basse scorte di magazzino e richiederebbe massima efficienza e continuità nelle consegne.

Crisi russo-ucraina

Ultima, ma potrebbe essere la prima per paesi deficitari come l'Italia, la crisi politica tra Russia ed Ucraina che relativamente ai cereali (grano, orzo e mais) potrebbe avere forti ripercussioni prima a livello produttivo, con l'impossibilità degli agricoltori di accedere al credito per l'acquisto di sementi e mezzi tecnici per le colture primaverili, poi a livello logistico e commerciale con possibili restrizioni nella movimentazione di merce ucraina verso porti tornati (dopo anni) Russi. Per lo scacchiere commerciale del basso Mediterraneo, fortemente dipendente dal mais e dalla soia ucraina e dal grano russo e kazako, quanto sta accadendo o potrebbe accadere nelle prossime settimane nell'area del Mar Nero è un potenziale fattore destabilizzante.

Tirando le fila e azzardando una conclusione, possiamo dire che nonostante lo scenario mondiale sia, nei numeri, abbastanza rassicurante, saranno i fattori destabilizzanti come il “backlog” Canadese, per i grani duri e gli “spring”, e la crisi russo-ucraina, per i grani teneri in genere, a sancire il sentimento e la tendenza del mercato per i prossimi mesi.

Del grano nei magazzini dei paesi esportatori, dal Canada alla Russia, ce n'è ancora e tanto, e le semine 2014 fanno pronosticare raccolti mondiali in grado di soddisfare pienamente i consumi, ma oggi è ancora presto per dire se e quando questo equilibrio nei numeri si rifletterà sui nostri mercati.
Al momento le quotazioni restano ben tenute e questo potrebbe durare ancora per molte settimane.

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