Frumento, orzo e cece: parola d’ordine contratti di coltivazione

    cereali ucraini
    La Ecotorre commercio prodotti agricoli società cooperativa di Torremaggiore (Fg) realizza lo stoccaggio di cereali e leguminose dal 2011, anno della sua costituzione, esclusivamente con contratti di coltivazione in rapporti di filiera.

    C’è qualcosa di nuovo nelle campagne foggiane se la Ecotorre commercio prodotti agricoli società cooperativa di Torremaggiore (Fg) realizza lo stoccaggio di cereali e leguminose dal 2011, anno della sua costituzione, esclusivamente con contratti di coltivazione in rapporti di filiera.

    Ciò che per decenni è sembrato un irraggiungibile miraggio, o al più un progetto superiore alle forze degli agricoltori, ora nelle terre del Nord foggiano è una realtà di anno in anno sempre più solida. Così l’amministratore unico della cooperativa, Massimo Tamburrelli, ha introdotto un incontro organizzato nel centro agricolo foggiano con la partecipazione di Vincenzo Divella, amministratore delegato del pastificio pugliese F. Divella di Rutigliano (Ba), e di Antonio Catalani, direttore della malteria Agroalimentare Sud di San Nicola di Melfi (Pz).

    «A Torremaggiore non è mai esistito un progetto di filiera. Quando abbiamo avvicinato gli agricoltori, spiegando le nostre intenzioni, all’inizio erano scettici: hanno sempre dato rilievo solo al colore e al peso specifico, i criteri sui quali si basava il prezzo trascurando volutamente le proteine. Invece la cooperativa è nata con una forte attenzione per il prezzo al produttore e ha subito iniziato a stoccare grano duro adottando una macchina che di ogni partita analizza in maniera trasparente, davanti a tutti, umidità, proteine, glutine, colore, peso specifico. Già dall’esordio, mentre sul mercato il grano duro veniva pagato 30 €/q, la cooperativa lo comprava a 33-34 €/q, proprio tenendo conto delle proteine».

    Per alcuni anni la Ecotorre ha attivato, con un molino locale, un contratto che al prezzo di mercato aggiungeva 1 € per ogni punto percentuale di proteine, dal 13 al 14% e dal 14 al 15%, e un altro euro oltre il 15%.

    «Prima della scorsa annata agraria ho firmato un contratto di filiera con Divella, facendo coltivare circa 150 ha ad agricoltori ai quali il pastificio proponeva prezzi allettanti in confronto a quelli di mercato: 27 €/q + Iva per proteine fra 13,5 e 14%, 28 €/q + Iva per proteine fra 14 e 14,5% e ancora di più oltre. Invece quest’anno farò coltivare per Divella almeno 400 ha, con un prezzo minimo garantito di 26 €/q e premialità variabili per ogni mezzo punto in più di proteine; e se il prezzo di mercato sarà più alto di quello minimo garantito Divella pagherà quello, fino a un massimo di 37 €/q, più le premialità».

    Disciplinare di produzione

    Gli agricoltori che aderiranno al contratto di filiera potranno scegliere fra le varietà Marco Aurelio, Furio Camillo, Tirex, Acadur e Antalis e dovranno seguire un disciplinare di produzione frutto della lunga esperienza produttiva di Tamburrelli, «che prevede tre interventi fertilizzanti, uno in pre-semina con 18-46 o 12-52 e due in copertura, a gennaio con urea o concimi a lenta cessione e ad aprile con questi ultimi, il diserbo a fine marzo in post-emergenza e uno o due trattamenti fitosanitari a marzo e ad aprile per tutelare al meglio le piante dalle malattie fungine».

    Oltre ai 400 ha a grano duro, Tamburrelli conta di far coltivare in filiera anche «200 ha a orzo distico da malto per la malteria lucana, 300 ha a cece per un’azienda di Altamura (Ba) e quel che sarà possibile a grano tenero per Divella, reintroducendo una coltura che nel Foggiano è sparita ma può trovare terreno fertile proprio grazie ai contratti di coltivazione».

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