Riso, mentre la raccolta è entrata nel vivo pesa l’import agevolato dal Sud-est asiatico

    riso
    Paolo Carrà, presidente Ente nazionale risi
    Il presidente dell’Ente risi Paolo Carrà denuncia il “regalo” dell’Europa di 300 milioni di euro alla Cambogia. L’indicazione di origine sulle confezioni e la tracciabilità le chiavi di volta per risanare la nostra risicoltura

    La mietitura del riso è ormai entrata nel vivo ma è ancora la situazione internazionale e il fronte dei prezzi a catalizzare l'attenzione. Non si registra ancora nessun segnale positivo sul fronte delle limitazioni delle importazioni agevolate dai Pma (Paesi meno avanzarti) mentre in Italia le superfici a riso sono calate.

    La crisi sembra scoraggiare i produttori e mette un freno alla crescita delle imprese. Tutto ciò, unitamente alle basse rese della mietitura in corso, pongono l’Italia in controtendenza rispetto al resto del mondo, mentre si prospettano buoni raccolti proprio in Cambogia, Myanmar, Bangladesh, ma anche in Guyana e Madagascar.

    Meno riso e meno rese: una situazione che rischia di rivelarsi esplosiva per i risicoltore, se non vi sarà quell’attesa (e necessaria) inversione di rotta che si concretizza solo e unicamente con la ripresa dei prezzi.

    La situazione internazionale pesa moltissimo: peraltro non sfugge come da un lato, l'Europa stigmatizzi le ripetute violazioni dei diritti umani in Cambogia e, dall'altro, continui a consentire le importazioni a dazio zero del riso laggiù prodotto.

    «Da quando è entrato in vigore il sistema di preferenze generalizzate (lo strumento per aiutare la crescita dei Paesi in Via di Sviluppo, favorendo le esportazioni di questi ultimi verso la Ue ndr) l'Europa ha regalato alla Cambogia quasi 300 milioni di euro senza ottenere il risultato prefissato, in termini di cooperazione allo sviluppo» dichiara il presidente dell'Ente Nazionale Risi Paolo Carrà.

    «Quando nessuno ne parlava - ricorda Carrà - abbiamo denunciato queste violazioni, che trasparivano da documenti ufficiali in possesso della Commissione europea, la quale per troppo tempo ha chiuso gli occhi sulla realtà di un Paese che arricchisce pochi industriali e commercianti a spese dei contadini poveri. E li arricchisce con i soldi degli europei, provocando tra l'altro un ribasso dei prezzi dell'indica sul mercato interno di cui fanno le spese i nostri risicoltori». L'Ente Risi sta collaborando all'inchiesta con cui la Commissione europea dovrebbe applicare la clausola di garanzia e interrompere l'esenzione daziaria. E a ciò va aggiunto il caso Myanmar, con la persecuzione del popolo Rohyngia.

    Gli ultimi dati disponibili (rilevazioni di agosto dell'Ente risi) vedono un flusso di importazione di riso semilavorato e lavorato dai Pma che ha raggiunto il livello di 367.585 tonnellate, in aumento di 28.995 t (+9%) rispetto alla campagna precedente. Le importazioni di riso cambogiano si collocano a 237.464 t, con una contrazione di 26.189 t (-10%), mentre le importazioni dal Myanmar risultano in aumento di 55.015 t (+76%) attestandosi a 126.982 tonnellate.

    «L’agenda politica nazionale del ministro Gian Marco Centinaio - aggiunge Carrà - ha  presente la grave situazione della risicoltura nazionale e una prima azione positiva è stata quella diretta a verificare nei porti di entrata le caratteristiche del prodotto importato per dare adeguate garanzie di salubrità ai consumatori».

    I listini

    Sul fronte economico, lo scenario con cui il nuovo raccolto si affaccia sul mercato è pressoché simile a quello dello scorso anno, con una situazione congiunturale già conclamata. I prezzi sembrano andare verso un sensibile incremento, ma alla Borsa Merci di Vercelli non sono ancora quotati i risi del raccolto appena iniziato. Tuttavia, guardando la media delle annate agrarie è semplice fare un raffronto e rendersi conto di uno scenario oggettivamente complesso.

    Prendendo in esame gli ultimi dati disponibili (campagna 2016/2017) e raffrontandoli con quelli di cinque anni prima (2011/2012), troviamo un calo piuttosto incisivo del Sant'Andrea (da 321,80 euro agli odierni 261,50), del Carnaroli (da 437,39 a 359,25) o Roma (da 321,80 a 256,43). Ed è un elenco che potrebbe continuare.

    Una situazione fluida

    Gli interrogativi sono molti, e sono dati dai fattori in campo. Sul fronte del mercato, ci si chiede come potranno reagire le borse man mano che procederà il raccolto, specie a fronte delle basse rese che si registrano quest'anno un po' ovunque. Sul fronte internazionale, è ancora apertissima la partita europea sulla richiesta di adozione della clausola di salvaguardia per frenare l'import a dazio zero dei Pma: sembra questa la “chiave di volta” per dare riequilibrio ai mercati, dove è oggettiva l'influenza di una situazione internazionale che negli ultimi anni ha provocato sommovimenti anche nelle scelte di semina. E, non da ultimo, sarà interessante come il mercato potrà rispondere agli interventi attuati per valorizzare la rintracciabilità delle varietà tradizionali (indicazione di origine del risone in etichetta e tracciabilità varietale delle varietà di riso “classico”). Per le risposte, non ci sarà molto da aspettare.

    Vedi anche l'articolo "Qualità in leggero calo e rese sotto la media"

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