Zafferano, l’oro rosso di Calabria

    zafferano
    L’esperienza originale di un’azienda di Motta San Giovanni (Rc)

    In Calabria, pochi lo sanno, la produzione di zafferano ha origini antichissime. Numerose pubblicazioni storiche fanno risalire la coltivazione di questa preziosissima spezia già in età greco-romana. Una tradizione agricola radicata nel tempo, tanto che la produzione dello zafferano raggiunse importanti quantitativi nell’età del Regno delle due Sicilie, specie nel territorio della Provincia di Cosenza.

    Il libro “Descrizione Storica e geografica del Regno delle Due Sicilie” risalente al 1789, recita “…la Calabria e più l’Abruzzo coltivavano un tempo molto zafferano. Oggi se ne coltiva pochissimo nel territorio di Cosenza e sembra essere ristretto al territorio Aquilano…”. Già, perché col tempo la coltivazione venne via via interrotta, fino a sparire completamente. Oggi, però, sono i giovani a riscoprire la coltivazione dello zafferano, riportando alla luce una tradizione agricola che affonda le proprie radici in anni di storia. Primo produttore a riscoprire questa coltivazione in Calabria è il giovane Diego Mallamaci, under 35, che ha fatto di una passione un’attività dalle grandi potenzialità. «Era un mio sogno, un vecchio progetto che avevo da quando ero bambino e mio nonno mi portava in campagna. Ho sempre avuto la passione per la natura e l’agricoltura e, anche se l’esperienza mi ha portato con gli anni a occuparmi di altro, ho avuto sempre questo pallino: avviare un’attività agricola tutta mia. Dopo uno studio di ricerca fatta in Calabria, ho scoperto che lo zafferano si produceva nella nostra terra all’epoca dei Borboni, nel Regno delle due Sicilie, anche con risultati eccellenti. Così mi sono innamorato dell’oro rosso ed è nata l’azienda Agricola Mallamaci, nel 2006. Ho recuperato un prodotto che da noi era dimenticato e non si sapeva neanche che un tempo si produceva in Calabria, e ho deciso di portare avanti questo tipo di coltivazione».

    L’azienda fonda le sue radici nel territorio di Motta San Giovanni (in provincia di Reggio Calabria), nella cui area di produzione si combinano tra loro microclima, terreno e acqua. La coltivazione dello zafferano, infatti, si adatta al clima mediterraneo, in particolare nelle aree montane a 500-700 metri sul livello del mare, con media piovosità nel periodo invernale e con periodo estivo secco. «Da subito si è optato per il tipo di produzione annuale, oggi praticata solo in Italia, e persino in poche zone della nostra penisola – commenta Mallamaci – più impegnativa e laboriosa, ma che consente di ottenere alti standard qualitativi». È questo il motivo per cui, sotto il dorato sole di agosto, manualmente con l’uso di piccole zappe, ferve il lavoro per estrarre dal terreno i bulbi, quindi si procede immediatamente alla mondatura e selezione degli stessi, su un terreno precedentemente preparato si formano i solchi e si pongono i bulbi. Con le prime piogge di settembre spuntano foglie filiformi e a partire dalla seconda metà di ottobre inizia la fioritura, che si protrae per qualche settimana: i fiori hanno un colore che varia dal lilla chiaro al viola purpureo, con all’interno un pistillo formato da tre filamenti di colore rosso intenso da cui si ricava la preziosa spezia.

     

    Leggi l'articolo completo su Terra e Vita 13/2016 L’Edicola di Terra e Vita

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