EMERGENZA MICOTOSSINE

Guidi: aflatossine, una crisi nazionale

Il presidente Confagri contro l’inerzia delle amministrazioni
«È una crisi di dimensioni
nazionali: mi
aspetterei un’unità
di crisi impegnata quotidianamente
a risolverla. Non è un Paese
normale quello che mette i
problemi sotto il tappeto». Così
Mario Guidi, presidente nazionale
Confagricoltura.

Si prepara a intervenire a
un’assemblea regionale di agricoltori
in Veneto, a Cerea (Vr), che
punta dritto sul problema dei limiti
delle aflatossine (da adeguare).
Obiettivo, sensibilizzare i ministeri
competenti, Agricoltura e
Sanità: «Non ci sono risposte, non
c’è interlocuzione. È da mesi, da
settembre, che facciamo riunioni e
incontri tecnici nel tentativo di individuare
soluzioni percorribili.
Invano. Qualcuno deve assumersi
responsabilità e conseguenze».

Intanto i magazzini sono pieni
di prodotto a pochi mesi dalla
nuova campagna: «Dovranno essere
svuotati. Siamo molto preoccupati
per la sorte degli agricoltori
che non riescono a vendere il
mais o vendono sotto i prezzi di
mercato. Hanno bisogno di vendere
ed è noto che non tengono il
coltello dalla parte del manico.

Quanto prodotto è coinvolto?

Circa due milioni di t, pari al
20% della produzione in annate
normali, ma, complice la siccità, è
il 30% della produzione. In base
al monitoraggio sugli impianti di
essiccazione e stoccaggio del
nord Italia, la decurtazione del
raccolto ha raggiunto punte del
51% in EmiliaRomagna
e del
45% in Veneto.

Quali sono i livelli di contaminazione
in magazzino?


Oltre il 50% supera i limiti di
legge: oltre i 5 ppb per il latte e
oltre i 20 ppb per la carne. Due
terzi sono oltre i 20 ppb.

Cosa se ne può fare?

Un 30% può essere utilizzato
per la filiera della carne. Il problema
sono gli altri due terzi.

Un limbo di cui nulla sappiamo
da tempo.


In base a studi scientifici gli
adulti di alcune specie potrebbero
tollerare livelli di aflatossina
oltre i 20 ppb.

Siamo esterrefatti dall’inerzia
delle amministrazioni: se il mais
non può essere venduto devono
dirci cosa farne.

Cosa chiedete?

Un intervento di revisione dei
limiti temporaneo e solo per il
mais raccolto in Italia e destinato
a mangimi semplici e composti
per animali adulti da carne. Abbiamo
sollecitato anche a dicembre
i due ministeri e chiesto di
intervenire presso l’Efsa, l’agenzia
europea per la sicurezza alimentare.

Invece?

Invece sinora il ministero della
Salute si è occupato del problema
solo a livello di controlli sul
latte e nelle stalle. Il resto è stato
ignorato con il risultato di protrarre
una situazione kafkiana.

Non trova assurdo che i produttori
siamo rimasti del tutto
sprovvisti di informazioni?


In Italia le istituzioni, enti di
ricerca e assistenza tecnica, devono
collegarsi e tener conto davvero
delle esigenze delle imprese.

Gli States invece fanno testo.

Per anni hanno mantenuto il limite
a 20 ppb, poi hanno agito contemporaneamente
a due livelli,
ricalibrando le soglie in funzione
del tipo di allevamento (e prevedendo
delle deroghe) e attrezzandosi
per affrontare le emergenze.

Come in Italia...

Siamo di fronte a una calamità
nazionale. Il problema è la sua
enorme dimensione, sanitaria ed
economica. Aggiungo che il 40%
del prodotto è ritirato dagli stoccatori
privati: in molti casi gli
agricoltori acquistano a credito i
mezzi di produzione presso il
commerciante e li scontano al ritiro
del prodotto...

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