EMERGENZA MICOTOSSINE

Mais a rischio svalutazione

reddito

Ci mancavano le aflatossine! Questo benedetto 2012 non finisce mai. Era cominciato con la crisi economico-finanziaria e con qualche provvedimento governativo che non faceva presagire niente di buono. Avevano scomodato persino i Maya nel prevedere un’annata storta. Ma neppure un depresso pessimista cronico poteva immaginare la vastità della tragedia.

Aveva cominciato a nevicare in certe zone del Centro-Nord del nostro Paese, per passare poi ad una siccità come da secoli non si subiva. Subito si sono accesi i fuochi degli incendi boschivi. Poi un terremoto disastroso ha messo in ginocchio l’Emilia e larghe zone della Lombardia e del Veneto. Con gli ultimi raccolti pareva che l’annata stesse scivolando via in silenzio e con prezzi discreti per mais e soia quando scoppia il bubbone delle aflatossine. Sappiamo che è di cattivo gusto scherzare sulle disgrazie, ma leggendo a fondo i giornali domenicali, abbiamo potuto constatare che esistono numerose varietà di micotossine, di cui le aflatossine sono le più tossiche. Abbiamo infatti letto di “microtossine”, “nicotossine”, “alfatossine”, “afratossine”, per finire con una definizione scientifica che parlava di microbi che attaccano i polmoni e provocano una leggera e persistente tosse. Si tratta invece di funghi potenzialmente cancerogeni nei cui confronti il Boletus satanas è un integratore vitaminico. Anche su questo punto però non c’è una sola scuola di pensiero. Infatti, contrariamente alle altre disgrazie capitate durante il 2012, e mancano ancora più di due mesi al 31 dicembre, su questo argomento non si è d’accordo nemmeno se sia il caso di parlarne. Si sa che nel nostro Bel Paese è facile generalizzare. Ora, siccome questi funghi del genere Aspergillus si diffondono in particolari condizioni di stress in cui si trova la pianta e nella campagna che sta per finire di stress certamente il mais ne ha subiti, ecco perché la maggior parte delle partite di mais, soprattutto in granella da essiccare, conferito nei magazzini o in conto vendita o in conto deposito, si è visto appiccicare un timbro con la scritta “aflatossine oltre il limite”.

Così qualche esperto di mercati maidicoli sta dicendo “Più se ne parla, più i timbri aumentano”. Anche perché fino a oggi, certi depositi mescolano colpevolmente la partita indenne con quella preda del fungo maledetto, con un deprezzamento notevole del prodotto quando addirittura non si arriva a parlare nei casi più gravi di contaminazione, della distruzione. A parte comunque i casi di speculazione da condannare, certe cautele sono già state prontamente adottate dalle industrie lattiero-casearie con la campionatura all’ingresso del prodotto nello stabilimento, con segnalazione all’Asl dei casi riscontrati. Una certa sicurezza si può ottenere anche con le campionature e le analisi dei prodotti avicoli, uova comprese. Più difficile e fonte di controversie può essere il caso del conferimento in conto deposito, dove il mais è entrato in magazzino senza campionatura ed è finito nel mucchio. Chi ha ragione ad addossare all’altro contraente la colpa della svalutazione del prodotto? In questo caso, pur consapevoli di diventare bersaglio dei titolari dei depositi di mais, oseremmo rispondere “l’agricoltore”. Quest’ultimo infatti non è in grado di prelevare e riconoscere il suo mais. Almeno gli avessero concesso di utilizzare mais transgenico! Stando alle ultime scoperte scientifiche, l’agricoltore in questo caso potrebbe entrare nel magazzino e lanciare un fischio di richiamo. Chissà, forse i grani ogm si metterebbero in fila e lo seguirebbero fino a casa! Almeno risolveremmo un problema!

(Avviso ai lettori e agli esperti che hanno invocato una moratoria per bloccare le importazioni di mais e di soia, potenzialmente inquinati da ogm e micotossine: abbiamo scherzato!)

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