Pomodoro da mensa, in Sicilia basse densità d’impianto

Know-how di punta in questi territori, tra fuori suolo, pruning e allevamento in verticale

Pomodoro da mensa e Sicilia possono considerarsi sinonimi: questa regione detiene in Italia il record di produzione (dati Istat). Ciliegino, datterino, cocktail, tondo liscio, costoluto le tipologie di pomodoro protagoniste delle produzioni siciliane. Ben il 30% della produzione è ottenuta fuori suolo, pratica consolidata per la solanacea ma che si sta espandendo anche per gli altri ortaggi.

Le strutture serricole siciliane sono, perlopiù, caratterizzate da strutture semplici ma ne esistono di tecnologicamente avanzate, dove grazie alla continua ricerca di innovazione tecnologica, il prodotto è diventato coltivato in fuori suolo, a lungo ciclo e disponibile sul mercato tutto l’anno.

La domanda di qualità costante nel tempo è aumentata e le strutture produttive siciliane, a differenza di qualche anno fa, appaiono idonee a soddisfarla con continuità, seppur per i produttori dell’isola i costi di investimento delle serre attive sono molto elevati.

 

Le tecniche

Importanti sono, per un’eccellente produzione quantitativa e qualitativa, il giusto sistema di allevamento che è correlato alla durata del ciclo colturale nonché alla tipologia di struttura. Nelle serre siciliane, in particolare quelle del territorio di Pachino, Noto, Vittoria, Comiso, si predilige il pomodoro allevato in verticale soprattutto quando abbiamo un ciclo lungo e serre alte: le piante sono sostenute mediante fili di nylon e gancetti (tomato clips), mentre nel caso di cicli lunghi ma strutture basse bisogna preferire l’allevamento in obliquo.

Filare trapiantato su suolo pacciamato all’interno di una serra dell’azienda San Lorenzo Tomato
Filare trapiantato su suolo pacciamato all’interno di una serra dell’azienda San Lorenzo Tomato

Inoltre, il giusto sistema di allevamento e le corrette cure colturali (ad esempio il pruning, accorciamento del grappolo), oltre ovviamente all’uso di varietà tolleranti, riducono i problemi di cracking, migliorando la qualità del prodotto.

Tutti i produttori siciliani concordano sull’importanza delle basse densità di impianto, che permettono di creare condizioni di maggiore areazione tra le piante e quindi un microclima sfavorevole allo sviluppo di patogeni. La densità massima consigliata di impianto è di 25mila piantine per ettaro, secondo i sesti di impianto tradizionali: file singole con intervalli di 80 cm tra le file e 50 cm sulla fila e file binate con intervalli di 70 cm tra le file.

Un’adeguata gestione delle risorse idriche, inoltre, è fondamentale per la coltivazione del pomodoro. Un eccesso di acqua può provocare danni di asfissia radicale alla coltura, e favorire lo sviluppo incontrollato di patogeni. L’irrigazione viene eseguita secondo le necessità stagionali, in particolare in coincidenza con il periodo che va dall’allegagione all’ingrossamento delle bacche. La fertirrigazione è molto diffusa, benché richieda maggiore professionalità dei tecnici e degli operatori.

In Sicilia la pacciamatura si usa più spesso in inverno. Gli operatori del settore affermano che questa tecnica ha lo scopo, oltre che di ridurre lo sviluppo delle infestanti, di evitare la perdita di acqua dal terreno, creando una barriera all’evapotraspirazione, e di proteggere le radici dal gelo. Un altro vantaggio è dato dal fatto che i frutti e le foglie non toccando il terreno evitano di marcire.

 

Le tipologie varietali

Le richieste da parte dei consumatori sono molto diversificate. A dominare i mercati siciliani sono le varietà di pomodoro da mensa caratterizzate da durezza, resistenza al cracking e buona conservazione sia sulla pianta sia in post-raccolta.

Ciliegino allevato in verticale nelle serre di Vittoria
Ciliegino allevato in verticale nelle serre di Vittoria

Fra i segmenti commerciali del pomodoro da mensa la tipologia ciliegino o cherry e la tipologia datterino sono le più richieste. In Sicilia il pomodoro ciliegino è caratterizzato da cicli lunghi con trapianto dalla seconda decade di agosto alla prima di ottobre ed il prodotto è disponibile durante tutto l’anno. Il datterino si distingue dalle altre tipologie per l’elevato contenuto di vitamina C e per l’elevato grado zuccherino, che può arrivare a 12° brix.

La tipologia tondo liscio è caratterizzata da ibridi a frutto tondo, ed è la migliore in termini di shelf life.

La tipologia a grappolo si raccoglie quando tutti i frutti del grappolo hanno virato al rosso. I frutti generalmente hanno colletto verde scuro e la pezzatura varia dai 100 ai 150 grammi.

La tipologia costoluto raggruppa un elevato numero di varietà e ibridi, la raccolta è a frutto singolo (maggiore manodopera).

Rappresenta, sicuramente, un prodotto di nicchia il pomodoro costoluto Marinda: con non meno di 10 costolature, identifica la primizia di Pachino. Si distingue oltre che per le elevate costolature anche per la forma appiattita dei frutti ed è disponibile durante i mesi autunnali, invernali e primaverili. Ha pregiate caratteristiche organolettiche ma anche prezzi elevati, per questo meglio assorbito dai mercati stranieri rispetto ai mercati siciliani stessi.

Un altro pomodoro costoluto è il cuore di bue, il frutto arriva a pesare fino a 500 grammi, presenta pochi semi e polpa farinosa.

Considerando le tendenze del mercato, le ditte sementiere stanno orientando la loro ricerca verso l’ottenimento di prodotti che abbiano una buona serbevolezza, una buona shelf-life e un elevato grado di zuccheri totali.

Per il futuro, le sfide da affrontare per gli orticoltori siciliani riguarderanno sempre più l’innovazione delle produzioni, per offrire il massimo della qualità al giusto prezzo, con caratteristiche organolettiche eccellenti per differenziarsi dalla concorrenza straniera. Il futuro è un’incognita, ma certo resisteranno solo le aziende che hanno puntato sull’innovazione e sulla qualità delle produzioni.

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