AGROFARMACI

Difesa e diserbo, gestioni difficili

Le forti piogge spingono verso linee tecniche che abbinano efficacia e flessibilità.

Ridurre l’utilizzo degli agrofarmaci. È uno degli obiettivi sbandierati dal Piano per gli usi sostenibili, il cui lungo iter di approvazione è ancora in corso in Italia. Ma più della legge, potè il maltempo. Primavere sempre più simili a stagioni dei monsoni complicano infatti notevolmente la gestione della difesa e dei diserbi, determinando una diffusa riduzione dell’impiego dei mezzi tecnici.

«Abbiamo stimato – evidenzia Andrea Barella, presidente di Agrofarma – un calo del 5-6% delle consegne alle rivendite nei primi mesi dell’anno, ma il calo delle vendite finali alle aziende agricole è molto maggiore (si veda articolo)».

Una situazione che innesca grossi problemi di posizionamento dei prodotti. Al Sud, sulle colture frutticole, le piogge hanno reso impossibili gli interventi in pre-fioritura. E in post-fioritura (fase delicata anche in relazione all’esigenza di tutela dei pronubi) i frutticoltori si trovano a contrastare pesanti infezioni di monilia e bolla su drupacee, diffuse infestazioni di tripidi su frutta e orticole (che hanno spinto alcune regioni alla concessione di autorizzazioni straordinarie nei disciplinari di produzione integrata), mentre sull’uva le sciroccate stanno innescando estesi attacchi di oidio. Allo stesso modo al Nord si assiste su alcune specie frutticole allo sfasamento dei consueti calendari di interventi.

Le difficoltà maggiori sono però quelle a carico delle colture erbacee di pieno campo. «La combinazione – spiega Guido Maffioli di Monsanto – di intense precipitazioni (+50-60% rispetto alla media stagionale) e temperature miti ha stimolato lo sviluppo delle infestanti. Ma l’aumento del numero di giorni di pioggia, con poche finestre di sole, ha complicato la gestione dei diserbi, soprattutto di quelli con prodotti selettivi». L’aumento delle presenze di convolvolo e malva ha spinto invece ad un aumento del ricorso ai diserbanti totali per pulire i campi prima delle semine, un aumento registrato anche sulle colture frutticole e vite e anche al Sud. «Sulle rese dei frumenti – rileva Francesco Scrano, al vertice del customer marketing di Syngenta – potrebbero risultare impattanti anche le difficoltà nell’effettuare i trattamenti fungini». Le piogge abbondanti e il clima mite hanno infatti stimolato lo sviluppo vegetativo della coltura, ma anche quello delle septoriosi, con macchie già ben visibili su frumenti spesso già in fase di spigatura.

Le criticità maggiori sono però a carico delle colture primaverili e in particolare del mais. Ad oggi sono state investite solo il 30-40% delle superfici e solo nelle zone caratterizzate da tessiture più permeabili. «I contoterzisti – continua Scrano – sono costretti agli straordinari per coprire in pochi giorni quello che di solito viene seminato in due mesi». Trascurare diserbo e difesa potrebbe avere pesanti conseguenze sulle rese. «In queste situazioni – precisa – conviene utilizzare le specialità che consentono di coniugare flessibilità ed efficacia. Proprietà che si possono trovare negli erbicidi selettivi di pre-emergenza attivi anche in post-precoce».

Il ritorno ai cicli più tardivi di qualche anno fa può però vanificare su mais le linee tecniche elaborate per limitare i danni di due recenti emergenze. In Toscana si è ormai superato il limite del 27 aprile (già in deroga) fissato dalla Regione per le semine del mais in funzione anti-micotossine. In Lombardia è ancora vivo il ricordo degli estesi allettamenti causati dagli attacchi delle larve di diabrotica sulle semine tardive. «Un rischio – ammonisce Barella – che aumenta il rammarico per la paventata decisione della Commissione europea di sospendere l’utilizzo degli insetticidi neonicotinoidi dal prossimo anno. Decisioni come questa, prese senza solide basi razionali, rischiano solo di penalizzare gli agricoltori. Il nostro paese dovrà tenere in seria considerazione l’opportunità di concedere deroghe almeno per i prodotti granulari da distribuire al terreno». In questa situazione, la riduzione dell’uso degli agrofarmaci, più che un indice di progresso sostenibile, può risultare un segnale preoccupante di arretramento tecnico della nostra agricoltura.

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