Per le officinali la raccolta è il vero momento cruciale

officinali
Raccolta manuale dei fiori di lavanda.
Una guida sulle migliori tempistiche per le principali specie coltivate. Fondamentale identificare il tempo balsamico, cioè il periodo in cui la parte della pianta fornisce un prodotto con la più alta presenza e qualità di principi attivi, in relazione alla destinazione commerciale

Lavorazioni del terreno, semina, concimazione, difesa, tutte operazioni importanti per le colture officinali. Ma la fase più delicata è la raccolta.

In particolare è fondamentale identificare il tempo balsamico, cioè il periodo in cui la parte della pianta interessata fornisce un prodotto con la più alta presenza e qualità di principi attivi.

Trovare il momento ottimale di raccolta, però, non è facile. Ogni specie ha un proprio periodo balsamico che può variare dalla zona di coltivazione, dalle caratteristiche pedoclimatiche, dall’altitudine, dall’età della pianta e da altri fattori. È impossibile determinare una regola generale per il tempo di raccolta di tutte le specie officinali, ognuna infatti ha delle proprie caratteristiche e spesso esistono differenze addirittura fra ogni singola pianta coltivata in uno stesso appezzamento.

L’epoca ottimale di raccolta cade, inoltre, in periodi diversi a seconda della destinazione commerciale del prodotto.

È il caso della lavanda (Lavandula officinalis Chaix) e dei lavandini (Lavandula hjbrida Rey): se devono essere conferiti alla filiera erboristica, i fiori sgranati e le infiorescenze vanno raccolti all’inizio della fioritura, quando presentano i colori più vivi. Quindi solitamente nel mese di giugno per la lavanda vera e in quello di luglio per i lavandini. Se invece le infiorescenze vengono destinate alla distillazione occorre aspettare. Per i lavandini il momento ottimale è quando tutti i fiori delle spighe principali sono sbocciati, mentre per la lavanda quando compare il primo seme. La corretta scelta dell’epoca di raccolta è fondamentale non solo ai fini della resa percentuale in olio, ma anche perché i composti pregiati, l’acetato di linalile e il linaiolo, e le proprietà chimico-fisiche variano nel tempo. Più precisamente all’inizio della fioritura sono bassi, poi aumentano, raggiungendo il massimo quando i fiori sono sbocciati, per poi stabilizzarsi. Pertanto come regola generale, qualora lo scopo della coltivazione sia la produzione di olio essenziale, si può assumere quella di posticipare l’epoca di raccolta anziché anticiparla.

officinali
Piante di menta pronte per la raccolta.

Interessante è il caso della Mentha x Piperita L. in quanto da un punto di vista commerciale ed olfattivo, ciò che dà pregio all’olio essenziale di menta è il rapporto mentolo/(mentone+mentofurano). Da prove svolte dal Dipartimento Safe dell’Università di Foggia su menta piperita raccolta in diverse epoche è emerso che a volte anche se una prima raccolta ha un minor peso secco può essere preferibile a una più tardiva in quanto spunta un valore più elevato sul mercato (tab. 1).

Anche per il rosmarino è opportuno effettuare considerazioni sul tempo balsamico in base alla destinazione del prodotto. Se si ha intenzione di utilizzare principalmente la canfora, sostanza utilizzata contro i dolori muscolari e articolari, le contratture e i reumatismi, è consigliabile raccogliere a luglio. In questo caso, però, bisogna tenere in considerazione che la resa in olio essenziale in genere è inferiore. Se l’obiettivo è sfruttare l’eucaliptolo, noto per le sue proprietà antisettiche, disinfettanti, mucolitiche, antipiretiche ed emostatiche, al contrario è meglio anticipare la raccolta (tab. 2 e fig. 1).

Per il timo è opportuno effettuare una raccolta più tardiva, in quanto normalmente in luglio vi è un aumento della presenza dei principali costituenti, in particolare del timolo, richiesto dal mercato per le sue proprietà antimicrobiche e antiossidanti (fig. 2).

 

Foglie, fiori e frutti

Regola generale: la raccolta delle porzioni epigee della pianta, quali foglie, fiori, frutti, dovrà avvenire in giornate asciutte, evitando di raccogliere piante bagnate dalla rugiada, o la sera dopo il tramonto. La presenza di rugiada sulle porzioni di piante raccolte facilita i fenomeni di annerimento e di fermentazione. Durante le ore più calde della giornata, le porzioni delle piante tagliate e lasciate giacenti in campo sono soggette a un rapido processo di cottura e di fermentazione con perdita di principi attivi, alterazioni del colore e della consistenza.

Le porzioni ipogee della pianta, quali radici, tuberi, rizomi, bulbi, vanno raccolte nel periodo di riposo vegetativo della pianta stessa, momento corrispondente al massimo accumulo di sostanze di riserva. Il periodo di riposo vegetativo è compreso (per quasi tutte le specie), fra l’inizio dell’autunno e la fine dell’inverno.

Ad esempio, le radici di altea (Altaea officinalis L.) si raccolgono generalmente nel mese di ottobre del secondo anno; mentre quelle di genziana (Gentiana lutea L.) nella tarda estate o nell’autunno del quinto, sesto o settimo anno. Per la valeriana (Valeriana officinalis L.), nel caso di semina o di trapianto primaverili, la raccolta delle radici si deve eseguire alla fine di ottobre-inizio novembre dello stesso anno. Se la semina o il trapianto sono avvenuti in estate o in autunno, si interverrà l’anno successivo.

officinali
Per l’echinacea le rese più soddisfacenti si ottengono a partire dal 3°-4° anno di coltivazione.

Le foglie vanno raccolte poco prima dell’inizio della fioritura delle piante – come nel caso del prezzemolo (Petroselinum sativum Hoffm.) e della cedrina (Lippia citriodora Kuntze.) e, nella maggior parte dei casi, il periodo balsamico corrisponde al pieno rigoglio vegetativo. La raccolta dei fiori e delle sommità fiorite viene effettuata all’inizio della fioritura, se questa fase vegetativa non è scalare si interviene quando almeno il 50% dei fiori è sbocciato.

La pervinca (Pervinca maior L. o P. minor L.), ad esempio, è bene che sia raccolta prima o subito all’inizio della fioritura, mentre l’adonide (Adonis aestivalis L.), la ruta (Ruta graveolens L.) e il papavero (Papaver rhoeas L.) in piena fioritura. Per quanto riguarda l’echinacea (Echinacea angustifolia DC. var. angustifolia, E. pallida Nutt., E. purpurea (L.) Moench), già dal 2° anno si possono raccogliere sia la parte aerea sia le radici, tuttavia le rese più soddisfacenti si ottengono al 3°-4° anno di coltivazione. In genere si raccolgono le radici in autunno (o a fine inverno prima della ripresa vegetativa) e la parte epigea (es. E. purpurea) in piena fioritura.

I frutti e i semi vanno raccolti a maturità prima della loro caduta fisiologica nel terreno.

Per il coriandolo (Coriandrum sativum L.) l’epoca di intervento è poco prima della maturazione piena per limitare le perdite di prodotto in campo. È bene porre attenzione al fatto che se il seme viene raccolto troppo in anticipo, diventa scuro e perde di valore.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 26/2017 L’Edicola di Terra e Vita

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome