SPECIALE DIFESA: Piani durevoli con gli ausiliari

Da soli in agricoltura biologica o combinati con sostanze chimiche per un’azione di lotta integrata nei contesti convenzionali, hanno dimostrato di essere uno strumento efficace, ma il loro impiego è ancora secondario rispetto agli altri metodi

L’impiego delle tecniche di lotta biologica ha assunto ormai, dopo una lunga fase pionieristica, un ruolo ben consolidato. Si tratta di un insieme di metodologie che finalmente possono offrire soluzioni a portata di mano e che trovano il loro massimo utilizzo in contesti di agricoltura biologica e nell’ambito di lotta integrata, dove rivestono un ruolo fondamentale per approntare corretti piani di difesa delle colture.
Volendo cercare di definire meglio il concetto di difesa integrata (dall’anglosassone Integrated Pest Management - IPM) o produzione integrata, potremmo dire che la difesa integrata è basata sull’impiego di tutte le tecnologie disponibili per l’attuazione di razionali piani di difesa, tecnicamente ed economicamente compatibili con una corretta gestione delle colture, nel massimo rispetto possibile dell’ambiente dal punto di vista sanitario ed ecologico; gli organismi utili, e la lotta biologica in generale, dovrebbero costituire un’opzione prioritaria tra le possibili scelte tecniche.
 

 

IL RUOLO DEGLI INSETTI UTILI
Quando si parla di lotta biologica con organismi utili, i cosiddetti ausiliari, ci si riferisce convenzionalmente a macro organismi che comprendono acari e insetti predatori, Imenotteri parassitoidi e nematodi entomopatogeni.
Le numerose specie, entrate nell’uso comune negli ultimi 25 anni, soddisfano, come nessun altro metodo di controllo, i requisiti che sono alla base di qualsiasi definizione di IPM: basti citare la specificità rispetto al target, la massima compatibilità ecologica ed ambientale e il totale rispetto della salute degli operatori e dei consumatori.
Nonostante costituiscano uno strumento di lotta consolidato da tempo, ancor oggi il ruolo degli ausiliari non ha una collocazione ben identificata anche rispetto agli altri metodi di difesa; spesso vengono impiegati come extrema ratio, ovvero quando non si sono trovate altre soluzioni valide (quando non si sa più cosa fare) e, quindi, senza un progetto ben preciso di impiego.
Certamente non si può confrontare brutalmente né in termini di costo né tantomeno dal punto di vista tecnico, un programma di lancio (introduzione sulla coltura) di organismi utili con l’applicazione di un principio attivo chimico. Semplificando al massimo e senza tener conto dei benefici indiretti per l’agroecosistema, per il produttore ed il consumatore, il lancio consente come minimo l’introduzione nella strategia di lotta di fattori di equilibrio, decisivi anche nel medio-lungo periodo, mentre il trattamento chimico rappresenta una cura rapida con risultati spesso limitati nel tempo e con qualche effetto collaterale.
Con riferimento all’impiego di acari e insetti utili si può affermare che la migliore conoscenza delle tecniche e delle problematiche da parte di tutti gli operatori del settore consente, attualmente, di operare su superfici maggiori con un minore impiego di risorse umane specializzate.
 

  

VANTAGGI PER GLI AGRICOLTORI
Gli insetti e acari utili attualmente a disposizione degli agricoltori rappresentano senz’altro un sistema di facile applicazione che può fornire dei risultati molto soddisfacenti; consideriamo in particolare le colture di serra con ciclo relativamente lungo come peperone, pomodoro e fragola. I maggiori vantaggi dell’uso degli organismi utili riguardano:
- facilità di applicazione e manipolazione del prodotto commerciale
- tossicità zero per gli operatori e per i consumatori
- effetto che si protrae nel medio e lungo periodo
- potenziamento delle capacità di risposta dell’ambiente 
- nessun tempo di carenza da rispettare 
- nessun problema di fitotossicità
- nessun rischio di insorgenza di fenomeni di resistenza.
 

 

MODALITÀ DI COMMERCIALIZZAZIONE
Gli organismi utili attualmente vengono commercializzati secondo due modalità principali:
- le forme mobili (ad esempio gli adulti di Orius laevigatus) vengono accompagnate a materiale disperdente racchiuso in bottigliette di materiale plastico, che non temono gli urti; 
- le forme immobili (ad esempio le pupe di Encarsia formosa), che, contenute in bottigliette o incollate su appositi cartellini, sfarfallano successivamente all’introduzione direttamente nell’ambiente in cui vengono immesse.
In ogni caso il materiale è facilmente maneggiabile e altrettanto semplice la distribuzione; nel primo caso si tratta di spargere il materiale disperdente sulla coltura, o in punti di lancio stabiliti mediante l’uso di appositi bicchierini, mentre i cartellini devono essere appesi alle piante in attesa che fuoriescano gli ausiliari.
Attualmente sono numerose le specie di organismi utili impiegate nelle tecniche di lotta biologica, ma non tutte rivestono un’uguale importanza, anzi la maggior parte trova impiego solo in ben precisi e determinati periodi dell’anno e solo su colture specifiche.
Le specie di ausiliari più conosciute e commercializzate sono quelle deputate al contenimento dei fitofagi chiave delle colture orticole e floricole: tripidi, aleurodidi e ragnetto rosso.
 

ORIUS LAEVIGATUS
Orius laevigatus è un antocoride predatore utilizzato per il controllo dei tripidi con particolare riferimento a Frankliniella occidentalis.
Tutti gli stadi del predatore si nutrono attivamente di tripidi, anche se possono utilizzare come fonte di cibo alternativo polline ed altri fitofagi. Come la sua preda anche l’orius predilige stazionare nei fiori, specialmente se ricchi di polline del quale si nutre anche in assenza di prede.
L’adulto lungo circa 3mme di colore nerastro, è molto mobile e vorace. Gli stadi giovanili più chiari, sono privi di ali ma comunque mobili ed attivi predatori.
È stato inizialmente studiato con maggior interesse nel sud dell’Europa, ma poi ha trovato una grande diffusione anche nei Paesi dell’Europa settentrionale. La sua principale applicazione riguarda le colture orticole in serra ed in pieno campo con particolare riferimento a peperone, fragola, melanzana ed alcune ornamentali.
 

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 Orius laevigatus in predazione su tripide.

 

ENCARSIA FORMOSA
Encarsia formosa è un parassitoide di aleurodidi studiato ampiamente nel Nord Europa da dove si è poi diffuso progressivamente anche a latitudini più basse.
Gli adulti, tutte femmine, sono di dimensioni ridottissime (alcuni decimi di mm.), con il torace scuro e l’addome giallo brillante. Esse depongono un uovo all’interno di una neanide. La larva che nasce, si sviluppa all’interno dell’aleurodide fino al termine del ciclo, quando, un nuovo adulto esce dal pupario dell’ospite praticandovi un caratteristico foro cicrcolare. i pupari parassitizzati assumono dopo circa 1-2 settimane una colorazione più scura: del tutto nera se si tratta di T. vaporariorum e bruno-nocciola se si tratta di Bemisia spp.
Negli ambienti meridionali ha però trovato alcune limtazioni all’uso a causa soprattutto delle diverse condizioni ambientali di coltura. Infatti nelle serre fredde del bacino del Mediterraneo può essere utilizzato proficuamente solo per limitati periodi dell’anno (quando le temperature lo consentono).
Pur con questi limiti di applicabilità rimane comunque un insetto di riferimento ed uno dei capisaldi storici della lotta biologica, il cui uso viene integrato da altri insetti utili quali Eretmocerus mundus (imenottero parassitoide più specifico nei confronti di Bemisia tabaci) e Macrolophus caliginosus.
 

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Adulto di Encarsia formosa.

 

 ERETMOCERUS MUNDUS
Eretmocerus mundus è un imenottero, parassitoide specifico delle diverse popolazioni di Bemisia spp. utilizzato su colture orticole e ornamentali.
È completamente giallo con occhi verdastri e 3 piccoli ocelli rossi sul capo. A 25-30 °C una femmina adulta vive circa 10 giorni deponendo una cinquantina di uova. Alle stesse temperature, il ciclo da uovo ad adulto dura poco più di 2 settimane, mentre in serre non riscaldate durante l’inverno può superare il mese. A differenza di E. formosa, l’uovo non viene deposto all’interno del corpo dell’ospite ma esternamente, al disotto della neanide; la larvetta neosgusciata penetra comunque immediatamente dentro il corpo del giovane aleurodide. È stato studiato e introdotto all’uso proprio per arginare al meglio la diffusione della bemisia.

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Adulto di Eretmocerus mundus.

 

MACROLOPHUS CALIGINOSUS
Macrolophus caliginosus è un miride predatore di aleurodidi particolarmente diffuso nel bacino del Mediterraneo dove è presente tutto l’anno. Si tratta di un insetto molto mobile e attivo sia sul Trialeurodes vaporariorum sia sulla Bemisia tabaci; tutte le forme biologiche degli aleurodidi (uova, neanidi, adulti) costituiscono una buona fonte di cibo per questo predatore. Gli adulti hanno una colorazione verde chiara con il primo segmento dell’antenna nero, mentre le forme giovanili sono di colore verde omogeneo e con caratteristici occhi rossi. Il ciclo da uovo ad adulto in condizioni ideali di circa 25 °C, dura anche meno di un mese, ma si allunga abbastanza in condizioni climatiche più sfavorevoli. Durante il ciclo, si succedono cinque stadi giovanili tutti attivi predatori come gli adulti. Anche in questo caso si tratta di un predatore studiato e “messo a punto” nel Sud dell’Europa (Italia e Francia), ma il cui impiego si è rapidamente diffuso nelle serre dei Paesi Nord europei tanto da risultare uno degli organismi più utilizzati soprattutto su pomodoro.
 

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Adulto di Macrolophus caliginosus.

 

PHYTOSEIULUS PERSIMILIS
Phytoseiulus persimilis è un acaro fitoseide predatore utilizzato in tutto il mondo per la lotta al ragnetto rosso (Tetranychus urticae) su diverse colture orticole ed ornamentali sia in coltura protetta sia in pieno campo: fragola, peperone, melanzana, melone, cetriolo, cocomero, gerbera, rosa ed altre ornamentali.
Le femmine, con il corpo pririforme di colore arancio brillante, sono leggermente più grandi di un ragnetto rosso e molto mobili.
P. persimilis è caratterizzato da una elevata capacità di ricerca ed è in grado di esplorare ampie superfici. Lo sviluppo in condizioni ottimali è più rapido di quello della sua preda. La sua specificità di azione nei confronti delragnetto rosso lo rende particolarmente aggressivo ed efficace nei confronti del fitofago.

 

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Phytoseiulus persimilis acaro fitoseide predatore di ragnetto rosso.

 

COMPATIBILITÀ CON ALTRI MEZZI DI CONTROLLO
Quando vengono utilizzate le tecniche di lotta biologica con l’impiego di organismi utili, gli operatori agricoli ne traggono un indubbio vantaggio dal punto di vista sanitario, essendo loro stessi i più esposti ai rischi di tossicità acuta e cronica a causa dell’impiego delle molecole chimiche di sintesi. Nel medio e lungo periodo si ottiene una migliore stabilità ecologica, ovvero le fluttuazioni di popolazione, responsabili delle infestazioni più pericolose per le colture agrarie sono di gran lunga smorzate rispetto alle condizioni colturali dove gli organismi utili non sono valorizzati o non sono introdotti.
Per un corretto impiego degli organismi utili occorre valutare attentamente le caratteristiche del fitofago, il suo livello di presenza e lo svolgimento del ciclo biologico così da organizzare al meglio l’introduzione del suo nemico naturale, sia in termini qualitativi (quando?, come?, perché?) che quantitativi (quanto?, a che dose?).
È importante sottolineare che i “lanci” possono essere affiancati dall’impiego di altre tecniche, in una strategia di lotta integrata: trattamenti chimici “compatibili” con l’attività degli ausiliari introdotti e mezzi di controllo ad azione fisica (trappole per la cattura massale ed esempio).
Queste tecniche diventano mezzi complementari per raggiungere risultati importanti nel breve periodo (abbattimenti di picchi di infestazione, contenimento di focolai localizzati ad alta densità), lasciando poi all’ausiliare il compito di lavorare nel medio e lungo periodo fino a ottenere un equilibrio compatibile con le esigenze colturali.
 

 

CLIMA E ASSISTENZA TECNICA IDONEI
Salta all’occhio che per distribuire organismi viventi o per valorizzarli al meglio occorre conoscere in prima istanza le condizioni climatiche in cui si lavora. Due fattori assumono allora particolare importanza: la conoscenza dell’andamento climatico dell’area di coltura quando si lavora in pieno campo e la scelta delle giuste caratteristiche strutturali delle serre per le colture protette. È anche vero che è possibile ovviare a condizioni non ottimali con interventi agronomici per correggere storture specifiche o temporanee; pensiamo ad esempio alla possibilità di intervenire con bagnature o ombreggiamenti delle serre per favorire l’attività dei fitoseidi (preferiscono temperature miti ed elevata UR) quando le condizioni ambientali sono caratterizzate da clima caldo-secco favorevole al ragnetto rosso.
L’introduzione dei lanci di organismi utili si è rivelata spesso meno impegnativa del previsto; è stata raggiunta una buona integrazione con le pratiche comunemente applicate. Gli agricoltori stessi sono consapevoli che si tratta di pratiche diverse da quelle tradizionali applicate per la difesa delle colture e pertanto necessitano di una assistenza tecnica più accurata per evitare errori di impostazione che possono compromettere tutta la strategia di difesa. In molti casi "l’innesco" per l’utilizzo degli organismi utili è stato rappresentato dalla necessità di salvaguardare l’attività dei bombi impollinatori; infatti l’impiego dei bombi è strettamente correlato con l’applicazione di strategie di lotta biologica e integrata.

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