COMUNICAZIONE

Web 2.0, bisogna esserci ma “con strategia”

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I consigli degli esperti per un’azienda sempre più social

Dodici imprenditori agricoli, tra i 30 e i 40 anni, a lezione di social network come strumento di business. È quanto è accaduto nella sede di Veneto Agricoltura, azienda della Regione Veneto, dove si è concluso un laboratorio di tre lezioni (un giorno a settimana) dedicato all’uso dei social network. Nella prima edizione, lo scorso anno, la dozzina di posti disponibili nell’aula informatica attrezzata si erano volatilizzati in pochissimi giorni, generando una lista d’attesa di 73 persone, scesa a 40 con questo secondo corso.

Il seminario, finanziato nell’ambito del Psr 2007-2013, ha fornito alle aziende del sistema rurale indicazioni su come sfruttare le opportunità offerte dal web 2.0. Dopo alcuni riferimenti ai principi di web-marketing, i partecipanti, divisi sostanzialmente a metà tra rappresentanti di aziende agricole pure e aziende agrituristiche, hanno operato direttamente sul web tramite pc, acquisendo gli elementi basilari per potere da un lato rivolgersi con consapevolezza ai professionisti del web, dall’altro gestire autonomamente alcune fasi della presenza sul web, in particolare sui social network.

«La gestione dei social network nel privato è differente da quella nel lavoro – spiega la docente Claudia Zarabara –. Il 90% dei partecipanti ha chiesto approfondimenti su Facebook, il più popolare dei social, ma si è trattato anche di YouTube, Twitter, molto in voga nel settore bio, wine, food e turismo, Linkedin, più adatto a chi deve esportare, Google AdWords per quantificare gli accessi e raggiungere nuovi clienti, e dell’ottimizzazione dei motori di ricerca».

Si è parlato di cosa e come scrivere, come evitare strafalcioni dannosi per l’azienda, come coinvolgere i fans e conoscerne i gusti attraverso il campionamento, quali sono i servizi di advertising a pagamento e su quali puntare.

Ad esempio, per la vendita diretta dei prodotti in aziendali la formula promozionale adatta è quella che si attiva per gli utenti che si connettono nel raggio di 30 km dall’impresa, mentre un B&B dovrà optare per annunci visibili anche dall’estero, come in Russia, uno dei mercati in evoluzione del settore ricettivo anche rurale.

Il concetto è che nei social le persone vogliono partecipare, non essere il bersaglio di comunicazione altrui. «Bisogna sposare il modo di “vedere digitale” del consumatore, dando ascolto alla sua voce, alle sue necessità, al suo modo di concepire il web – racconta l’esperta di web marketing –. Il sistema digitale dell’azienda ha il sito ufficiale al centro come un sole attorno a cui gravitano come pianeti gli altri social, il sole del sistema digitale del consumatore sono i social principali. Se si ha bene in mente la strategia da perseguire, basta davvero una mezz’ora al giorno dedicata al social. Gli effetti sono misurabili, ad esempio su Facebook con numero di “mi piace”, condivisioni e commenti che hanno un effetto virale».

Veneto Agricoltura sta verificando la possibilità di promuovere altri corsi per rispondere all’alto numero di adesioni pervenute, segno che è stato individuato un bisogno indispensabile del mondo rurale: l’innovazione digitale anche nella comunicazione. Se la radio ha impiegato 38 anni ad arrivare a 50 milioni di utenti nel mondo, Facebook ne ha impiegati appena due. Oggi solo in Italia gli utenti FB sono 24 milioni. «Tuttavia, secondo il Censimento dell’agricoltura, soltanto il 5% delle aziende agricole venete dispone di un computer o altre attrezzature informatiche per lo svolgimento di attività amministrative e gestionali, solo il 3% le utilizza direttamente nella gestione tecnica e appena il 2% ha un sito web – commenta Stefano Barbieri, responsabile dell’unità complessa per l’informazione di Veneto Agricoltura –. L’approccio digitale nel rapporto tra aziende agricole e pubblica amministrazione è mediato dalle associazioni di categoria che fanno sì da filtro, ma spesso anche da tappo».

«Esserci, ma esserci con strategia. Se è vero che per usare i social non servono competenze informatiche particolari, è altrettanto vero che servono competenze comunicative». È questo il consiglio di Claudia Zarabara per le aziende che vogliono diventare “social” o che già lo sono.

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