Italian Club Variety, l’uva apirena da tavola fa rete in Puglia

    apirene
    Vigneti di prima selezione per la valutazione delle caratteristiche produttive dei semenzali
    Gli obiettivi: liberare i viticoltori dalle royalty e accrescerne la competitività.

    Liberare i produttori di uve da tavola apirene dal peso delle royalty da pagare per i brevetti delle società di breeding internazionali. E al tempo stesso accrescerne la competitività sui mercati mediante un ambizioso programma di miglioramento genetico mirato alla costituzione di nuove varietà apirene di uva da tavola adatte alle condizioni pedoclimatiche dell’Italia meridionale e possano esprimere al meglio le loro caratteristiche.

    Sono i due obiettivi che sta perseguendo una Rete di imprese denominata Italian Variety Club (IVC) e costituita da 17 fra le più importanti imprese di produzione e commercializzazione del comparto dell’uva da tavola, operanti in Puglia, Sicilia, Basilicata e Campania, e da due noti centri di ricerca, la Sinagri srl, spin-off dell’Università di Bari, e il Centro di ricerca, sperimentazione e formazione (Crsfa) “Basile Caramia” di Locorotondo (Ba).

    Il peso economico dei brevetti

    «Il costo delle royalty è uno dei più rilevanti nel conto economico delle uve apirene che negli ultimi anni si stanno sempre più diffondendo negli ambienti viticoli meridionali e insulari – dichiara il presidente del Comitato di gestione Rete di imprese IVC, Nicola Borracci, produttore di uva da tavola di Rutigliano (Ba) –. Le piccole e medie aziende viticole si affidano alle varietà libere, come Sugraone, Regal e Crimson, infatti si registra un notevole incremento delle superfici coltivate a tali varietà. Invece le grosse aziende, che gestiscono direttamente la commercializzazione delle loro uve, hanno stretto rapporti con società estere di brevettazione di nuove varietà, per ottenere la coltivazione in esclusiva di varietà produttive di qualità. Ma l’enorme afflusso di varietà apirene sconosciute o poco conosciute, oltre a pesare nei bilanci delle aziende agricole, ha creato grossa confusione fra i produttori e sul mercato. Perciò ci siamo resi conto che era necessario fare rete fra produttori seri e responsabili per svincolarci dalla dipendenza dalle royalty, riuscire a utilizzare varietà apirene adatte ai nostri territori perché prodotte in essi e diventare più forti e competitivi».

    Fasi di embriocoltura con prelievo di embrioni da incroci apirene x apirene e allevamento in coltura in vitro

    Breeding a km zero

    Così si è realizzata una sinergia di competenze fra imprese private e ricerca pubblica, che, unendo eccellenze imprenditoriali e scientifiche del Sud Italia, ha messo in cantiere un ambizioso programma di miglioramento genetico, articolato in più fasi e finanziato con capitali privati pari a 250mila euro annui per cinque anni, periodo vincolante per tutti i partner della Rete. Al Comitato di gestione è stato affiancato un Comitato tecnico-scientifico composto da cinque esperti (Giovanna Bottalico, Luigi Catalano, Pierfederico Lanotte, Cinzia Montemurro e Costantino Pirolo) e coordinato da Carlo Fideghelli, per 30 anni direttore dell’Istituto sperimentale per la frutticoltura di Roma. Consulente esterno del programma è David Ramming, autorevole ricercatore che ha operato presso il centro di ricerca dell’Usda - United States Department of Agriculture di Fresno (California), dove ha costituito varietà apirene storiche per la viticoltura mondiale, come Crimson e Flame seedless.

    Adatte al clima del Sud

    «Le imprese viticole stanno finanziando il programma di miglioramento genetico sia per creare in loco alternative valide alle varietà brevettate, sia per diventare competitivi nella costituzione di varietà adatte all’ambiente pedoclimatico meridionale – afferma il direttore tecnico della Rete di imprese e responsabile del programma di miglioramento genetico, Costantino Pirolo, ricercatore presso lo spin-off Sinagri srl dell’Università di Bari –. La Rete ha avviato l’attività nel 2015, realizzando numerosi incroci controllati che hanno previsto combinazioni d’incrocio fra genitori apireni e con seme e fra genitori entrambi apireni».

    Gli incroci fra varietà con semi e apirene danno semenzali su cui viene effettuata la selezione assistita da marcatori molecolari per il carattere dell’apirenia, al fine di selezionare rapidamente i genotipi apireni meritevoli di essere valutati per un loro possibile sfruttamento commerciale (in pratica i semenzali con semi vengono scartati, quelli apireni allevati). Invece con l’embriocoltura vengono rigenerati in sterilità embrioni immaturi derivanti dalle combinazioni d’incrocio tra varietà apirene.

    Cinquemila semenzali

    «Attualmente sono in fase di allevamento oltre 5.000 semenzali provenienti o da seme o da embriocoltura – informa Pirolo –. Dopo una fase di crescita in serra e ombraio mettiamo i semenzali a dimora in vigneti di prima selezione allevati a tendone presso l’azienda didattico-sperimentale “P. Martucci” dell’Università di Bari a Valenzano. Nel 2018 avremo la prima produzione degli incroci realizzati nel 2015, nel 2019 la prima produzione degli incroci compiuti nel 2016. I tempi sono lunghi, partendo da seme o da embriocoltura si arriva a frutto in tre anni, poi ce ne vogliono altri tre per osservare pregi e difetti di produzione. Ma riteniamo che sia tempo ben speso!».

    Verso un’uva Italia senza semi

    Il programma di miglioramento genetico dell’IVC sta lavorando molto su varietà autoctone ben conosciute, tradizionali, adatte agli ambienti viticoli da tavola meridionali e portatrici di caratteri di pregio. Esse vengono incrociate con varietà apirene di ultima generazione al fine di ottenere progenie nuova da osservare e valutare.

    «L’ideale sarebbe riuscire a costituire una varietà Italia senza semi – aggiunge Pirolo –. Come è noto, la Italia è un incrocio di due varietà con semi, la Bicane e la Moscato d’Amburgo, ed è un’uva di bell’aspetto, di grossa pezzatura, profumata, gustosa e molto resistente. Perciò stiamo realizzando incroci fra varietà dal sapore moscato, come Moscato d’Amburgo e altre simili, con uve apirene, per cercare di ottenere una nuova varietà senza semi che racchiuda tutti i pregi qualitativi dell’Italia».

    La rete di imprese

    Italian Variety Club (IVC)
    Az. Agr. Borracci Nicola Rutigliano (Ba)
    Az. Agr. Di Donna Filippo Rutigliano (Ba)
    Az. Agr. F.lli Giacovelli Locorotondo (Ba)
    Az. Agr. Pedone Berardino Bisceglie (Bt)
    Az. Agr. Vito Valenzano Rutigliano (Ba)
    Vivai Murciano Aldo Otranto (Le)
    Associazione Produttori di Palazzello Mazzarrone (Ct)
    AssoFruit Italia Soc. Coop. Scanzano Jonico (Mt)
    Consorzio Jonico Ortofrutticolo Soc. Coop. Eboli (Sa)
    Fichera & Torrisi s.s. società agricola Chiaramonte Gulfi (Rg)
    Frutti di Puglia s.s. Conversano (Ba)
    Fruits Land s.s. di Angelo Di Palma & C. Conversano (Ba)
    Iodice Salvatore & Ruggiero s.s. Barletta (Bt)
    Lama Rossa Soc. Agr. a r.l. Rutigliano (Ba)
    O.P. Di Donna - Soc. coop. Eredi Pietro Di Donna Rutigliano (Ba)
    Soc. Agr. San Marco s.s. di Stanislao Pernice & C. Turi (Ba)
    Soc. Agr. Vallesana di Giuliano Giovanni & C. Rutigliano (Ba)
    Sinagri srl Bari
    Crsfa, Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in agricoltura “Basile Caramia” Locorotondo (Ba)

     

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