Toscana vinicola in recupero dopo il crollo per la siccità del 2017

    Paesaggio viticolo in Val d'Orcia
    A PrimAnteprima i numeri della Toscana del vino: 23.000 aziende viticole e 8000 vinificatori che hanno prodotto nel 2018, 2,4 milioni di ettolitri, recuperando il calo drammatico del 40% della produzione 2017, ma non raggiungendo ancora la media che negli ultimi anni si era attestata a 2,6 milioni di hl

    Il valore e la qualità continuano ad essere segni distintivi della Toscana, con il 92% delle superfici vitate destinate alla produzione di vini Doc e Docg su 60.000 ettari a vigneto e in grado di generare un valore ex fabrica della filiera dei vini a denominazione (Dop e Igp) di circa un miliardo di Euro.

    A PrimAnteprima, l'evento ospitato alla Fortezza da Basso di Firenze il 9 febbraio, Ismea ha tracciato il bilancio della vendemmia toscana del 2018

    La produzione Toscana incide per l’11% sui volumi di vino italiano a Denominazione di Origine e per il 7% sulle Igp, una percentuale che sale rispettivamente al 12 e all’8% se si considerano non le quantità ma il valore in Euro della produzione certificata.

    Redditività in crescita

    Valore che va a vantaggio della filiera e della redditività del sistema vigneto: «Negli ultimi anni abbiamo calcolato un indice di redditività del vigneto e i dati evidenziano un’evoluzione media che è passata dai 4.500 Euro del periodo 2013-2014 ai quasi 6.500 Euro ad ettaro nel 2017-2018, ma che è nettamente più marcata nei vini di qualità Dop rispetto a quanto si osserva nelle Igp e ancor più nei vini comuni» ha spiegato Sarnari.

     

    La frammentazione è la una delle caratteristiche che più emerge dai dati, evidente sia nel numero rilevante delle Doc e Docg (che sono ben 52, oltre alle sei Igt,) sia nella presenza di un numero molto elevato di aziende tra le quali soltanto il 6% supera i 1.000 hl di produzione. «Altra particolarità, ha aggiunto Sarnari, la presenza della cooperazione che è nettamente inferiore rispetto a molte altre regioni, con 17 cooperative che producono circa il 18% del vino toscano, essendo invece la media nazionale oltre il 50%».

    Caratteristiche strutturali e culturali queste che richiedono di individuare strumenti e modelli di proposta nuovi, in grado di unire vino, food e territori nella promozione dei prodotti e delle loro peculiarità, fondamentali soprattutto quando sono le denominazioni più piccole –presenti insieme con i loro Consorzi nella prima giornata di PrimAnteprima - a presentarsi ai mercati stranieri.

    È infatti soprattutto sull’impegno richiesto per presidiare i mercati esteri che occorre riflettere, con quelli più classici per i vini Toscani, la Germania e gli Usa, in calo per quantità (ma non per valore almeno nel secondo caso), e il forte nascente interesse dei buyer e dei consumatori di paesi nuovi e lontani (non soltanto la Cina ma anche la Russia, la Repubblica Ceca, l’Ucraina e la Polonia).

    Mai dormire sugli allori

    Marco Remaschi, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana.

    «Non è sufficiente chiamarsi Toscana o avere prodotti di grande qualità» ha sottolineato Marco Remaschi, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana «bisogna quotidianamente stare sui mercati e accettarne le sfide. Sedersi significa perdere opportunità. C’è necessità di fare promozione e di migliorare nei modi di farla stando più uniti, come già sta avvenendo con iniziative come BuyWine che come i dati della scorsa edizione dimostrano riesce a trasformare fattivamente i contatti in contratti» Buywine è il B2B tra i produttori toscani e gli importatori di 44 paesi diversi svoltosi a Firenze l’8 e il 9 febbraio contemporaneamente a PrimAnteprima, promosso dalla Regione in collaborazione con PromoFirenze, azienda Speciale della Camera di Commercio di Firenze.

    Nuovo bando promozione in arrivo

    «Tra le possibilità offerte dalle politiche comunitarie e Regionali» ha aggiunto Remaschi «poi troviamo la misura singola 3.2 di Sostegno per le attività di informazione e promozione, alla quale molti Consorzi hanno partecipato e per la quale abbiamo deciso di scorrere le graduatorie anche per i progetti ammessi e non finanziati e di aprire un nuovo bando con le stesse dotazioni finanziarie di quello dello scorso anno (che nel 2018 sono state di 1 milione e 80 mila euro ndr)».

    Una dinamicità del settore nell’affrontare i nuovi mercati e le opportunità di finanziamento, che in parte è già stata colta se si osservano anche i dati relativi al ricorso ai fondi Ocm vino utilizzati dai produttori toscani, nei quali le misure destinate alla promozione incidono per il 32% sulla spesa media degli ultimi cinque anni, seconde solo a quelle degli stessi fondi per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti (64%).

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