Agricoltura bio-rigenerativa e i terreni prendono vita

Alimenti nutrienti e di buona qualità possono essere prodotti solo da suoli sani. Continua l’impegno del progetto Arca, che punta ad aumentare la fertilità dei terreni e la loro capacità produttiva

Prosegue con forte convinzione il progetto Arca, Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente, (approfondimenti su https://terraevita.edagricole.it/biologico/progetto-arca-suolo-in-salute-con-lagricoltura-bio-rigenerativa/), il progetto marchigiano portato avanti dagli imprenditori Bruno Garbini, Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, che si propone come soluzione per promuovere una gestione sostenibile dei suoli, mirata a incrementare nel futuro la fertilità dei terreni, la loro capacità produttiva e a mantenerla nel tempo.

A distanza di un anno dall’inizio delle attività, sono tanti i passi in avanti compiuti da Arca in particolare sul fronte del dissesto idrogeologico che oggi caratterizza molti dei nostri terreni, sfruttati per decenni da tecniche agricole intensive che hanno portato a un significativo impoverimento di materiale organico.

Bruno Garbini

«L’aumento della sostanza organica nel terreno – ha spiegato Bruno Garbini, presidente di Arca – può e deve essere considerato un servizio ecosistemico: con una maggiore sostanza organica infatti, il suolo trattiene meglio l’acqua e il tempo di corrivazione della stessa risulta aumentato. A un anno di distanza dall’inizio dell’implementazione del modello bioconservativo e rigenerativo di Arca i risultati ottenuti sono incoraggianti: il miglioramento della struttura del suolo è percepibile, il terreno è più soffice e trattiene più acqua, segno dell’aumentata sostanza organica apportata soprattutto dalle cover crops. Tra gli indicatori che lo dimostrano ci sono anche i lombrichi aumentati esponenzialmente, oltre al profumo della terra che è cambiato molto. Anche le api oggi, grazie a progetti come Arca, possono godere di una maggiore biodiversità di fiori»

Ha continuato Garbini: «Sulle basi di questi promettenti riscontri abbiamo recentemente avviato un Accordo Agroambientale d’Area che coinvolge circa cento aziende agricole biologiche con l’obiettivo di lavorare congiuntamente per migliorare l’impatto in agricoltura (relativamente alla qualità delle acque sia di superficie che di falda). Inoltre, sempre nell’ambito della Regione Marche, abbiamo promosso due bandi relativamente alla Tutela del Suolo, alla Prevenzione del Dissesto Idrogeologico e Alluvioni».

Minima lavorazione e semina su sodo del sorgo

«Infine – ha concluso Garbini – tra i tanti obiettivi, c’è anche quello di coinvolgere le aziende che producono eccellenze alimentari marchigiane e arrivare fino alla trasformazione e alla commercializzazione. Il riscontro commerciale sarà così il giusto feedback per l’agricoltore impegnato nel nuovo modello di agricoltura. Oggi stiamo chiedendo alla Regione un supporto; l’agricoltore dovrebbe infatti ricevere un contributo per l’avvio e per i servizi ecosistemici che  eroga alla società intera. Arca Srl Benefit è tra i partner del nuovo progetto europeo per lo sviluppo di proteine alternative Smart Protein».

Obiettivi e primi risultati

Simone Tiberi

«Nella prima fase del progetto, ci siamo concentrati soprattutto sull’attività di ricerca a livello mondiale e sulla scelta delle pratiche da implementare – ha spiegato Simone Tiberi, agronomo di Arca-. Così facendo abbiamo individuato un modello trasferibile nella nostra realtà agricola che consiste nell’andare oltre rispetto alla normativa vigente relativa al bio. Con questo sistema, le rotazioni colturali sono più lunghe (5 anni anziché 3 come nel bio),  non si utilizza la chimica, non si ara più, si fanno solo lavorazioni minime e si garantisce un prezzo minimo all’agricoltore all’interno di nuove filiere. Al momento – ha aggiunto Tiberi - abbiamo una decina di aziende che sperimentano le tecniche Arca, 150 contratti circa con altrettante aziende nelle Marche che adottano un capitolato propedeutico all’adozione nel prossimo futuro delle tecniche Arca e stiamo avanzando con  altre».
Uno dei principi sui quali si basa il modello agricolo di Arca, ha affermato Tiberi: «è il minimo disturbo del suolo, ottenuto attraverso lavorazioni superficiali. Altrettanto fondamentale – continua – è la copertura costante del suolo attraverso lo sfruttamento dei residui colturali della coltura appena raccolta e l’inserimento di una nuova coltura di copertura (cover crop: colture di copertura intercalari, non destinate alla raccolta, che si inseriscono tra una coltura da reddito e un'altra)».
All’interno del progetto, ha aggiunto Tiberi, «stiamo rivalutando anche le consociazioni, ovvero la  coesistenza nel tempo e nello spazio di due colture diverse (es. pisello proteico/frumento - orzo/lenticchie, ecc).

Dalla teoria alla pratica

Al fine di applicare tutta la teoria di cui abbiamo appena parlato, ha spiegato Tiberi: «Arca prevede il rinnovo di tutta la meccanica aziendale: per applicare il modello bioconservativo e rigenerativo di Arca, è necessario l’acquisto di macchine innovative per il territorio. A esempio, una delle macchine che stiamo utilizzando sui terreni Arca è una seminatrice con assolcatore ad ancora (Ust - Under Surface Seeding Technology); questa permette di depositare il seme al di sotto dei residui colturali e devitalizzare anche le infestanti. Un’altra delle macchine utile a raggiungere gli obiettivi Arca è lo strigliatore pesante, con dente da 16Ø mm, che risulta incisivo nel terreno e adatto a lavorare un suolo più strutturato. Questa attrezzatura è fondamentale anche per la degradazione dei residui colturali, prepara il terreno alla semina e distribuisce in maniera uniforme i residui e quindi i nutrienti. Queste – ha aggiunto Tiberi -sono soluzioni che consentono una certa velocità e un notevole risparmio di energia, potenza, CO2, tempo, manodopera e carburante.

Risultati incoraggianti

«Dai primi risultati ottenuti nel 2019 – ha affermato Tiberi - il riscontro è molto positivo. Le cover crop hanno dato buoni risultati in termini di fertilità del terreno e di produttività della coltura da reddito seminata successivamente. In un’annata, quella del 2019 appunto, così siccitosa, la gestione con pratiche Arca di alcuni terreni seminati a sorgo è risultata molto proficua, questo perché, seppure il clima siccitoso, il suolo lavorato con le tecniche Arca risulta in grado di trattenere più acqua e per più tempo. Inoltre, attraverso i loro apparati radicali le cover crop strutturano anche il terreno. Il suolo rimane più soffice e morbido e la raccolta del sorgo è risultata nella media. Per ora i risultati sono incoraggiati, al termine dei 3 anni di sperimentazione potremo avere risposte certe».

«Per la rilevazione dei dati – ha sottolineato Tiberi – disponiamo di strumentazioni all’avanguardia, a esempio misuriamo in campo l’erosione del suolo utilizzando uno

strumento di misurazione oggettivo dell’erosione dei suoli . Anche l’attività enzimatica del suolo viene rilevata con strumenti in campo ed elaborata  dal D3A dell’Università Politecnica delle Marche».

 

Più sostegno all’agricoltore

«Oggi – ha concluso Tiberi - stiamo chiedendo alla Regione di aiutarci: un agricoltore, infatti, deve adottare le pratiche agronomiche Arca per un periodo di 3 - 5 anni al fine di poterne vedere tutti i benefici e cioè suolo più fertile, minori costi di produzione e maggiori rese.. In questo primo periodo, quindi, l’agricoltore rischia di perdere un po’ di raccolto e spendere di più. Con l’aiuto della Regione, l’agricoltore sarà agevolato e si convincerà pienamente».

 

 

 

Agricoltura bio-rigenerativa e i terreni prendono vita - Ultima modifica: 2020-02-24T17:07:43+01:00 da Mary Mattiaccio

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