Biodinamici, “stregoni” o innovatori?

Enrico Amico - Presidente Demeter
Afferma Enrico Amico, presidente di Demeter: «Se l’aumento di sostanza organica nel suolo, la biodiversità, il miglioramento delle condizioni degli animali e l’applicazione dell’economia circolare, sono atti di stregoneria, allora allora hanno ragione i nostri detrattori!»

L’agricoltura convenzionale negli ultimi decenni ha contribuito in maniera determinante alla crescita delle aziende agricole e alla nutrizione della specie umana. Bisogna però riconoscere che per raggiungere questi obbiettivi il prezzo pagato dalla comunità, in termini di inquinamento, erosione dei suoli, perdita di fertilità e di biodiversità, è stato elevato. L’agricoltura deve quindi operare delle scelte ben precise per dare risposte al passo con i tempi.

Certamente l’agricoltura biodinamica, oltre che quella biologica, può fornire risposte interessanti in termini di salubrità degli alimenti e basso impatto ambientale. L’agricoltura biodinamica è però, per una serie di motivi, sub judice da parte di una fetta delle comunità scientifica e agricola. Ne abbiamo parlato con Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, l’associazione internazionale che certifica i prodotti biodinamici.

 

 

Scientificità da dimostrare

«Certamente - afferma Enrico Amico - sussiste la necessità di molta ricerca al fine di convalidare con dati scientifici quello che noi agricoltori biodinamici vediamo giornalmente nelle nostre aziende»

Biodinamica uguale “stregoneria”. Molte persone abbinano le due cose. Come mai – abbiamo chiesto ad Amico - è così difficile affermare la “scientificità” dell’agricoltura biodinamica?

D’altra parte l’esoterismo entra nella filosofia di Steiner, padre della biodinamica, e quindi viene associato automaticamente a questa agricoltura…

«Parlare di biodinamica e associare la stessa alla “stregoneria” vuol dire dare una lettura superficiale, forviante e anche volutamente distorta di un metodo che da quasi cento anni, attraverso i primi impulsi dati dal suo scopritore il professor Steiner, cerca di porre l’uomo al centro delle relazioni con la natura.

Se l’aumento della sostanza organica nei suoli, l’aumento considerevole di biodiversità, il miglioramento delle condizioni degli animali allevati, l’applicazione dei principi della “economia circolare” che è alla base del cosi detto “ciclo chiuso” tipico delle aziende biodinamiche, sono risultati e conseguenze di atti di  “stregoneria”…beh, allora hanno ragione i nostri detrattori.

Certo il nostro settore ha bisogno di tanta ricerca al fine di convalidare con dati scientifici quello che giornalmente noi agricoltori biodinamici vediamo nelle nostre aziende. Anche il biologico agli inizi della sua irrefrenabile crescita era additato come metodo naif, da “figli  dei fiori”,  che non si basava su rilevanze scientifiche e per questo non applicabile su larga scala, poi però le cose sono cambiate…».

Innovazione sostenibile

Molte delle tecniche utilizzate in agricoltura biodinamica sono frutto di esperienze personali degli agricoltori

La biodinamica oggi è ancora come l’aveva idealizzata Steiner o ha subito un’evoluzione? Fino a che punto le moderne tecnologie, ovviamente a basso impatto, possono entrare nella pratica biodinamica? Mi riferisco in particolare a droni, elettronica, agricoltura di precisione…

«Chi pensa che la biodinamica sia un metodo antico e non al passo con i tempi si sbaglia. Steiner ha elaborato i principali punti su cui basare poi ogni tipo di sperimentazione e innovazione. Gli agricoltori biodinamici sono fortemente innovativi e molte delle loro tecniche adottate in azienda sono frutto di sperimentazioni personali che rendono il nostro lavoro stimolante e molto professionale.

Il contadino con la biodinamica torna ad essere protagonista e “attore principale” nella propria azienda senza subire in toto quello che dall’esterno gli viene proposto come unica soluzione per fare qualità, quantità e reddito. L’agricoltura di precisione, una meccanizzazione moderna e rispettosa del suolo, l’utilizzo di tecnologie per il rilevamento di dati e la conoscenza dei fenomeni che avvengono nel suolo e nell’ambiente sono tutti fattori della produzione importanti per una biodinamica di qualità».

Prima forma di agroecologia applicata

L’agricoltura biodinamica può essere considerata un’evoluzione di quella biologica o i due tipi di agricoltura hanno origini e finalità diverse?

«In realtà l’agricoltura biologica è figlia dell’agricoltura biodinamica. Difatti quest’ultima, con Steiner, segna il primo esempio di un metodo agricolo rispettoso dell’ambiente e dell’uomo che viene proposto e utilizzato, sin dal 1924, da una comunità di contadini. Il biologico come lo intendiamo adesso arriva solo negli anni 70 dello scorso secolo quale onda lunga del biodinamico. Quest’ultima può senza dubbio essere considerata la prima forma di agroecologia applicata».

Il prodotto biodinamico è soggetto a due certificazioni, quella del biologico (prevista per legge), e quella Demeter (volontaria), per rientrare nei parametri biodinamici. Questo di fatto rappresenta un aggravio dei costi per gli agricoltori?

Se è vero che la  certificazione Demeter  si aggiunge a quella biologica va detto, però,  che il prodotto biodinamico, grazie al marchio Demeter che lo identifica, è fortemente riconosciuto e richiesto dal consumatore finale, il quale è disposto a pagare un prezzo maggiore dello stesso prodotto biologico in quanto è consapevole che il marchio Demeter è garanzia non solo di una maggiore  qualità intrinseca del prodotto ma anche e soprattutto che esso racchiude dei plus che sono a totale beneficio dell’ambiente, degli animali, del suolo e dell’etica sul lavoro.

Allocazione di cibo e risorse

«Le rese dell'agricoltura biodinamica - afferma Enrico Amico - sono paragonabili a quelle dell'agricoltura convenzionale»

Con l’agricoltura biologica, e ancor più quella biodinamica, calano le rese delle produzioni agricole. Come si concilia questo con la sempre più elevata richiesta di cibo nel mondo?

«Anzitutto vorrei sfatare questa falsa correlazione. Chi produce biologico e biodinamico sa bene che il calo delle rese è un fattore momentaneo, legato solo a una fase iniziale di applicazione del metodo. Successivamente le rese diventano paragonabili a quelle del metodo convenzionale che deve fare i conti con stanchezza del terreno, monocultura ecc.

Comunque, personalmente, ritengo che il problema della fame nel mondo sia legato a fattori diversi spesso in antitesi tra loro, ma voglio spiegarmi meglio. La produzione per ettaro in Europa dagli anni 60 a oggi è fortemente aumentata, eppure il numero di poveri e malnutriti nel mondo è aumentato in misura ancora maggiore. Quindi, probabilmente, è una questione di allocazione del cibo e delle risorse: in alcune zone del mondo se produce addirittura troppo cibo al punto tale da buttarlo e in altre se ne produce troppo poco al punto tale da avere una popolazione malnutrita sempre crescente».

Sarà il mercato a orientare le scelte

L’agricoltura biodinamica, assieme a quella biologica, rappresenta uno dei mezzi per perseguire le finalità del Green Deal – Farm to Fork. Eppure molti contestano la possibilità di perseguire queste politiche senza che si verifichino problemi importanti sia dal punto di vista agronomico che economico. Esisterebbero anche degli studi americani che lo sostengono. Lei cosa ne pensa?

«Come dicevo la politica agricola europea (Pac), incentrata solo sull’aumento delle rese e sulla produttività, non ha portato a risultati lusinghieri. Oggi il reddito per ettaro delle aziende agricole convenzionali è molto più basso rispetto a quello delle aziende biologiche e biodinamiche al punto tale che le prime sono costrette a chiudere o a trovare nuove soluzioni proprio nell’agricoltura biologica e biodinamica. Pertanto è il mercato stesso che sta orientando le scelte degli agricoltori. Inoltre traghettare, con l’applicazione delle nuove strategie europee, l’agricoltura verso il metodo biologico e biodinamico vuol dire anche avere, per l’intera collettività, minori costi indiretti dovuti a minore inquinamento, minore sfruttamento delle risorse naturali (suolo e acqua), minori costi sanitari e così via».

Verso un unico "movimento biodinamico"

Anche la biodinamica (non parlo dell’Associazione ma del comparto in generale), nel suo piccolo, vede delle divisioni e delle divergenze interne. Come è possibile che questo si verifichi?

«L'idea di creare un unico "movimento biodinamico" è sia nelle intenzioni di Demeter che in quelle dell'Associazione nazionale per l'agricoltua biodinamica».

«Se si riferisce all’associazione nazionale per l’agricoltura biodinamica e alla Demeter Italia, posso assicurarle che c’è una perfetta intesa, tra le due associazioni,  negli obbiettivi e scopi da raggiungere. Il movimento biodinamico, che trova nelle su elencate associazioni l’unico punto di riferimento a carattere nazionale e internazionale, si presenta fortemente unito e determinato nell’agire in sintonia d’intenti.

Viceversa il metodo agricolo biodinamico in quanto tale, senza il riconoscimento della certificazione Demeter e del relativo mercato, può e deve essere adottato da sempre più aziende agricole le quali nella loro univocità hanno diritto ad esprimersi in piena autonomia».

Demeter e Associazione biodinamica sono sempre più vicine tanto e vero che si è sentito parlare più volte di fusione. Ma avrebbe senso mettere assieme controllati (iscritti all’associazione) e controllori (Demeter)?

«L’idea di creare un unico “movimento biodinamico” è nelle intenzioni di entrambe le associazioni, pur rimanendo nella loro piena autonomia di azione per quelle che sono le competenze specifiche di ognuna. Devo però precisare che la Demeter Italia è una propaggine di una associazione a carattere internazionale.

Difatti la Demeter è presente in oltre 43 nazioni e la terzietà nel controllo e nella certificazione è data da un efficiente sistema che, attraverso l’applicazione di uno standard internazionale, vede il coinvolgimento di parti terze nell’espletamento delle funzioni (autonomia degli ispettori, terzietà della commissione di certificazione, terzietà della commissione standard, ecc.)».

 

I numeri del biodinamico in Italia
Aziende (n.)

4.500

Superficie (ha)

15.000

Supericie media (ha)(*)

35

(*) aziende certificate Demeter

 

 

Biodinamici, “stregoni” o innovatori? - Ultima modifica: 2021-03-11T11:47:36+01:00 da Alessandro Maresca

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