Biologico, per Carnemolla (FederBio) «il decreto controlli è un atto dovuto ma ancora insufficiente»

Per il suo effetto di deterrenza, l’introduzione di un sistema sanzionatorio articolato per gli organismi di certificazione e per le imprese che non rispetteranno le regole è la principale novità.

Il sistema di controllo sulle produzioni biologiche è stato sin qui disciplinato da una norma del 1995. All'epoca della sua approvazione il settore biologico era una minuscola nicchia con quattromila operatori in tutta Italia, ora è il settore più in crescita dell'intero comparto agroalimentare italiano, conta su 80mila imprese (+20.3% nel 2016) e interessa 1,8 milioni di ettari (+20.3%), che pesano per il 14.5% della superficie agricola totale. Era ormai da tempo evidente che il quadro normativo doveva adeguarsi alla nuova realtà.

Il primo passo viene compiuto ora col decreto legislativo sui controlli sui prodotti biologici che il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il 22 febbraio, a chiusura di un iter avviato a giugno 2017.

Il nuovo testo sostituirà il quadro normativo sulla base del quale finora è stato organizzato e ha funzionato il sistema di certificazione del biologico in Italia. Fra le novità principali, un quadro sanzionatorio per gli organismi e per le imprese certificate, un sistema di tracciabilità che lo Stato dovrà attivare e a cui tutte le imprese dovranno sottoporre le proprie produzioni, alcune norme, anche se non risolutive, sul conflitto d’interessi degli organismi di certificazione.

«Diamo atto al Governo di aver rispettato l’impegno a riformare il sistema di controllo e certificazione sulla cui efficacia si basa la fiducia dei consumatori, che anche a inizio 2018 sta facendo crescere il mercato in Italia e per l’esportazione a doppia cifra - commenta Paolo Carnemolla, presidente di Federbio -. Per il suo effetto di deterrenza, l’introduzione di un sistema sanzionatorio articolato per gli organismi di certificazione e per le imprese che non rispetteranno le regole è sicuramente la principale novità».

«La vigilanza pubblica sugli organismi di controllo e sul sistema nel suo complesso - continua Carnemolla -, tuttavia, rimane affidata al medesimo sistema misto ministeriale e regionale, che negli ultimi 23 anni ha dimostrato tutti i suoi limiti, motivo per il quale FederBio aveva chiesto con forza venisse dato spazio al nuovo Comando dell’Arma dei Carabinieri specializzato in tutela forestale e agroalimentare. Altra novità importante è il riconoscimento della necessità di un sistema di tracciabilità obbligatorio, che dovrà essere a gestione pubblica».

«La speranza - conclude Carnemolla - è che si possano capitalizzare nel nuovo sistema tutta l’esperienza e gli investimenti fatti fin qui dall’Ente di accreditamento Accredia, da FederBio e dalle imprese più virtuose su questo fondamentale strumento a tutela dell’integrità del mercato, con l’obiettivo di portare anche in Europa il modello italiano».

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