“La biodinamica è disponibile al confronto con tutti” – Intervista a Carlo Triarico

Carlo Triarico
«Ben venga il dibattito scientifico senza preconcetti» afferma il presidente dell’associazione biodinamica, che si raccomanda: “L’agricoltura non deve svendere i propri prodotti”

L’agricoltura biodinamica  continua a dare “scandalo” (clicca qui per vedere la posizione  del Gruppo Seta - Scienza e tecnologia per l’agricoltura: comunicato 1 e comunicato 2), nonostante che questa sia sempre più accettata e diffusa, specie in viticoltura. Era pronto un assalto al convegno biodinamico di Firenze (come era successo l’anno prima a Milano che aveva visto in prima linea la senatrice Cattaneo) ma la sua cancellazione, a causa della necessità di cercare di limitare la diffusione del coronavirus, ha limitato le prese di posizione ostili.

 

 

Massimo Vincenzini

Oltre tutto, a contribuire a gettare acqua sul fuoco, c’è stata una dichiarazione di Massimo Vincenzini presidente  dell’Accademia dei georgofili (clicca per vedere la dichiarazione)  che “sdogana” l’utilizzo e la convivenza di tutti i tipi di agricoltura che mirano alla realizzazione di produzioni sane e di qualità. Per cercare di affrontare la situazione con chi c’è dentro fino al collo ci siamo rivolti al presidente dell’Associazione nazione agricoltura biodinamica, Carlo Triarico, in questi ultimi tempi spesso al centro del bombardamento mediatico.

Presidente, l’ostracismo alla biodinamica giunge da associazioni o gruppi che parlano a nome della scienza… Ma di quale scienza stiamo parlando? Chi può, se può, dire di parlare a nome della scienza?

«Fortunatamente gli attacchi provengono sempre da un piccolo gruppo e sostanzialmente dalle accademie della Fisv (Federazione italiana scienze della vita) che da anni chiedono che siano interrotti in italia la ricerca e l'insegnamento della biodinamica e alla quale vorrebbero fosse revocato lo stesso riconoscimento giuridico. Temo che la scienza c’entri poco. La comunità scientifica non si pronuncia con comunicati, ma a seguito di ricerche e letteratura referata e le ricerche ufficiali sull’agricoltura biodinamica indicano la sua efficacia.

Per questo ben vengano il dibattito scientifico costruttivo e una cooperazione tra le varie espressioni dell’agricoltura italiana, come ha auspicato il presidente dell’Accademia dei Georgofili Massimo Vincenzini, che ha rifiutato di sottoscrivere il comunicato della Fisv. La scienza trova la sua forza anche nelle controversie. Nei nostri convegni abbiamo invano invitato anche chi ci attacca, perché possa confrontare le proprie tesi con i tanti scienziati presenti. Quest’anno sarebbero stati presenti 21 scienziati da prestigiosi istituti di ricerca e 11 professori da 7 atenei europei, una possibilità di arricchimento anche per chi sposa altri approcci».

Perché la biodinamica viene spesso presa d’assalto come pseudoscienza? Forse perché certe pratiche, come l’impiego del preparato 500, vengono considerate stregoneria? 

Cornoletame (preparato 500)

«Dobbiamo tenere presente che la legge che regolerà il biologico e il biodinamico è ferma al Senato da oltre un anno e che le critiche al biodinamico sono connesse con le pressioni per farla saltare. La biodinamica è sotto attacco in Italia perché è il fondamento della bioagricoltura e la più adatta per caratterizzarla come nuovo modello agricolo e non come semplice sostituzione di sostanze. Il suo rigore applicativo nacque dal grande dibattito sulla crisi delle scienze occidentali del primo Novecento e vi concorsero scienziati di grande profilo. Altro che pseudoscienza...

Oggi siamo nuovamente davanti a un bivio della cultura occidentale e le riflessioni che concepirono allora i primi processi agroecologici sono di massima importanza, scomode per alcuni. L’accusa di stregoneria è del resto anacronistica, ma bisogna studiare umilmente cosa non  si conosce, leggere la letteratura scientifica e fare ricerca sui fatti. Il preparato 500 è riconosciuto in Europa dal 1991 e la legislazione italiana, che riconosce la biodinamica dal 2009, lo ha inserito tra i corroboranti idonei per l’agricoltura biologica a seguito delle verifiche di una commissione di esperti. Sono più le aziende biologiche ad utilizzarlo che quelle biodinamiche certificate. La sua efficacia come biostimolante del suolo emerge da diverse ricerche scientifiche».

Chi attacca la biodinamica, secondo lei, si è mai fermato a considerare con attenzione i risultati dell'agricoltura biodinamica?

«Sbaglia chi giudica qualcosa prescindendo dai suoi frutti. Quando nei primi anni Venti la biodinamica per prima iniziò a ideare il processo ecologico di agricoltura, non c’erano certezze. I biodinamici costruirono in poco tempo un processo capace di rispondere alle sfide della modernità, con presidi e mezzi tecnici ecologici. Idearono la certificazione di processo agroalimentare Demeter, i disciplinari da cui sorsero quelli dell’agricoltura biologica e poi gli stessi regolamenti europei. Per questo tutte le aziende biodinamiche sono anche riconosciute biologiche. Oggi solo in Italia sono stimate 76mila aziende biologiche, di cui 4.500 applicano la biodinamica. Le aziende biodinamiche si distinguono per rese e reddito per ettaro e per un’eccellente qualità dei suoli e ridotte emissioni. Uno studio comparativo della tesi biologica e biodinamica condotto, tra gli altri, delle università di Giessen, Zurigo e Utrecht ha concluso: “il biodinamico ha mostrato emissioni di N2O in scala sull’area nettamente inferiori a quelle del biologico durante l'intero periodo di osservazione. Anche le emissioni di N2O in scala sulla resa erano tendenzialmente più basse nel biodinamico (…) il biodinamico è anche il sistema agricolo con i più alti valori di sostanza organica e di biomassa microbica nel corso degli anni»  Clicca qui per vedere lo studio 

Esiste una raccolta di dati e informazioni che potrebbe essere messa in circolazione per avallare la “scientificità” dell’agricoltura biodinamica?

«Già nel 2002 fu la prestigiosa rivista Science, a pubblicare i risultati encomiabili dell’agricoltura biodinamica. Clicca qui per vedere i risultati

Cumuli di compost biodinamico

Una review della letteratura scientifica sulla biodinamica è stata pubblicata dalla Cambridge University Press nel 2009 e conclude: “una buona parte dei risultati di ricerca peer review disponibili, di esperimenti sul campo controllati e di casi di studio, mostrano gli effetti dei preparati biodinamici sulla resa, la qualità del suolo e la biodiversità.

Inoltre, i preparati biodinamici esprimono un impatto ambientale positivo in termini di consumo energetico e di efficienza”. Clicca qui per maggiori informazioni

Le ricerche e i corsi sulla biodinamica sono molto aumentati nelle università europee. Per questo presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Firenze è in corso una review aggiornata, i cui primi lusinghieri risultati sono stati presentati lo scorso anno nel convegno che organizzammo a Milano con il Politecnico, risultati comunicati da Terra e Vita (clicca qui per vedere l’articolo). 

Prendiamo esempio dalle università europee e italiane e non dagli appelli della FISV volti a farle tacere».

Rudolf Steiner, padre della biodinamica, è un personaggio molto discusso e spesso si attacca la sua filosofia-scienza per rigettare la pratica biodinamica… Cosa ci può dire in proposito?

«La mia specializzazione accademica è sulle teorie e metodi della ricerca scientifica ed è perciò che ho studiato questo gigante del pensiero del Novecento. Il mondo scientifico italiano lo conobbe quando Federigo Enriques, il più grande matematico italiano del tempo, presidente della società filosofica, lo invitò a tenere una conferenza sul metodo al convegno mondiale del 1911 alla presenza dei più grandi scienziati dell’epoca.

Un discorso che avrebbe potuto indirizzare a una valorizzazione dell’approccio scientifico rispetto a quello umanistico. Benedetto Croce introdusse Steiner in Italia facendo pubblicare i suoi primi libri da Laterza. Era in corso un grande dibattito sul metodo e una grande libertà epistemologica, che oggi vedo sfumare. Steiner ebbe importanti incarichi accademici. Gli allievi cui affidò lo sviluppo dell’agricoltura biodinamica furono il chimico, laurea honoris causa in Medicina, Ehrenfried Pfeiffer, la microbiologa Lili Kolisko e il fisico, medico e docente di Chimica medica dell’Università di Vienna, Eugen Kolisko.

Non è sensato rifiutare i loro studi perché in luogo di un approccio materialista si mossero con un approccio spirituale alla conoscenza».

Quando si parla di biodinamica un tema molto importante da considerare è la resa delle colture. In un mondo che richiede sempre più alimenti e quindi un’agricoltura caratterizzata da rese colturali elevate, come si colloca la biodinamica?

«Innanzi tutto non dimentichiamoci che viene prodotto molto più di quello che viene consumato e che la Fao dal 2002 ha indicato che la bioagricoltura potrebbe già oggi nutrire il mondo, se si scegliessero stili di vita più sostenibili e salutari. Oggi biologico e biodinamico producono meno per ettaro del convenzionale, ma per farlo consumano anche meno risorse. La Royal Society ha formulato un nuovo quadro analitico dal quale si evince che la differenza di resa tra biologico e convenzionale è solo del 19% e che applicando alcuni sistemi virtuosi non supera il 9%, arrivando anche al 4%. Per questo la Royal Society invita decisamente a fare ricerca in bioagricoltura, poiché così si ridurrebbe ulteriormente il gap produttivo. Clicca qui per approfondire

Esattamente l’opposto dell’appello a limitare in Italia le ricerche proposte dalle accademie della Fisv. Perché è questo il punto critico: se non sosteniamo la ricerca scientifica e la formazione in agricoltura biologica e biodinamica non potremo comparare le sue rese con quella convenzionale, che gode di ingenti investimenti in ricerca». 

Un altro aspetto importante è quello della remunerazione delle produzioni. Le colture biodinamiche sono remunerative per l’agricoltore? 

Campi coltivati con il metodo biodinamico

«Il Bioreport pubblicato dal Ministero dell’Agricoltura nel 2018 presenta uno studio econometrico da cui emerge che il fatturato ettaro delle aziende biodinamiche supera i 13.300 euro/ettaro, a fronte di quello della media italiana di 3.207.

Questo significa che le aziende biodinamiche si sono affermate nelle colture da reddito e che conquistano i mercati più competitivi. Dovrebbe essere d’esempio per il nostro paese, che non potendo competere per estensione, deve eccellere in qualità. Oggi l’UE vende le sue farine prevalentemente all’Africa sub sahariana, un esempio che l’Italia non può seguire». 

Un cenno, infine, alla questione costi. I prodotti biodinamici hanno tendenzialmente costi più elevati: questo dipende dal fatto che le produzioni sono più costose o che i quantitativi sono limitati? I prodotti biodinamici sono per le tasche di tutti?

«Il tema di fondo è la sostenibilità economica e l’equità sociale. Non c’è un prezzo basso o alto. C’è un prezzo giusto, o ingiusto. Ogni volta che un agricoltore riceve una remunerazione che non gli permette di andare avanti e ogni volta che un cittadino non può accedere a un’alimentazione adeguata, li c’è un limite del sistema.

L’agricoltura biologica e biodinamica non è per i ricchi. È ancora in una fase in cui non subisce le grandi speculazioni, che riducono il cibo a materia prima della finanza. Ma chiediamoci se può durare un’agricoltura italiana che svende il suo prodotto sottocosto. Possiamo lasciare che il biologico e biodinamico precipiti a prezzi simili, o approvare subito il disegno di legge su questo settore e farne così un esempio per sostenere la giusta remunerazione delle aziende agricole del nostro paes». 

“La biodinamica è disponibile al confronto con tutti” – Intervista a Carlo Triarico - Ultima modifica: 2020-03-11T15:44:08+01:00 da Alessandro Maresca

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