Marche, associazioni del biologico contro il distretto unico

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Aiab, Cna e bio distretto Fermano-Piceno contro la linea tracciata al tavolo verde dall'assessore regionale all'Agricoltura: non rispetta un settore fatto di tante piccole realtà

"Forte dissenso per quanto l'assessore all'Agricoltura Mirco Carloni sta portando avanti in sede di Tavolo verde con un provvedimento che stravolge completamente la precedente Dgr del 20 luglio 2020" è stato espresso congiuntamente da Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica) Marche, Cna Marche, Bio-Distretto del Fermano-Piceno. "Non solo stravolge l'assetto e gli indirizzi, riducendoli alla metà, ma ne cambia anche le regole creando disparità tra le varie opzioni" osservano le associazioni agricole, chiedendo spiegazioni "del perché di tali disparità e a beneficio di chi".

«La contrarietà non riguarda i distretti dei prodotti certificati, ossia sistemi produttivi locali anche a carattere interregionale né quelli dei prodotti di prossimità (o dei prodotti locali), ma soprattutto il distretto biologico regionale: inteso come territorio per il quale agricoltori biologici, trasformatori, associazioni di consumatori o enti locali abbiano stipulato e sottoscritto protocolli per la diffusione del metodo biologico di coltivazione, per la sua divulgazione nonché per il sostegno e la valorizzazione della gestione sostenibile anche di attività diverse dall'agricoltura» dicono i presidenti di Aiab Marche e componente del direttivo nazionale Enzo Malavolta, dell'Unione Agroalimentare regionale Cna Marche e componente della presidenza nazionale con funzione di portavoce nazionale agricoltori Francesco Petrini e del Bio-distretto del Fermano Piceno Noris Rocchi.

 

 

Provvedimento contrario alla legge nazionale?

In questi caso, segnalano le associazioni, il distretto diventa unico, contravvenendo peraltro alla legge nazionale 27 dicembre 2017, n. 205, articolo 1, comma 499; "approvazione criteri per il riconoscimento dei Distretti del cibo", che dà indirizzi alquanto precisi sulla realizzazione e riconoscimento dei distretti Biologici. Con parametri di almeno il 51% della Sau assoggettata al regime di produzione biologica, compresa la superficie in conversione, e almeno il 30% delle imprese agricole biologiche ecc., con la presenza di imprese di condizionamento e fiore all'occhiello, un fatturato complessivo di prodotti biologici non inferiore a 70 milioni di euro.

"Il tessuto agricolo biologico marchigiano – fanno notare le associazioni di settore – è costituito da tante piccole imprese, forza produttiva ed economica, ognuna parte attiva del proprio territorio, creano un indotto con altre piccole aziende artigiane, della ristorazione, delle tipicità sviluppando il proprio reddito nel concetto della filiera corta, del Km zero, e nel rapporto diretto con la propria clientela. I distretti biologici realizzati nelle proprie aree si caratterizzano per la conoscenza tra gli associati e l'interscambio, altresì, per il non uso dei prodotti fitosanitari tossici, velenosi e inquinanti e per la tutela del territorio anche dal profilo paesaggistico".

Marche
L'assessore regionale all'Agricoltura Mirco Carloni

Grave danno per le imprese del territorio

"Come dicono in tanti – aggiungono – le Marche sono una regione al plurale, costituita da tante piccole, importanti realtà, che vanno rispettate, aiutate, evitando la generalizzazione e il singolo interesse. Nasce quindi spontanea la domanda all'assessore Carloni del perché il Distretto Biologico non deve avere le stesse condizioni delle altre due opzioni del Dgr. Non ci risultano neppure attendibili i vantaggi esposti dall'assessore Carloni sul bio distretto
unico, fiore all'occhiello delle Marche, il quale più che per le Marche il fiore sembra indirizzato al bavero di poche giacchette. Infine – insistono – procedere in tal senso crea un grave danno al territorio, alle imprese biologiche, all'artigianato locale, alla ristorazione ed infine ai Distretti biologici già costituiti a cui hanno aderito aziende bio, Comuni, e consumatori, i quali seppur con grande valenza territoriale, non saranno mai riconosciuti".

"Anche altre regioni, che hanno legiferato per stabilire i criteri di definizione sui distretti del cibo, non hanno istituito un biodistretto unico regionale perché non risponde allo spirito della normativa nazionale" incalzano i rappresentanti di Aiab, Cna e Bio-Distretto del Fermano-Piceno. Che, parlando "a tutela dei propri associati" e come "organi specifici del settore biologico, e/o operanti nell'indotto", continuano a "segnalare la dimenticanza dell'assessorato agricoltura, per il reiterato mancato invito a partecipare al Tavolo verde. Partecipazione più volte richiesta nel segno della collegialità e dell'ampia rappresentanza".

Marche, associazioni del biologico contro il distretto unico - Ultima modifica: 2021-02-01T14:58:35+01:00 da Terra e Vita

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