Tecnologie digitali e biocontrollo per intercettare le risorse del Recovery Fund

L'argomento è stato al centro  dell'incontro “Il valore delle tecnologie digitali e del biocontrollo organizzato da Anabio, l’associazione bio di Cia, e da Ibma Italia, l’associazione delle aziende dell’industria della bioprotezione in agricoltura e moderato da Terra e Vita, che si è tenuto a Sana Restart (BolognaFiere)

Se il settore primario vorrà centrare gli obiettivi di sostenibilità e innovazione fissati dal Green New Deal europeo, dovrà necessariamente utilizzare una parte delle risorse previste dal Recovery Fund per la trasformazione digitale e lo sviluppo delle tecnologie di biocontrollo.

Questo il tavolo di discussione aperto al Sana Restart 2020, BolognaFiere, durante il convegno “Il valore delle tecnologie digitali e del biocontrollo”, realizzato in collaborazione con Anabio, l’associazione di Cia Agricoltori Italiani, e Ibma Italia, l’associazione delle aziende operanti nell’industria della bioprotezione in agricoltura e moderato da Terra e Vita.

 

 

Al tavolo dei relatori: Giacomo De Maio, Presidente IBMA Italia; Rocco Carrillo di Terra e Vita, Federico Marchini, Presidente Anabio

La necessità di trasferire e rendere fruibile l’informazione

Rendere più fruibile la grande mole di dati che arrivano dai campi, che l’agricoltore oggi non sempre riesce a interpretare, è indispensabile, al fine di rendere maggiormente efficace l’agricoltura digitale e sfruttare le tecniche del biocontrollo, migliorando così gli aspetti tecnologici e organizzativi.

Dino Scanavino.

Dino Scanavino, presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani ha dichiarato che: «è necessario investire sul progresso scientifico e tecnologico, costruendo con il governo un Recovery Plan italiano in cui ci sia spazio adeguato e fondi dedicati sia alla crescita dell’agricoltura 4.0, sia al consolidamento e trasferimento delle nuove tecniche di biocontrollo alle aziende del settore».

I dati parlano chiaro, oggi l’utilizzo di tecnologie elettroniche da parte di aziende agricole è di poco superiore al 33%, insufficiente per raggiungere gli ambiziosi obiettivi green al 2030. Migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, razionalizzare le risorse, ridurre tempi e costi, raccogliere e analizzare dati sul processo produttivo, ottimizzare l’efficienza della catena distributiva e tracciare le filiere, sono tutti risultati conseguibili investendo in maniera seria e programmata sull’agricoltura digitale hi-tech.

Chiara Corbo

Chiara Corbo, direttrice dell'Osservatorio Smart AgriFood Politecnico di Milano, interviene a tal proposito: «D’altra parte, il percorso è già iniziato, con l’agricoltura hi-tech tricolore in crescita costante: una nicchia che vale quasi 500 milioni di euro, con strumenti sempre più innovativi. Infatti, il 39% delle soluzioni sul mercato riguarda sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature; il 20% sono software gestionali aziendali; il 14% macchinari connessi; il 10% sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni e terreni; il 9% sistemi di mappatura dei terreni. Dall’analisi delle tecnologie utilizzate, emerge la crescente importanza del data management: il 72% delle soluzioni è legato a software per l’analisi avanzata dei dati, il 61% è costituito da piattaforme software capaci di ospitare dati provenienti da diverse fonti e il 50% riguarda strumenti che sfruttano l’Internet of Things. Le altre tecnologie più adottate sono dispositivi di ultima generazione (45%), mobilità e geolocalizzazione (35%), veicoli e attrezzature connesse (20%) e sistemi ICT on Cloud (9%).».

Una meccanizzazione sempre più connessa e monitorabile

Il raggiungimento dei traguardi descritti non può prescindere da un adeguamento tecnologico della meccanizzazione. Le attrezzature agricole intese come strumento passivo a disposizione dell’agricoltore stanno evolvendo, con la possibilità di fornire, recepire e scambiare con altri sistemi integrati informazioni volte al miglioramento delle lavorazioni e all’uso più razionale degli input di processo, ma non basta.

Come esprime Paolo Cera, Marketing Manager Kuhn Italia: «L’agricoltura 4.0 rappresenta un vero e proprio cambiamento di approccio legato al modo di lavorare nei campi, che consente di trarre benefici dalla semplificazione del lavoro, dalla massimizzazione delle performance e dalla possibilità di intervenire a distanza, supportando non solo l’attività in campo, ma anche molteplici aspetti gestionali e di scelta.

a digitalizzazione consente, infatti, di andare oltre l’idea di performance e precisione, permettendo una vicinanza sempre più stretta tra azienda ed utilizzatore, attraverso soluzioni a distanza».

La sfida sta la crescita del bio e della produzione integrata

Nei prossimi dieci anni, grazie al Green New Deal e la strategia Farm to Fork, verranno destinati numerosi fondi per finanziare progetti volti a ridurre l’impatto ambientale dovuto alla produzione agricola, attraverso l’impiego di tecnologie e tecniche di biocontrollo, risorse necessarie per diminuire l’uso e il rischio complessivo derivante dall’applicazione degli agrofarmaci, da conseguire entro il 2030.

Federico Marchini

Federico Marchini, presidente Anabio, ritiene che la collaborazione con IBMA Italia possa fare molto per diffondere tali conoscenze: «con IBMA Italia, stiamo accelerando per diffondere la conoscenza dei prodotti e delle tecniche di biocontrollo tra agricoltori e tecnici, su tutto il territorio. Inoltre, proprio perché la sfida è l’ulteriore sviluppo dell’agricoltura biologica e della produzione integrata, che in Italia valgono oltre 3 miliardi di euro e sfiorano i 2 milioni di ettari coltivati, stiamo lavorando per attivare, con aziende pilota, la sperimentazione e la validazione di protocolli di difesa fitosanitaria a basso impatto».

Ne deriva, dunque, che una strategia efficace per controllare gli stress biotici e abiotici delle coltivazioni, deve tenere in considerazione lo sviluppo e la diffusione, per un maggior utilizzo, delle tecniche e degli agenti di biocontrollo, costituiti da macrorganismi e microrganismi utili, sostanze naturali e mediatori chimici (ad es. feromoni). Attualmente i prodotti di questa categoria disponibili sul mercato rappresentano circa l’8% dei mezzi tecnici utilizzati per la difesa delle piante.

Giacomo De Maio, presidente Ibma Italia, spiega quanto il loro utilizzo sia fondamentale: «Occorre dotare gli agricoltori di una toolbox dedicata, una cassetta degli attrezzi per la difesa sostenibile delle colture, introducendo nuove tecniche e, in particolare, prodotti a minor impatto, tenuto conto del fatto che delle circa 1.000 sostanze attive disponibili a livello UE all’inizio degli anni ‘90, ne sono rimaste, perché non ritirate dal mercato, meno di 500. Per il biocontrollo, che utilizza microrganismi o derivati, vanno previsti, poi, iter ed expertise ad hoc».

Tecnologie digitali e biocontrollo per intercettare le risorse del Recovery Fund - Ultima modifica: 2020-10-11T21:57:47+02:00 da Alessandro Maresca

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