Zootecnia da latte, scelte vincenti grazie all’aiuto delle banche

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La storia dell’azienda emiliana della filiera Granarolo che utilizzando i mutui agrari e con una programmazione oculata si è rinnovata ed è diventata biologica

Banche, non sempre sono nemiche. Era il 1954 quando Ferdinando Montagnini, detto Renzo, figlio di una famiglia di origini rurali e dopo una sfortunata esperienza come migrante in Brasile, prese la sua bicicletta e da Rovigo scese a Bosco di Galliera in provincia di Bologna nelle vicinanze di Altedo per prendere visione di un’azienda agricola da comprare. Con i suoi risparmi e grazie all’aiuto della Cassa per la formazione della proprietà contadina, il giorno successivo con il fratello e l’avvocato concluse l’acquisto. Seguì il graduale ammodernamento del fondo con la ristrutturazione della casa, la messa a dimora di frutteti e la costruzione di una nuova stalla per 10/15 bovini da latte a posta fissa.

 

 

Nel ’67 decise di separarsi dal fratello a cui vendette la sua quota del fondo e acquistò con un mutuo una nuova azienda non distante dalla prima. Quattordici ettari con casa e stalla che gli consentirono di restituire il mutuo alle banche in due anni grazie alla buona redditività.

 

 

Nel ’71 con un mutuo agevolato con contributo regionale in conto interessi Montagnini realizzò una stalla in grado di ospitare 20 capi che permisero di indirizzare l’azienda verso l’allevamento da latte come attività esclusiva conferendo il prodotto a Granarolo. Francesco, il figlio di Renzo, decise di continuare l’attività del padre assieme alla moglie Dolores. Negli anni successivi acquistò 19 ettari con la Cassa e altri 19 con un mutuo bancario. Nel ’98 acquistò altri 10 ettari con un mutuo agrario portando così la mandria a 150 capi.

I debiti con le banche e le quote latte

Intorno al 2000 scoppiò il caso delle quote latte e Francesco fu costretto a indebitarsi per acquistare le quote dato che nel frattempo la mandria era salita a 300 capi. L’associazione di categoria che seguiva all’epoca l’azienda gli consigliò di vendere parte dei terreni per pagare le quote ma Francesco rifiuta e nel 2002 si indebita ancora con un mutuo bancario ordinario da un milione di euro per 15 anni; questa operazione ha consentito di salvare la capacità produttiva dell’azienda e di non diminuire la superficie dei terreni (cosa che si rivelerà fondamentale in seguito) ma ha drenato risorse rallentando per molti anni le potenzialità di crescita. Se poi si pensa a come è finita la vicenda delle quote il rammarico si trasforma in rabbia.

Nonostante tutto, nel 2006 Francesco acquista altri 15 ettari di terreno grazie ai benefici della Cassa contadina. Nel frattempo il figlio Davide si laurea in agraria ed entra a far parte dell’azienda insieme alla sorella e al marito di lei. Nel 2010 si aggiunge Laura (moglie di Davide) portando a 6 le persone del nucleo familiare direttamente coinvolte nella gestione. La mandria è salita a 750 capi di cui 300 in mungitura e la produzione di latte a 32.000 quintali l’anno.

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La famiglia Montagnini. Al centro Davide in groppa alla vacca, con la tuta verde Francesco

La svolta biologica con Granarolo

Il 2017 è un anno fondamentale per l’azienda perché Granarolo lancia un progetto di conversione al biologico che vede coinvolte in un progetto di filiera circa 15 aziende associate tra cui quella dei Montagnini. Approfittando della fine dell’ammortamento di alcuni finanziamenti, tra cui quello relativo alle quote latte, e del Psr di filiera proposto da Granarolo, Francesco e Davide valutano la riconversione al biologico della loro azienda. L’impresa non è facile perché implica un triennio di tempo perché i terreni vengano riconvertiti. Inoltre, il calo di produzione dei foraggi ha reso necessaria una compensazione con maggiori superfici.

È qui che la decisione presa da Francesco nel 2002 di non vendere i terreni per pagare le quote si è rivelata giusta e ha consentito di poter realizzare il progetto attuale. Occorrerà anche aumentare il numero dei capi in mungitura e modificare le tecniche di allevamento e mungitura per ridurre al minimo le perdite di produzione di latte dovute al passaggio al biologico. In sostanza serve una stalla razionale e moderna da affiancare alle strutture già presenti.

Sull’altro piatto della bilancia ci sono il miglior prezzo del latte bio rispetto all’ordinario e un posizionamento del latte prodotto in una fascia più alta e dunque meno soggetta a concorrenza e oscillazioni di prezzo. Per dare un’idea dell’incidenza della quotazione della materia prima diremo solo che una differenza di 10 cent/litro su una produzione di 32.000 q.li comporta un maggior incasso di 320.000 euro l’anno, che devono compensare le maggiori spese di produzione e i maggiori oneri finanziari.

I mutui agrari

Con due mutui agrari ordinari i Montagnini hanno finanziato una nuova stalla automatizzata e l’acquisto di 30 ettari di terreno. Grazie alla fine degli ammortamenti di precedenti operazioni ci sarà un aumento delle rate molto contenuto e assolutamente sostenibile dalla gestione. In questo caso la capacità delle banche di leggere l’azienda non solo allo stato attuale ma anche nel suo divenire si è rivelata fondamentale per l’accesso al credito e ha consentito all’impresa un passo avanti che sarà fondamentale per la sua continuità e per il suo equilibrio economico nei prossimi anni.

Attualmente l’azienda si estende su 130 ettari in proprietà e 200 in affitto. Tutta la superficie è investita a foraggiere biologiche per l’allevamento che Davide e Francesco contano di portare presto a mille capi.

Oggi la mandria dell’azienda Montagnini è composta da 300 capi

L'importanza del credito agevolato

La storia di questa impresa è una storia di crescita che ha come cardine, oltre all’indubbia capacità imprenditoriale, il credito. Ma non genericamente, bensì declinato nelle varie forme che, nel tempo, hanno riguardato il mondo dell’agricoltura. Indubbiamente il ruolo della Cassa per la formazione della proprietà coltivatrice (oggi Ismea) è stato fondamentale per raggiungere dimensioni che hanno reso possibili scelte imprenditoriali economicamente e tecnicamente vantaggiose.

Questo strumento è attivo anche oggi, seppur con una dotazione di fondi non sempre adeguata. Il credito agevolato e le forme di aiuto in conto capitale come i Psr sono stati e sono tuttora un elemento non sostituibile dato che gli investimenti in agricoltura sono necessari ma ingenti per costo e hanno tempi di rientro molto lunghi legati alle caratteristiche strutturali dell’impresa (cicli colturali e di allevamento non comprimibili). Ultimo, ma non ultimo, anche il credito ordinario gioca la sua parte.

Se non ci fosse a supporto degli aiuti concessi (Psr) renderebbe vani gli stessi che non potrebbero mai coprire il 100% della spesa. Fondamentale è la capacità delle banche di comprendere e, se del caso, di condividere le scelte dell’imprenditore. L’integrazione di questi strumenti andrebbe migliorata e affinata per consentire anche oggi storie di successo come quella della famiglia Montagnini. Il contributo dei sindacati di categoria sarebbe utilissimo per promuovere un tavolo di lavoro con i diversi attori, al fine di mettere a disposizione degli imprenditori strumenti di credito e di aiuto evoluti e coordinati.

Zootecnia da latte, scelte vincenti grazie all’aiuto delle banche - Ultima modifica: 2020-02-23T08:57:51+01:00 da K4

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