Prestiti all’agricoltura, cosa significano quei 40 miliardi

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Il settore primario si è dimostrato "resiliente". Negli ultimi dieci anni gli altri comparti hanno ridotto l’esposizione di oltre un quarto

Il settore primario italiano detiene i “soliti” 40 miliardi di euro di prestiti bancari, pari a circa il 5,5% del totale dei prestiti erogati ai settori produttivi. Ma l’analisi non può fermarsi a questo dato. Più in profondità, rileviamo che gli impieghi agricoli hanno sostanzialmente tenuto nell’ultimo decennio, a dispetto della forte debacle nel totale dei prestiti ai vari settori dell’economia italiana, passati dai 966,5 miliardi del 2010 ai 708,2 miliardi del 2019, una diminuzione del 27%.

La tenuta degli impieghi agricoli è segno, tra l’altro, di apertura strategica del sistema bancario verso l’agricoltura negli ultimi dieci anni. D’altronde, nel decennio ha tenuto anche il Pil agricolo a dispetto degli altri settori. Da questo si evince che non sembra avere fondamento la tesi di alcuni secondo la quale ci sarebbe una maggiore rischiosità del comparto agricolo nella valutazione di affidabilità, rispetto agli altri settori. La realtà, al contrario, indica come alcune banche abbiano considerevolmente aumentato la propria quota di impieghi agricoli dopo aver migliorato il modello di valutazione riservato alle imprese del settore primario.

 

 

Infatti, ci sono poche banche che detengono una grossa fetta di impieghi agricoli, superiore alla quota degli impieghi complessivi verso tutti i settori, fatto del tutto nuovo nello scenario del credito all’agricoltura degli ultimi decenni. Un buon modello di valutazione, come noto, impatta sulla capacita della banca di associare il rischio di credito all’accantonamento obbligatorio ai fini di vigilanza e quindi alla possibilità di liberare risorse in grado di ampliare ulteriormente gli impieghi agricoli.

Inoltre, la somma tra settore agricolo e il collegato settore alimentare porta gli impieghi (lo stesso ragionamento si può fare sul valore aggiunto), alla considerevole cifra del 10% sul totale. Con conseguente apprezzamento complessivo del sistema agroalimentare su molti altri comparti dell’economia.

Pandemia e “progetto credito”

La complessa fase attuale chiede al credito all’agricoltura di assolvere anche alla funzione di supporto alle capacità imprenditoriali del conduttore anziché limitarsi alla mera fornitura di capitali per l’esercizio dell’impresa. Le analisi delle banche sulle imprese (leggasi: “metodi di valutazione Basilea 2-compliance”), diventano più approfondite e le strutture agroalimentari delle stesse banche si propongono di supportare le imprese anche dal punto di vista imprenditoriale, specie negli investimenti innovativi e connessi all’export.

Il credito si trasforma, più o meno velocemente, secondo dinamiche inedite, ma necessita di supporto normativo e di coordinamento della pubblica amministrazione come è accaduto nei primi passi del “progetto credito” presso il Mipaaf, a iniziare dal gennaio 2020, prima della fase pandemica, su iniziativa dell’allora sottosegretario Giuseppe L’Abbate. In quella stagione si inaugurarono i tavoli tematici per affrontare questioni come il “pegno rotativo”, che ha suscitato interesse oltre ogni aspettativa. Si iniziò a parlare di potenziamento e organizzazione dell’operatività di Ismea, di metodi di valutazione creditizia, di prodotti dedicati alla politica fondiaria, al passaggio generazionale, agli investimenti green e innovativi.

Le banche manifestarono senza dubbio l’intenzione di aumentare gli impieghi a fronte di un rafforzamento delle proprie strutture di “agribusiness” che nel prosieguo hanno trovato concreta attuazione in diverse realtà. Inoltre, si palesò la necessità di aumentare e semplificare le garanzie pubbliche in agricoltura in analogia con gli altri settori.

tab. 1 Impieghi agricoli e degli altri settori (in mld di €)
Agricoltura,
silvicoltura e pesca
Variazione % Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco Variazione % Totale Ateco al netto della sez. U Variazione %
DICEMBRE 2010 41,3 30,5 966,5
DICEMBRE 2019 39,9 target 30,8 target 708,2 target
MARZO 2020 39,9 0,0 31,1 1,1 727,1 2,7
MARZO 2021 40,8 2,1 31,9 3,7 755,7 6,7
APRILE 2021 40,6 1,6 31,9 3,7 747,8 5,6
MAGGIO 2021 40,8 2,1 32,0 4,0 747,7 5,6
Elaborazione dell’autore da fonti varie

 

Questo secondo importante aspetto si è concretizzato con l’ingresso delle imprese agricole tra quelle garantite direttamente dal Fondo di Garanzia Pmi (dopo l’ingresso del settore artigiano avvenuto del 2011) e l’inserimento dell’agricoltura tra i settori beneficiari delle garanzie di Stato per la pandemia da Covid-19, ai sensi del Quadro temporaneo Ue per le Misure di Stato a sostegno dell’emergenza da Covid 19, attraverso la specifica operatività per le imprese agricole, prima di Ismea e poi dello stesso Fondo di garanzia-Pmi.

Di grande rilievo l’operatività di Ismea, passata da alcune decine di milioni di euro di garanzie rilasciate nel 2019, alla cifra di circa 1,6 miliardi di richieste di garanzie a giugno 2021. Nel contempo il Fondo di garanzia-Pmi ha ricevuto richieste per circa 3,5 miliardi sul complesso di 180 miliardi nei confronti di tutti i settori. Ora, è pur vero che 3,5 miliardi sono il 2% di 180 (rispetto al 5,5% del totale degli impieghi), ma è anche vero che solo l’ingresso dell’agricoltura nella garanzia diretta del Fondo Pmi ha consentito questa operatività e consentirà anche l’operatività ordinaria dello stesso Fondo Pmi nei confronti delle imprese agricole.

Inoltre, la somma di 5,1 miliardi di garanzie al settore (3,5 + 1,6) è una proporzione gigantesca rispetto alle poche decine di milioni di euro di garanzie pubbliche rilasciate nel 2019. Questo incremento lascia ben sperare per il futuro in quanto le garanzie sono il vero motore degli investimenti e dell’espansione del settore agricolo.

Condizioni uguali

Corre sempre l’obbligo di rammentare, anche in questo caso, che l’agricoltura non chiede ulteriori aiuti al sistema Paese, bensì gli stessi aiuti concessi da tempo agli altri settori economici. Per fare un esempio concreto, nel 2019 il collegato settore alimentare ha avuto operazioni bancarie con garanzia pubblica per circa un miliardo e il complesso dei settori economici per circa 20 miliardi.

A margine della sintetica rappresentazione delle Garanzie di Stato per affrontare la fase pandemica, si deve inoltre osservare che le garanzie emesse da Ismea non confluiscono nei dati della task force liquidità, pubblicati ogni due settimane dal Mef, come se lo stesso istituto non partecipi attivamente allo sforzo collettivo per rilanciare il Paese a seguito della pandemia.

Un’altra doverosa annotazione riguarda la durata dei prestiti per l’emergenza Covid-19. Elemento determinante se si vogliono legare le garanzie pubbliche sia al superamento della fase pandemica che al rilancio e alla espansione dell’economia del Paese. Infatti, il Dl Sostegni Bis approvato di recente in via definitiva, prevede l’innalzamento della durata dei prestiti garantiti da sei a otto anni. Tuttavia, l’innalzamento della durata da sei e fino a dieci anni, è già stato ottenuto da Ismea dall’11 febbraio 2021 con una specifica interlocuzione con la Commissione europea a cui fatto seguito una circolare della stessa Ismea (n. 3/2021).

Studiare per innovare

L’importanza del credito per la moderna agricoltura, è stata affermata da grandi figure di statisti come Cavuor e Luigi Einaudi, insieme a eminenti studiosi come Mario Ravà, Giuseppe Medici, Giordano Dell’Amore e Roberto Ruozi. Occorre studiare il credito per elaborare nuovi spunti operativi, come accaduto per il pegno rotativo. Ma occorre anche conoscere quanto è stato fatto sul tema della sua riforma e dare seguito al riordino normativo e al rinnovamento già intrapresi.

Nel settore agricolo, la cronica mancanza di dialogo tra banche, imprese e pubblica amministrazione rallenta la trasformazione del credito verso lo strumento evoluto che tutti auspicano a servizio dell’agricoltura innovativa. Il gap comunicazionale tra gli attori interessati si può attenuare se si afferma l’esigenza di ordinarietà nella specialità. Cioè di una tecnica bancaria ordinaria ma all’altezza della specializzazione produttiva agricola, in grado di assistere le imprese in tutte le loro fasi di vita, e per questo supportata da un'idonea azione di coordinamento da parte della pubblica amministrazione.

Prestiti all’agricoltura, cosa significano quei 40 miliardi - Ultima modifica: 2021-07-28T16:17:14+02:00 da K4

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