Italia al vertice in Europa per controlli e minori residui

L’Italia è il terzo Paese per numero di campioni analizzati e ha un tasso di regolarità del 97,6%, migliore della media UE (96,1%).

Alberto Ancora, presidente di Federchimica Agrofarma
La relazione annuale sui residui di agrofarmaci in Europa pubblicata dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) conferma gli elevatissimi livelli raggiunti per la sicurezza degli alimenti. Secondo Alberto Ancora, presidente di Agrofarma è merito dell'impegno in favore della sostenibilità dei produttori e utilizzatori di agrofarmaci, tanto da affermare: «L'Italia è al top in Europa per la sicurezza alimentare. Promuoviamo ricerca e innovazione per favorire la sostenibilità e la tutela dei consumatori e dell’ambiente».

«Siamo profondamente orgogliosi, il nostro Paese si dimostra ancora una volta al top in Europa - e quindi nel panorama internazionale - per i livelli di sicurezza alimentare, confermata dai risultati raggiunti in termini di residui, grazie all’importante lavoro portato avanti in questi anni dagli attori della filiera agrifood».

Sono le parole con cui Alberto Ancora, Presidente di Federchimica-Agrofarma, ha accolto con soddisfazione i risultati della Relazione annuale sui residui di agrofarmaci in Europa, pubblicata dall' Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

 

 

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 L’agroalimentare più sicuro del mondo

L’Italia ha analizzato quasi il doppio dei campioni previsti dal programma come requisito minimo, ed è tra i Paesi che effettuano il maggior numero di controlli dei residui di agrofarmaci negli alimenti, mostrando le migliori performance.

Di questi, infatti, il 97,6% è risultato sicuro e conforme ai limiti di legge. Il rapporto dell’Efsa offre una fotografia completa sul livello dei residui riscontrati nell’intero territorio comunitario per quanto riguarda i prodotti di largo consumo. Nel complesso, a livello europeo nel 2019 sono stati analizzati complessivamente 96.302 campioni di alimenti, dei quali il 96,1% è risultato entro i limiti di legge. L’Italia si pone quindi al di sopra della media UE sia in termini di quantità analizzate, sia della qualità dei risultati raggiunti.

Trattamenti su frumento

L’impegno delle industrie di agrofarmaci

«Il risultato che Efsa ha pubblicato in questi giorni – afferma Ancora - è frutto anche del grande impegno dell’industria dell’agrofarmaco nella ricerca scientifica, volto a sviluppare prodotti sempre più efficaci per la protezione delle colture e la tutela della salute dei consumatori, e sempre meno impattanti a livello ambientale».

«A questo si aggiunge l’alta professionalità degli agricoltori e dei tecnici del nostro Paese per un loro utilizzo sempre più corretto».

Ricalibrare il Farm to Fork

«I dati eccellenti per l’Italia in tema di sicurezza alimentare e sostenibilità -aggiunge il presidente di Agrofarma - ci devono aiutare a mettere nella giusta prospettiva anche i temi del dibattito europeo: è fondamentale tenere conto dei risultati raggiunti nei diversi paesi e di quanto già fatto dall’industria e dagli agricoltori a livello nazionale». Per tale ragione, pur condividendo appieno i principi della strategia “Farm to fork”, riteniamo che la sostenibilità in agricoltura non possa migliorare attraverso la semplice riduzione di input chimici, ma solo attraverso la promozione dell’innovazione e l’utilizzo combinato di tutte le tecnologie a disposizione, includendo anche le tecnologie digitali, in un approccio sempre più integrato».


I riscontri di Efsa

I risultati in Europa: nel 2019 sono stati analizzati complessivamente 96 302 campioni di alimenti, dei quali il 96,1% è risultato nei limiti di legge. Quanto al sottoinsieme di 12 579 campioni analizzato in base al programma di controllo coordinato dall'UE si è riscontrato che era nei limiti di legge il 98% di essi.

I campioni analizzati sono stati prelevati da 12 prodotti alimentari: mele, cavoli cappuccio, lattuga, pesche, spinaci, fragole, pomodori, avena in chicchi, orzo in chicchi, vino (rosso e bianco), latte vaccino e lardo suino. Di questi campioni:

  • 6.674, ovvero il 53%, sono risultati privi di residui quantificabili;
  • 5.664, ovvero il 45%, contenevano uno o più residui in concentrazioni inferiori o pari ai limiti ammessi;
  • il 2% infine, cioè 241 campioni, conteneva residui eccedenti il massimo di legge, dei quali l'1% è stato sottoposto a misure legali.

Il programma coordinato utilizza a rotazione triennale panieri di prodotti analoghi, in modo da poter individuare per prodotti specifici tendenze in aumento o diminuzione.

Rispetto al 2016 il tasso di sforamento risulta diminuito per pesche (da 1,9% a 1,5%), lattuga (da 2,4% a 1,8%), mele (da 2,7% a 2,1%) e pomodori (da 2,6% a 1,7%); aumentato invece per fragole (da 1,8% a 3,3%), cavoli cappuccio (da 1,1% a 1,9%), uva da vino (da 0,4% a 0,9%) e lardo suino (da 0,1% a 0,3%). Come nel 2016 non risultano sforamenti nel latte vaccino.

Italia al vertice in Europa per controlli e minori residui - Ultima modifica: 2021-04-13T18:49:45+02:00 da Lorenzo Tosi

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