L’agricoltura ai tempi di un cinese alla Fao

Andrea Segrè
Andrea Segrè è Professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna; Presidente della Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario San Michele all'Adige; Fondatore e presidente di Last Minute Market, lo spin-off accademico diventato laboratorio di riferimento europeo per la riduzione e il recupero a fini solidali degli sprechi alimentari. Presidente del Centro AgroAlimentare di Bologna (CAAB) e della Fondazione Fico, Presidente Comitato Tecnico Scientifico per l'implementazione e lo sviluppo del Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti. @andrea_segre
L’elezione di Qu Dongyu allo scranno più alto della Fao non può che portare “acqua” verso lo sviluppo tecnologico del comparto primario. Gli Usa minacciano ritorsioni, ma ormai il peso del maggiore importatore mondiale di cibo (e accaparratore di terre) ha spostato il baricentro della politica agricola mondiale verso est. Con qualche vantaggio pure per l'Italia...

C’è sempre una prima volta. Anche per un direttore generale della Fao, espressione di un paese comunista: la Cina.

Lelezione al primo colpo di Qu Dongyu (leggi qui), sbaragliando gli altri candidati rimasti in lizza – una francese e un georgiano – è un segno dei tempi e dei nuovi equilibri globali.

Per diverse ragioni, vediamo le più rilevanti.

Editoriale pubblicato sul numero 22 di Terra e Vita

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Blocco Usa-Ue aggirato con diplomazia

Per prima cosa l’elezione. Qu era il favorito ma ce l’ha fatta al primo turno prendendo ben oltre il 50% dei voti (singoli paesi a scrutinio segreto). Segnale di un lavoro diplomatico eccellente e capillare condotto contro il “blocco” europeo e quello degli Usa.

I cinesi sono ormai attori protagonisti su tutti i tavoli globali: non solo contano ma sanno anche come far valere la propria potenza economica. Si narra che, in cambio di qualche voto, abbiano anche “saldato” il credito di paesi indebitati.

Land grabbing arrembante

In quello che una volta era il Ministero italiano per l’Africa, Qu insedia un Ministero cinese per l’Africa e dintorni.

Non solo voti, ma anche terra e interessi relativi. Secondo l’ultimo rapporto “I padroni della terra”, a cura del Focsiv, la Cina è molto attiva nel cosidetto land grabbing, l’accaparramento di terre fertili: possiede circa 3 milioni di ettari fuori dalla Cina.

Per essere precisi, l’ultimo dato disponibile del citato rapporto riporta 137 contratti per 2,9 milioni di ettari in 30 paesi. Non è dunque solo una questione di voti ma anche di controllo economico e politico perché il suolo serve per produrre alimenti, biocarburanti, legname eccetera. Insomma tutto ciò che importerà nel prossimo futuro quando sul pianeta vivranno oltre dieci miliardi di persone.

Tutto il peso del maggiore importatore

Importerà, non solo nel senso dell’importanza ma anche del commercio. Ed è questo un altro punto a favore della Cina rispetto all’ormai storico competitor americano nel gioco import-export. Più che un gioco in realtà si tratta di una partita grossa, si pensi – per fare un esempio fra i tanti – alla soia di cui la Cina è il principale importatore a livello mondiale e i colpi bassi reciproci con gli Usa sulle tariffe.

Altro tema, ben collegato a questo, riguarda la questione agricola all’interno della Cina. Qu è (stato) viceministro dell’agricoltura, ha fatto il dottorato di ricerca in una delle migliori università europee, Wageningen in Olanda, sa bene cosa serve per promuovere lo sviluppo agricolo usando la tecnologia.

La seconda lunga marcia che parte delle campagne

È uno sforzo immane che riguarda oltre 300 milioni di contadini che vivono nelle aree rurali cinesi. Certamente l’elezione di Qu nello scranno più alto delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione non potrà che portare ulteriore “acqua” a questo processo, sapendo anche della totale fedeltà degli alti funzionari cinesi alla madre patria e alle sue politiche.

I 100 milioni che gli Usa ritirerebbero dal bilancio Fao, almeno a sentire l’ambasciatore americano presso la stessa organizzazione, sono un’inezia rispetto alle capacità economiche-finanziarie cinesi.

Comunque Qu, nella sua prima dichiarazione ufficiale, ha detto che farà di tutto per essere imparziale e neutro. Staremo a vedere.

Più chance anche per l'Italia

E l’Italia? Il nostro paese ospita il polo onusiano alimentare: composto non solo dalla Fao ma anche dall’Ifad e dal Pam, il programma alimentare mondiale. Abbiamo tutto l’interesse a rilanciare questo polo e a stringere rapporti con il vincitore, a prescindere che la sua candidatura sia stata sostenuta o meno dal nostro governo. Il futuro agricolo e alimentare mondiale passa da Roma e… da Pechino.

L’agricoltura ai tempi di un cinese alla Fao - Ultima modifica: 2019-07-04T16:21:06+00:00 da K4

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