Agricoltura italiana “paperone” d’Europa, ma agli agricoltori solo le briciole

cambiale agraria
Con un valore aggiunto di 31,3 mld di euro la nostra agricoltura è davanti a Francia e Spagna. I numeri e le tendenze del settore in occasione della presentazione congiunta tra Crea e Istat dell’Annuario dell’agricoltura italiana 2019, redatto dal Centro Politiche e Bioeconomia del Crea, con anticipazioni sull’andamento del comparto agricolo italiano nel 2020

L'agricoltura italiana anche nel 2020 è la più ricca d’Europa con un valore aggiunto pari a 31,3 miliardi di euro, davanti a Francia (30,2 miliardi di euro) e Spagna (29,3 miliardi di euro), nonostante la superficie nazionale sia circa la metà di quella francese e spagnola. Mentre per quanto riguarda la graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti l’Italia si posiziona al terzo posto (56,1 miliardi di euro) dietro a Francia (75,4 miliardi di euro) Germania (56,3 miliardi di euro), seguita dalla Spagna (53 miliardi di euro).

Questa la fotografia scattata dall’Istat su dati -stimati- relativi al 2020, resi noti in occasione della presentazione del 73esimo Annuario dell’agricoltura italiana 2019, realizzato dal Centro Politiche e Bioeconomia del Crea e corredato quest’anno anche dal Rapporto sul commercio estero dei prodotti agroalimentari 2019, con anticipazioni 2020, dal Rapporto L’emergenza Covid-19 e settore ittico italiano.

 

 

Pochi soldi in tasca agli agricoltori

I nostri agricoltori però non godono dello stesso primato in ricchezza. Infatti, mentre il reddito reale dell’agricoltura per addetto nell’Ue-28 nel 2019, espresso dall’Indicatore dell’Eurostat, è aumentato di 2,8 punti in media, per l’Italia è diminuito del 2,9% (variazione 2019/2018).

Stefano Vaccari

«Quella italiana è un’agricoltura ricca fatta da agricoltori poveri». Questa l’estrema sintesi del direttore del Crea, Stefano Vaccari, intervenuto durante la presentazione dell'Annuario.

I motivi principali che minano il reddito, si legge nell’Annuario, vanno dall’estrema frammentazione della base produttiva agricola, alla presenza di grandi imprese multinazionali nelle fasi a valle della filiera.

Come evidenzia il rapporto, continua anche la lenta contrazione del numero delle aziende agricole, fenomeno che probabilmente subirà una accelerazione in seguito agli impatti economici negativi del periodo pandemico. Le prime indagini segnalano maggiori difficoltà di vendita e finanziarie per le aziende agricole più legate ai canali commerciali tradizionali. Anche le imprese agroalimentari, organizzate nelle forme cooperative ed associative, sono in leggera contrazione.

Dal 2000 eroso il 13% del patrimonio fondiario

Prosegue l’ampliamento della forbice tra valori fondiari a prezzi correnti e reali: dal 2000 eroso il 13% del patrimonio fondiario. Soltanto nel Nord-ovest la crescita dei valori fondiari ha tenuto testa all’inflazione, mentre nel Mezzogiorno si sono riscontrate contrazioni superiori al 25%.

Il 2019 ha segato anche il ristagno del valore medio del mercato fondiario (-0,4%), che ha mostrato una nuova battuta d’arresto delle compravendite, dopo due anni in cui si era intravisto qualche timido segnale di ripresa. D’altro canto, si è mantenuto alto l’interesse per la conduzione dei terreni in affitto in alternativa all’acquisto.

Anche il credito agricolo, secondo i dati dell’Annuario, conferma nel 2019 il trend decrescente, iniziato nel 2015, con una riduzione del 3,1%. Tendenza che, comunque, interessa l’intera economia con ampiezza anche maggiore (-6,7%).

Il sistema agroalimentare rappresenta il 15% del Pil nazionale

Nel biennio 2019-2020 l’agroalimentare si è dimostrato uno dei cardini dell’economia nazionale affrontando la crisi Covid meglio di altri settori. È un sistema che vale circa 522 miliardi di euro considerando tutte le sue componenti - agricoltura, agroindustria, servizi legati al cibo -, pari ad oltre il 15% del Pil italiano. Agricoltura e industria alimentare rappresentano da sole oltre il 4% del Pil nazionale (stime Istat).

Solo il 27% delle aziende agricole ha rapporti stabili con il mercato

Le aziende agricole italiane sono complessivamente oltre 1,5 milioni, di queste il 27% intrattiene rapporti stabili di mercato. Tali aziende occupano il 65% della SAU (superficie media di 21 ha, superiore alla media nazionale) e rappresentano il 75% della produzione standard complessiva.

Le imprese non specificamente orientate al mercato sono circa il 66% del totale (di cui il 36% ha rapporti solo saltuari e il 30% dedito al solo autoconsumo) e occupano complessivamente circa il 29% della SAU totale (dati Istat).

I record dell’agricoltura italiana

L’Italia è primo produttore mondiale di vino in volume e primo produttore europeo in valore nella produzione di ortaggi (superando la Spagna). Nel 2019 il valore della produzione agricola è stato di 57,3 miliardi di euro, in linea con l’anno precedente, di cui oltre il 50% rappresentato dalle coltivazioni, il 29% circa dagli allevamenti e la restante parte dalle attività di supporto e secondarie.

Crescita significativa nell’ultimo decennio anche per l’industria alimentare, con +12% di valore aggiunto (circa il doppio rispetto a quello del manifatturiero) e +8% dell’indice della produzione, a fronte di una diminuzione generale.

Indiscusso il contributo dell’agricoltura e dell’industria alimentare (incidenza sul settore del 64%) alla bioeconomia, che, con un fatturato in crescita di oltre 324 miliardi di euro (+1,3%), costituisce ormai uno degli elementi di forza dell’economia italiana.

Le produzioni di qualità certificata (Dop-Igp), che meglio di altre hanno fatto fronte alle difficoltà legate alla pandemia, si confermano tra le più dinamiche dell’agroalimentare italiano, con un valore che raggiunge i 17 miliardi di euro (oltre il 4%), mettendo a segno tra componente alimentare e vinicola circa il 19% del totale dell’agroalimentare italiano.

Cresce nel 2019 anche l’occupazione in agricoltura, +4,2%, mostrando una buona dinamicità soprattutto se confrontata con l’andamento dell’occupazione generale piuttosto stagnante (+0,6%).

Ridotto il deficit della bilancia agroalimentare italiana

daziSul fronte degli scambi commerciali, come evidenziato dal Rapporto sul commercio estero 2019, netta è stata la riduzione del deficit della bilancia agroalimentare italiana, sceso largamente al di sotto di 1 miliardo di euro nel 2019, a fronte dei 5 miliardi del 2015 e degli oltre 9 miliardi del 2011.

Si tratta di un dato importante, confermato dai primi 9 mesi del 2020, in cui si verifica un cambio di segno nel saldo per la prima volta positivo dall’inizio della serie storica, grazie alla crescita tendenziale delle esportazioni (+0,8%), a fronte di un importante calo delle importazioni (-4,4%).
In particolare, l’export, dopo un’ottima performance nei primi tre mesi dell’anno (+6,3%) e un calo nel secondo trimestre (-4,6%) soprattutto a maggio, ha visto una ripresa dei flussi, confermata al termine del terzo trimestre 2020 (+0,8%).

Diminuisce il sostegno pubblico all’agricoltura

Il sostegno pubblico al settore agricolo nazionale, come evidenziato dal Crea, si è attestato nel 2019 su 12 miliardi di euro circa, cifra rilevante, seppur in calo, rispetto agli anni precedenti; infatti, dal 2015 al 2019, la riduzione del sostegno pubblico è stata di oltre 1,3 miliardi di euro (-10%), quasi totalmente derivante da minori agevolazioni nazionali.
Il sistema di sostegno si basa su fondi finanziari che provengono da tre fonti: 64% alimentato da risorse comunitarie, 21% da risorse nazionali, 15% da risorse regionali.

La voce più importante della spesa comunitaria è rappresentata dai pagamenti diretti che rappresentano il 28% del sostegno pubblico totale in agricoltura, il 44% del sostegno derivante dalla Pac del I e del II pilastro e l’85% della spesa del I pilastro.

Cresce la diversificazione dell’agricoltura italiana

La crescita delle attività connesse all’agricoltura rappresentano l’elemento di maggiore dinamicità all’interno del settore. Le cosiddette attività di supporto e secondarie, evidenzia il Crea, pesano per oltre un quinto del valore complessivo della produzione agricola realizzata.

Nello specifico, l’agriturismo segna una crescita del 3,3% in valore con +4,1% di aziende solo nel 2019 (brusca flessione nel 2020 per le restrizioni conseguenti alla pandemia).
Il contoterzismo cresce del 1,7% in valore, e si conferma settore particolarmente attivo in termini di maggiore diffusione di innovazioni tecnologiche, di ricorso alle pratiche dell’agricoltura 4.0, di facilitazioni nel rispetto di alcune prescrizioni ambientali, di riduzione del digital divide.

Per approfondire scarica l’Annuario dell’agricoltura italiana 2019

Agricoltura italiana “paperone” d’Europa, ma agli agricoltori solo le briciole - Ultima modifica: 2021-01-22T21:04:46+01:00 da Laura Saggio

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