L’agricoltura italiana trovi il coraggio di fare davvero sistema

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L'appello viene dal convegno “La filiera agroalimentare al centro della nuova strategia per il made in Italy”, organizzato da Edagricole per riunire attorno a un tavolo istituzioni, governo, le associazioni agricole, gli industriali e i distributori

Credere nelle aggregazioni, organizzarsi, trovare il coraggio per fare davvero sistema e presentarsi sui mercati internazionali con le forze per competere. Più che un appello è una vera e propria chiamata (metaforica) alle armi quella lanciata dai relatori saliti sul palco dell’auditorium Santa Chiara a Roma durante il convegno La filiera agroalimentare al centro della nuova strategia per il made in Italy, organizzato da Edagricole per riunire attorno a un tavolo istituzioni, governo, le principali associazioni del mondo agricolo, gli industriali e i distributori. La domanda chiave a cui si è cercato di rispondere durante il dibattito è stata: come creare valore lungo la filiera agroalimentare italiana e soprattutto come creare più reddito per gli agricoltori?

Centinaio: «Servirebbero più soldi per le filiere»

Le azioni da compiere sono chiare: promuovere le produzioni italiane, difenderle dalla contraffazione e dall’italian sounding, rafforzare il nostro peso in Europa, rendere la filiera sempre più competitiva, tutelare i consumatori con cibo sicuro e di qualità, migliorare l’export creando un sistema Paese più efficace e far diventare la filiera agroalimentare un volano di sviluppo per il made in Italy.
«Penso che le filiere stiano lavorando bene ma forse servirebbero più fondi – ha detto il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio – poi serve più dialogo con la distribuzione». Inoltre, Centinaio propone una sinergia tra Mipaaft e Mise per creare più valore all’interno delle filiere. E sulla recente crisi dello zucchero italiano, il ministro ha annunciato che chiederà alle industrie alimentari italiane di acquistare il nostro zucchero per i loro prodotti. Quanto all’internazionalizzazione, Centinaio ha promesso l’impegno dell’Italia per cancellare le sanzioni alla Russia, che tanti danni ha creato all’industria agroalimentare italiana «ma in ogni caso - ha puntualizzato il ministro leghista - faremo il possibile per commerciare comunque con Mosca, come fanno tanti altri Paesi».

Pac, più che il denaro contano le regole

«La Pac è importante – ha detto il docente di Economia Agraria Angelo Frascarelli – ma più dei soldi contano le regole. Penso all’Ocm vino che ha dato ottimi risultati, oppure, in negativo alla questione delle pratiche sleali, per risolvere la quale servirebbero leggi precise. E poi, come nel calcio, non serve per forza avere i giocatori migliori per vincere, conta di più essere ben organizzati».
«Bisogna rafforzare le Op, le aziende agricole devono organizzarsi, non creare per forza realtà di grandi dimensioni – ha ribadito il primo vicepresidente della Commissione agricoltura Ue Paolo De Castro – quanto alla direttiva sulle pratiche sleali, ci sono forti pressioni per non approvarla prima della fine della legislatura».
«Gli agricoltori hanno difficoltà di reddito e per aumentarlo bisogna agire in direzioni diverse: promuovere il made in Italy, aumentare la formazione e l’innovazione e riscrivere certe regole per tutelare i nostri prodotti» ha precisato il sottosegretario del Mipaaft Alessandra Pesce.
«Io credo nella crescita felice, nella possibilità di produrre meglio con minori risorse grazie all’innovazione e alla tecnologia» ha spiegato il numero uno uscente di Syngenta Italia Luigi Radaelli.

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Da sinistra: Luigi Radaelli, Paolo De Castro, Alessandra Pesce e Angelo Frascarelli

Come promuovere e tutelare il made in Italy

«C’è un disegno di legge che prevede la creazione di un logo da apporre sui prodotti agroalimentari a Km zero – ha annunciato il presidente della commissione Agricoltura della Camera Filippo Gallinella – poi servono un piano irriguo nazionale, un piano cerealicolo e uno per l’olio, per non parlare della pesca: dobbiamo difendere gli stock ittici».
«Non si possono costruire filiere finché le parti sono in lotta tra loro – ha fatto notare il direttore generale di Confagricoltura Francesco Postorino – e poi ci sono le decisioni protezionistiche di Trump che di certo non aiutano l’export dei nostri prodotti».

Clicca qui per vedere l'intervista al ministro Gian Marco Centinaio

L'impatto sociale dell'agricoltura

«Non si può parlare di impatto sociale dell’agricoltura senza prima fare una digressione sull’importanza del riconoscimento economico e reddituale del ruolo del settore primario all’interno della filiera – questo il monito lanciato dal presidente di Copagri Francesco Verrascina  un’azienda deve portare il giusto reddito a casa, lavorando sul versante della competitività, e la competitività ce la giochiamo con il mercato, quel mercato del fatturato, che nelle esportazioni rappresenta 40 miliardi di euro e che sono convinto possa fare ancora meglio. Come? Dobbiamo Aggregarci e mettere mano definitivamente su una filiera che è frammentata, dobbiamo, in due parole: fare sistema».
Verrascina ha poi ribadito che le problematiche reddituali che ancora oggi si trovano a dover affrontare i produttori agricoli hanno ripercussioni dirette anche sul versante della qualità «per fare produzioni di qualità servono risorse adeguate, tali da consentire ai produttori di soddisfare le esigenze dei consumatori. Fare agricoltura come ci chiede la società ha un costo, che non può ricadere unicamente e totalmente sulle spalle delle aziende agricole». Il presidente di Copagri ha poi sottolineato che questo discorso deve essere inquadrato in un ragionamento più ampio che miri al rilancio dell’intero comparto primario e che va declinato partendo da tre priorità: «Aggregazione e filiere, ricerca e innovazione e difesa del suolo».
Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino, si è soffermato sull’importanza della cura del territorio, affermando che «l’incuria del territorio è spia di un sistema che non funziona. Il più grande sistema industriale che l’Italia deve mettere in campo è la manutenzione del territorio e gli agricoltori devono essere i protagonisti. Purtroppo abbiamo un sistema di bonifiche che genera disastri, non fa gestione del territorio. Conservazione del territorio – ha specificato Scanavino – significa tutela del suolo, anche rispetto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, e custodia del paesaggio, quindi sostegno alle produzioni locali e al turismo rurale».
Il presidente della Cia ha poi affrontato il tema dell’immigrazione specificando che «L’integrazione in agricoltura esiste. Gli stranieri sono diventati asset strategici per le nostre aziende, una risorsa strategica per il settore. Certo, bisogna continuare a lavorare per contrastare il caporalato, ma dobbiamo contemporaneamente impegnarci a formare la manodopera e professionalizzarla».

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Giorgio Mercuri, portando ad esempio l’esperienza delle mele trentine nella nostra agricoltura, ha sottolineato come le cooperative siano sempre state a fianco dell’agricoltura, dando un aspetto sociale ai territori. «Le cooperative agricole – ha specificato Mercuri – creano sviluppo e opportunità di lavoro ridistribuendo la ricchezza sul territorio in cui operano, questa è la valenza etica della filiera cooperativa, che risponde alle aspettative di tutto il territorio, non solo al bisogno di un unico produttore. Le cooperative sono manutenzione e sorveglianza continua del territorio».
In conclusione, Alessandra Pesce, sull’incremento dell’impatto sociale della filiera, ha dichiarato: «Serve un sistema realmente competitivo e una remunerazione delle attività imprenditoriali in un mercato equo».
Pesce ha poi sottolineato che lo sfruttamento lavorativo in agricoltura c’è e su questo aspetto le associazioni di categoria possono intervenire: «Escludendo lo sfruttamento che afferisce alla sfera criminale e che come tale deve essere perseguito, c’è tutta un’area più grigia su cui bisogna agire e su cui le associazioni di categoria hanno una responsabilità forte. Il loro ruolo è anche quello di fare in modo che questo sistema funzioni in maniera legale, perciò tutte quelle aziende che non lavorano in modo legale devono essere espulse da questo sistema perché fanno concorrenza sleale».
Sull’equità della filiera Pesce ha affermato che «Le pratiche sleali schiacciano a valle il valore aggiunto e questo valore aggiunto schiacciato si riflette a sua volta sul mercato del lavoro, perché c’è sempre qualcuno più debole, più a Sud, che soffre di un funzionamento non corretto. Per recuperare queste aree bisogna lavorare in un’ottica di filiera più equa con una distribuzione del lavoro più giusta».
Infine il sottosegretario è intervenuto sull’Agricoltura sociale, riconoscendo l’importanza che questo tema ricopre per l’integrazione delle fasce più deboli, creando conseguentemente un sistema sociale più equilibrato, e annunciando che «L’agricoltura sociale è un argomento che sarà portato avanti. Con la Commissione Agricoltura della Camera e del Senato abbiamo rivisto e approvato i criteri previsti per il riconoscimento delle attività dell’AS, usciremo prestissimo con questo decreto, per poter riavviare il lavoro del tavolo».

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