Agricoltura a una svolta e l’etichetta da sola non basta

Una Pac che tenga conto della capacità dell'azienda agricola di creare occupazione e ricchezza. Accordi di libero scambio che non legittimino il falso made in Italy. Rapporti di filiera che garantiscano una più equa distribuzione del valore. I punti dell'azione del neo presidente di Coldiretti nel suo Editoriale per Terra e Vita

Dalle intese di libero scambio a un sistema di infrastrutture efficienti, dagli accordi di filiera alla nuova Politica agricola comunitaria, l’agricoltura italiana è a una svolta storica che riguarda tutti, piccole, medie e grandi imprese. Il mio impegno da Presidente della Coldiretti è quello di lavorare senza trascurare nessuno perché tutti abbiano l’opportunità di crescere e produrre reddito per se stessi, per la propria famiglia e per il Paese.

Per questo il mio primo obiettivo sarà quello di sviluppare e innovare i servizi offerti dalla Coldiretti per tagliare la burocrazia e aiutare le imprese a competere, anche con percorsi di formazione ad hoc. All’esterno la priorità è quella di contrastare nel nuovo bilancio Ue i tagli a carico della Politica agricola comune (Pac). A pagare il conto della Brexit non deve essere l’agricoltura e c’è invece l’esigenza di “riequilibrare” la spesa facendo in modo che la Pac possa recuperare con forza anche il suo antico ruolo di sostegno ai redditi e all’occupazione agricola.

Nell’assegnazione delle risorse bisogna tener conto della capacità dell’azienda agricola di creare occupazione e ricchezza e l’Italia può contare su un valore aggiunto per ettaro pari a più del doppio della media Ue 28. La battaglia per l’agricoltura in Europa non si combatte però solo sulla Pac, ma riguarda anche gli accordi di libero scambio che stanno legittimando quei falsi prodotti Made in Italy che ogni anno sottraggono all’agroalimentare italiano oltre 100 miliardi di euro di valore sui mercati esteri e che dobbiamo andare a riprenderci per offrire nuovi spazi di sviluppo alle nostre imprese.

Per questo l’etichettatura di origine per tutti gli alimenti resta un obiettivo determinante che continueremo a perseguire con la rete di alleanze che abbiamo costruito in tutta l’Unione.

Ma l’etichetta da sola non basta e occorre fare in modo che tutti i prodotti che entrano in Italia rispettino le stesse regole di quelli nazionali in termini sanitari, ambientale e dei diritti dei lavoratori. Per questo i dazi non sono negativi a prescindere, ma vanno applicati su quei prodotti stranieri che, come il riso dalla Cambogia e dal Myanmar, violano diritti umani e dei lavoratori e rappresentano una concorrenza sleale a danno dell’Italia.

La delocalizzazione degli approvvigionamenti industriali spinge la remunerazione dei prodotti agricoli italiani spesso al di sotto dei costi di produzione. Una situazione insostenibile che va contrastata con decisione anche costruendo un rapporto di filiera sano e lungimirante che garantisca una più equa distribuzione del valore.

Per far crescere le imprese occorre anche metter mano ai ritardi strutturali del nostro Paese che frenano la competitività.

Servono trasporti efficienti, considerato che entro il 2030 il 40% delle merci che oggi viaggiano su gomma dovrà usare navi, aerei o treni. L’Italia ha bisogno di un sistema di alta velocità ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permetta di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo.

Quello che chiediamo alla politica è un approccio pragmatico ai problemi che guardi a soluzioni concrete basate sul buon senso e sull’efficienza con la valorizzazione delle energie rinnovabili e dell’attività tradizionale in tutte le sue forme che sono da sempre alla base della vita degli agricoltori italiani.

 

Agricoltura a una svolta e l’etichetta da sola non basta - Ultima modifica: 2018-12-18T19:16:16+00:00 da K4

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