L’agricoltura veneta dopo il Covid: più sostenibilità e tecnologia

agricoltura veneta
Veneto Agricoltura ha riunito intorno a un tavolo gli stakeholder interessati all'attività dell'agenzia regionale per fare il punto sulle priorità dei prossimi anni. Importanti ricerca e trasferimento delle conoscenze

«Non un libro dei sogni, ma precise linee d’azione e progetti che marcheranno l’attività di Veneto Agricoltura fino al 2023». Con queste parole il commissario straordinario dell’Agenzia regionale Alberto Negro ha accolto presso l’azienda sperimentale Sasse-Rami a Ceregnano (RO), una delle più importanti di Veneto Agricoltura, i cosiddetti stakeholder, ovvero i diretti interessati all’attività dell’ente. Anzitutto la Regione, diciamo l’azionista di riferimento. E poi le organizzazioni professionali agricole: Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri. L’Università, nel caso specifico quella di Padova. E il Crea.

 

 

Sicurezza e sostenibilità

Una mattinata di confronto con alcune parole d’ordine in primo piano, quali sostenibilità,  adattamento, condivisione e digitalizzazione. I tecnici dell’Agenzia di Legnaro (PD) studiano costantemente il settore primario e l’evoluzione che lo sta attraversando. È forte la richiesta da parte dello stesso mondo agricolo e dei consumatori di azioni sempre più in linea con la sicurezza alimentare, il benessere animale e dell’ambiente. Prodotti frutto di pratiche sempre più sostenibili o a impatto zero sull’equilibrio dei vari sistemi naturali.

 

 

Il Green Deal e la strategia “Farm to fork” decretati dall’Unione Europea sono un riferimento ineludibile, ha sentenziato Negro. Durante il lockdown queste esigenze sono ancor più lievitate. Ma non basta. Serve un aggiornamento tecnologico digitale a tutto il settore primario. E anche all’interno della stessa Veneto Agricoltura, che ha dato il via a un suo ambizioso progetto proprio in direzione del cosiddetto “4.0”.

Di corsa verso l'agricoltura 4.0

È piaciuto questo approccio ai presenti. Tanto che sia il presidente di Confagricoltra Lodovico Giustiniani, sia il vicepresidente di Coldiretti, il rodigino  Carlo Salvan, vedono nella condivisione e nell'ampiezza delle tematiche tecniche affrontate ottime prospettive per una sinergia positiva verso l’agricoltura che verrà. Serve crescere nell’adeguamento infrastrutturale ha poi detto il Presidente regionale di Cia Gianmichele Passerini. Oggi ad esempio non abbiamo ancora la banda larga nelle nostre campagne.

Importanti anche i progetti di trasferimento della conoscenza, ovvero di comunicazione-divulgazione, ha sottolineato il professor Luigi Sartori, presidente della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Padova. Da tempo Università e Veneto Agricoltura collaborano, ma questo interessante progetto “4.0” incontra e valorizza la crescita intrapresa dal nostro Paese e dai nostri studenti durante la pandemia. Un “buongiorno” molto confortante, ha concluso Negro, per rendere l’agricoltura del Veneto sempre più competitiva di fronte a un mondo che cambia.

L’agricoltura veneta dopo il Covid: più sostenibilità e tecnologia - Ultima modifica: 2020-09-16T17:08:18+02:00 da Terra e Vita

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