Agricoltura veneta: nel 2019 bene le orticole, male cereali e frutta

agricoltura veneta
Clima avverso e cimice asiatica hanno condizionato in maniera pesante l’agricoltura veneta nel 2019, portando a un calo del 7,6% della produzione lorda rispetto al 2018. Ecco i numeri di ogni settore nel report annuale di Veneto Agricoltura

Produzione agricola lorda pari a 5,85 miliardi di euro, in calo del 7,6% rispetto al 2018. Ridotto di un terzo il raccolto di grano duro. Investimenti in diminuzione per soia e colza. Giù la produzione di tabacco e barbabietole da zucchero. L'aumento degli ettari dedicati ha lasciato invariata la produzione di mais, nonostante rese più scarse. Male anche le colture frutticole, con pesantissimi deficit produttivi rispetto all'anno precedente, essenzialmente a causa del flagello cimice asiatica.

Segni meno anche per florovivaismo e zootecnia. In chiaroscuro il vino. Il calo produttivo ha sfiorato il 20%, ma è cresciuto l'export. Bene invece le orticole, sia in pieno campo che in serra, che hanno fatto registrare segni più per superfici dedicate, rese e valore della produzione. Questi i dati più significativi per l'agricoltura veneta presenti nel report annuale di Veneto Agricoltura sulla congiuntura del settore regionale nel 2019.

 

 

Il report presenta anche un’appendice dedicata all’andamento del comparto agricolo nel primo semestre del 2020, periodo fortemente condizionato dal lockdown per Covid-19. Dall’elaborato emerge che, in questi primi mesi dell’anno, il sistema agroalimentare veneto è stato colpito meno pesantemente rispetto ad altri settori, tuttavia si stanno facendo sentire gli effetti della chiusura pressoché totale dell’Horeca per due mesi. Forti contraccolpi stanno interessando anche le esportazioni, nonostante quelle del vino abbiano segnato nei primi tre mesi del 2020 un +7,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Vediamo ora in sintesi l’andamento dei diversi comparti, ricordando che il 2019 è stato tra le due/tre annate più calde degli ultimi trent’anni, con ripercussioni spesso molto negative su alcune produzioni.

Da sinistra: il commissario straordinario di Veneto Agricoltura Alberto Negro e Renzo Michielotto presentano il report 2019 sull'agricoltura veneta

Cereali, male il grano duro

Per i cereali l’andamento climatico è stato senz’altro sfavorevole. L’elevata piovosità del mese di maggio 2019 ha comportato allettamenti nei frumenti e scompensi fisiologici nel mais, con conseguente diminuzione delle rese a ettaro (-13,6% per il mais, -12,4% per il frumento tenero e, addirittura, -23,7% per il frumento duro). L’incremento delle superfici del 18% per il mais ha comportato una sostanziale stabilità produttiva, mentre i frumenti hanno avuto perdite produttive del -16% (tenero) e del -33,6% (duro). Più o meno stabile l’orzo, in aumento la resa del riso (+5%), nonostante la contrazione della superficie del -4%.

Colture industriali, arretrano soia e colza

Per le colture industriali, la soia ha segnato una resa in aumento del 6,6% rispetto al 2018, nonostante la la presenza della cimice asiatica. Si rilevano in diminuzione gli investimenti (-19%), la produzione (-13,6%) e anche il prezzo, in flessione del 6%, che ha risentito della disponibilità di prodotto della campagna precedente.

Le avverse condizioni climatiche stagionali sono state la principale causa della riduzione delle rese di produzione della barbabietola da zucchero, in calo del -3,3% rispetto al 2018, come pure la produzione (-1,5) e la resa in saccarosio ad ettaro (-7,9%). Male anche il tabacco (-20% la resa su superficie stabile, - 22% la produzione) e la colza (-13% rese, -17% la superficie e -28% la produzione). Gli investimenti a girasole nel 2019 sono aumentati a circa 4.400 ettari (+31,6%), un livello mai raggiunto prima nella nostra regione, ma le rese sono state in calo del 4% per il clima sfavorevole (la produzione è salita del +26,5%).

Bene le orticole. La cimice si "mangia" la frutta

Nel 2019 le superfici investite a orticole si sono riportate a circa 28.100 ettari, in aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente. Si stima che le orticole in pieno campo, che rappresentano il 75% degli ortaggi coltivati in Veneto, possano attestarsi su circa 20.000 ettari (+3,5%), mentre le orticole in serra vengono stimate in circa 4.300 ettari (+12,5%); in aumento anche le piante da tubero (3.800 ha, +16,1%). Il valore della produzione ai prezzi di base di patate e ortaggi viene stimato a circa 725 milioni di euro, in aumento del +5,6% circa rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda invece le frutticole, si stima che le superfici dedicate siano state pari a 17.800 ettari, con un aumento dello 0,6%, mentre l’olivo è in salita con 5.113 ettari (+0,1%). Sempre nel 2019, il valore della produzione di frutta fresca ha registrato 240,4 milioni di euro, in contrazione del -19,8% rispetto all’anno precedente. Cimice asiatica e maltempo primaverile hanno portato a forti cali nelle rese e nelle produzioni complessive, arrivando ad oltre il -60% per il pero, al -25% per le mele, al -35% per il ciliegio. In decrescita la produzione del kiwi del -40%, mentre il valore della produzione per l’olivo è in diminuzione dell'87%.

I danni della cimice asiatica su una mela

Florovivaismo in ritirata

Nel 2019 il numero di aziende venete attive è sceso a 1.418 unità (-2,3% rispetto al 2018). In ulteriore riduzione anche la superficie destinata al florovivaismo, che viene stimata a circa 2.460 ettari (-4,7%). La flessione si deve in particolare alle superfici in piena aria (1.810 ha, -5,7%), mentre registrano una perdita più contenuta gli ettari in coltura protetta (645 ha, -1%). La produzione complessiva regionale si rileva in diminuzione a circa 1,59 miliardi di piante (-2,6%): la produzione vivaistica ne rappresenta sempre la quota preponderante (circa 83%), mentre i prodotti finiti costituiscono il rimanente 17% della produzione regionale. Il valore della produzione ai prezzi di base di fiori e piante viene stimato dall’Istat a circa 63,5 milioni di euro (+11% rispetto al 2018).

Vitivinicoltura, il Veneto resta leader nell'export

La superficie vitata nel Veneto è stata pari a 89.288 ettari, con un rialzo annuo del +2,7%, mentre la produzione è stata di 13,2 milioni di quintali, con un decremento produttivo del 19,8% rispetto al 2018, ma comunque con un +19,4% rispetto all’infausta vendemmia 2017. La produzione di vino è in scesa del 20% rispetto al 2018, a fronte dei circa 10,3 milioni di ettolitri prodotti. Il 78,3% del vino prodotto in Veneto è di tipo Doc/Docg, con un altro 18% dato dagli Igt. Nel 2019 il Veneto si è confermato all’apice in Italia per l’export di vino, visto che da solo rappresenta il 36% del valore del settore. Le esportazioni regionali di vino nell’ultimo anno sono state di 2,31 miliardi di euro, con un aumento del 3,2% rispetto al 2018.

Zootecnia, latte ben pagato ma diminuiscono i capi

Le consegne di latte in Veneto hanno registrato, nel 2019, un calo di quasi il 2% (-1,95%), pari a 1,16 milioni di tonnellate. Il valore della produzione ai prezzi di base del comparto è calcolato dall’Istat in 432 milioni di euro, in aumento rispetto al 2018 (+3,6%), grazie al rialzo della quotazione del latte crudo alla stalla. Infatti, il prezzo ha registrato un valore medio di 39,21 euro/hl (+8%). Al 1° dicembre 2019 il numero di vacche da latte nel Veneto era di 135.329 capi (-5,6%). Sul versante bovini da carne, la produzione di carne è diminuita dell’1,8%, fermandosi a 168.400 tonnellate, in linea con l’andamento nazionale (-1,4%). Il valore della produzione veneta ai prezzi di base, calcolata dall’Istat, è risultata pari a quasi 410 milioni di euro (-1,75%). Il numero di capi macellati di origine veneta arriva a circa 786.000 capi, pari al 30,7% del totale nazionale.

Prime stime 2020, superfici invariate per i cereali

I tecnici di Veneto Agricoltura hanno elaborato, con tempi di lavoro strettissimi, anche le primissime stime di produzione dell'agricoltura veneta nei primi mesi del 2020, periodo fortemente condizionato dall’emergenza per Covid-19. Vediamole in estrema sintesi.

Per quanto riguarda le intenzioni di semina, si evidenzia una sostanziale stabilità degli investimenti. Relativamente ai cereali autunno-vernini, tengono le superfici coltivate a frumento tenero, con lievi variazioni in aumento rispetto ai circa 90.000 ettari del 2019, e a orzo, mentre dovrebbero diminuire ulteriormente quelle a frumento duro, che scenderebbero al di sotto dei 10.000 ettari (con una flessione stimata tra il 25 e il 30%).

Per le colture a semina primaverile, le superfici a barbabietola da zucchero dovrebbero mantenersi stabili a circa 10.000 ettari, mentre si stima una flessione degli investimenti a mais granella, le cui superfici dovrebbero calare a circa 150.000/155.000 ettari (-5% circa), a favore delle superfici coltivate a soia che si prevedono in crescita a circa 140.000 ettari (+5%) e di altre colture minori, in particolare girasole, sorgo e colza.

Il brutto andamento climatico primaverile ha danneggiato alcune colture frutticole, in particolare albicocco, susino e pesco, mentre risultano in netta ripresa le rese produttive di ciliegio, melo e pero, che avevano registrato delle rilevanti flessioni nel 2019.

GleraVigneto in salute, vendemmia in anticipo

Il vigneto veneto, al momento, si presenta in buona salute. La produzione 2020 non sarà abbondante e la vendemmia è annunciata in anticipo di qualche giorno rispetto alle ultime annate. In risposta alle preoccupazioni legate al Covid-19 e alle conseguenti problematiche dovute alle restrizioni del trasporto e alle chiusure delle frontiere, le ultime statistiche del commercio estero di vino veneto per il primo trimestre 2020 vedono il Veneto esportare vino per oltre 542 milioni di euro, con un ulteriore rialzo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 7,4%. Il Veneto si conferma al primo posto nel ranking italiano per esportazioni di vino, con una quota sul totale dell’export nazionale del 36%.

Carni penalizzate dal lockdown

Il comparto zootecnico da carne nazionale e veneto ha subito gli effetti del lockdown, seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. Per il bovino da carne è stato da subito penalizzato il vitello, maggiormente collegato al canale Horeca e meno alla spesa familiare, e i bovini adulti, meno il vitellone. I prezzi medi del vitello sono passati da 3,9 euro/kg di gennaio a 3,5 euro/kg di maggio (-10%), situazione che sta perdurando. La filiera suinicola è tra le più colpite facendo emergere debolezze sia strutturali che organizzative. Da fine febbraio si è creata una situazione di eccesso di offerta da parte degli allevatori, in quanto i macelli e le aziende di trasformazione hanno dovuto rallentare il ritmo di lavorazione per le misure anti contagio (-20% circa). A questo si aggiunge la chiusura del canale Horeca, che assorbe oltre il 20% delle vendite.

Agricoltura veneta: nel 2019 bene le orticole, male cereali e frutta - Ultima modifica: 2020-07-02T16:29:23+02:00 da Simone Martarello

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