Angelo Frascarelli: «L’agricoltura ha bisogno di un ministro»

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Urgentemente, occorre far ripartire la macchina amministrativa, in primis il Ministero e Agea, imbalsamati da troppi mesi di stallo politico.

Dopo tre mesi dalle elezioni politiche, l’Italia non ha ancora un Governo e un Ministro delle politiche agricole. Pur convinto che le imprese agricole e agroalimentari devono andare avanti, indipendentemente dalla politica, adesso c’è bisogno di un nuovo ministro. Questa mancanza sta creando problemi e incertezze notevoli. C’è un grande lavoro politico e amministrativo da fare per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano, anche per recuperare i ritardi lasciati dalla gestione Martina e poi dall’interim di Gentiloni. In primo luogo, urgentemente, occorre far ripartire la macchina amministrativa, in primis il Ministero e Agea, imbalsamati da troppi mesi di stallo politico.

Sul fronte della Pac stiamo vivendo una situazione paradossale, per due ragioni: attuazione nazionale del Regolamento Omnibus, proroga della presentazione delle domande Pac 2018. Il 30 marzo 2018, il Ministero ha inviato a Bruxelles le scelte nazionali e la Conferenza Stato-Regioni ha dato il parere favorevole al decreto ministeriale di attuazione del Regolamento Omnibus. Tale decreto non è stato ancora firmato, generando una totale incertezza sulla normativa vigente: agricoltore attivo, riserva nazionale, pagamento giovani agricoltori, ecc.

Per quanto riguarda il secondo punto, la Commissione europea ha concesso agli Stati membri la proroga nella presentazione delle domande di aiuto Pac dal 15 maggio al 15 giugno. Tuttavia, il decreto ministeriale di adozione della proroga non è stato ancora firmato. Poi c’è da gestire il dramma Xylella, funestato da ignoranza e posizioni ideologiche, che rischia di far saltare tutto il patrimonio olivicolo nazionale e non solo salentino, ormai destinato alla morte.

Oltre alle urgenze, occorre pensare allo sviluppo dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano. La parola “sviluppo” è quanto mai necessaria. Negli ultimi anni è stata data troppa enfasi positiva all’agroalimentare italiano, trainato dalla crescita delle esportazioni. Ma è l’unico dato positivo. Non si guarda ad altri dati preoccupanti: il calo di redditività delle imprese agricole, la produzione stagnante (in volume nel 2017; agricoltura: -4,4%; agroalimentare: -1,5%), l’aumento delle importazioni, il calo dell’occupazione (-1,2% delle unità di lavoro nel 2017). Si può obiettare che i dati riguardano il 2017, anno particolarmente colpito dalle avversità climatiche, ma anche i dati degli ultimi 10 anni sono stagnanti. Ci vuole una politica agricola nazionale che stimoli la crescita del settore, che sfrutti la grande reputazione del made in Italy, con la logica dello sviluppo (fatturato e occupazione), non del trionfalismo, del difensivismo e dell’imbalsamatura. Bisogna stimolare la produzione in quantità e valore, migliorare i redditi, mantenere l’occupazione. Con questo obiettivo, l’Italia dovrà partecipare attivamente alla scrittura della nuova Pac post 2020.

Finora le Istituzioni italiane (Ministero, Regioni, Università) non hanno prodotto alcuna proposta. Inoltre, la politica agricola nazionale dovrà migliorare le normative e far funzionare meglio la pubblica amministrazione. La burocrazia agricola è un’emergenza nazionale. In questi ultimi anni, la politica agricola italiana ha indovinato alcune scelte strategiche, soprattutto il tema del cibo e della distintività del Made in Italy. Ma è troppo poco! Bisogna fare molto di più per promuovere lo sviluppo. Di più su filiere, innovazione, investimenti produttivi, infrastrutture irrigue, efficienza della pubblica amministrazione, riduzione delle normative. Lo sviluppo del settore agricolo e agroalimentare spetta alle imprese, ma anche a un sistema istituzionale efficace ed efficiente. C’è davvero molto bisogno di un nuovo ministro!

 

di Angelo Frascarelli

Università di Perugia e membro del Comitato scientifico di Terra e Vita angelo.frascarelli@unipg.it

1 commento

  1. E’ vero che c’è bisogno di un ministro dell’agricoltura. Però dovrebbe lavorare in STRETTO contatto con il ministro dell’ambiente. In caso contrario, abbiamo già visto quali disastri ha prodotto l’agrochimica, la “rivoluzione verde” a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Il ministro dell’agricoltura dovrebbe porsi, ad esempio, il quesito: perché in grandi aree del Trentino (e dell’Alto Adige) le popolazioni di farfalle e di api hanno subito una riduzione esponenziale? E’ soltanto un esempio fra migliaia!

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